L’attesa del 14 dicembre sta tenendo tutti col fiato sospeso. Solo dopo quel giorno molti studenti universitari sapranno quali corsi potranno seguire dal prossimo semestre e quali invece dovranno eliminare dal proprio piano di studi. Perché in funzione di come andrà a finire il voto sulla riforma voluta dal ministro Gelmini, molti dei ricercatori che stanno tutt’oggi manifestando col ritiro della disponibilità a fare didattica, decideranno se continuare o meno con la protesta.

È per questo che le riunioni dei consigli dei dipartimenti universitari in queste settimane sono molto calde. Che succede nel caso venisse approvata la riforma? Tra i ricercatori c’è chi ha già dato la piena disponibilità a continuare le lezioni nonostante il ddl e chi invece svolgerà quanto previsto dalla legge che non obbliga il ricercatore a fare didattica. Di conseguenza ci saranno corsi scoperti e il compito per i presidi in queste ore si fa sempre più arduo. La scommessa infatti è garantire che l’offerta formativa rimanga immutata anche perché è in base ai moduli didattici previsti in essa che gli studenti si sono iscritti all’università e hanno compilato i piani di studio, a questo punto da riformulare. È come se uno andasse a comprare un automobile e dopo avere scelto tutti gli accessori, questa gli venisse consegnata con le caratteristiche del modello base. Susciterebbe di sicuro l’indignazione dell’interessato.

I ricercatori già a maggio scorso informavano presidi e rettori che da settembre non avrebbero più ripreso l’attività didattica e inizialmente queste prese di posizione non sono state considerate. Poi però molte facoltà hanno posticipato l’inizio dell’anno accademico e ciò ha creato notevoli disagi alla didattica, sospesa più volte nell’arco di questo semestre al fine di garantire assemblee e manifestazioni.

Le opinioni degli studenti sono nettamente contrastanti. Anche chi contesta il ddl Gelmini e condivide la protesta soffre del continuo blocco della didattica e sa che alla lunga tutto ciò non può continuare. È chiaro che prevalga anche l’interesse a terminare presto gli studi. Ora però tutto dipende dall’approvazione della riforma, per il momento accantonata.