Cosa è rimasto dopo la grande manifestazione dello scorso anno a Roma che riempì Piazza San Giovanni e che preoccupava così tanto Berlusconi? “Poco” scrive Federico Mello nel suo blog su Ilfattoquotidiano.it.

Il fenomeno Viola è stato esemplare per come è riuscito a trascinare in piazza milioni di persone facendo parlare di sé su tutti i quotidiani sia nel bene che nel male. Mello ha descritto la storia di questo movimento in un libro che racconta storie affascinanti, come quella di San Precario. L’evento del 5 dicembre 2009 è stato talmente coinvolgente che i partiti si sono trasformati in un “servizio di catering” per realizzarlo.

Dopo quella data sono state portate avanti varie iniziative contro le malefatte del Governo, e i giornali sono stati molto generosi nei confronti del Popolo Viola dandogli molto spazio nelle pagine di cronaca politica. Qualcosa però col tempo ha iniziato a non funzionare bene. All’interno del movimento si sono scatenate polemiche anche per la sola registrazione del dominio del popolo viola (qualcuno doveva pur farlo), fino alle accuse dirette proprio a Gianfranco Mascia – che dovrebbe esserne il proprietario.

Sui quotidiani si è letto di Mascia come il “leader o portavoce” del movimento e il suo volto lo hanno iniziato a conoscere anche i telespettatori del Tg1. Mascia, da esperto di comunicazione, ha sempre tenuto calda la piazza fornendo i numeri sulle presenze: anche alla convention di ieri sono stati illustrati i sondaggi di Ipr Marketing. Ma quella dei numeri è una tecnica che usa lo stesso B.

I ragazzi che hanno deciso di “scindersi” dal Popolo Viola per formare i gruppi locali contestano il doppio ruolo di Mascia, cioè quello di portavoce del movimento e quello di funzionario di Italia dei Valori. La contestazione maggiore che quindi riceve il Popolo Viola è la “non trasparenza”, perché se da una parte al No B Day sono stati accantonati ora vengono organizzate le convention con Di Pietro e Vendola.

Sono queste le accuse maggiori che vengono rivolte al Popolo Viola e direttamente a Mascia. I gruppi locali dunque sono nati da queste polemiche ma non è ancora così chiara la differenza tra questi ultimi e il cosiddetto “paginone”. Tant’è che spesso agli eventi organizzati dal Popolo Viola non si capisce bene se si tratta del paginone o di un gruppo locale e se questo è connesso o meno al primo.

Finita la favola è giusto che si diano più informazioni specie a quegli italiani che esprimono “fiducia” al Popolo Viola – secondo i sondaggi di Ipr Marketing – magari perché confidano ancora nello spirito collettivo con cui originariamente è nato il movimento, senza né leader né portavoce e non collegato ai partiti. Altrimenti non c’è nulla di male a mettere le cose in chiaro.