Egregio On. Verdini,

questa mattina leggendo i giornali mi sono sentito offeso da quel “Ce ne freghiamo” che Lei ha pronunciato con riferimento alle prerogative del presidente della Repubblica. I suoi ragionamenti successivi non hanno attenuato il mio sgomento, che qui Le rappresento.

Onorevole, Lei è sotto inchiesta. I giudici che La indagano non possono dirLe, con riferimento ai poteri che limitano i loro: “Ce ne freghiamo!” Se lo dicessero, offenderebbero Lei, me, e tutti noi. I limiti al potere della maggioranza politica, dei giudici, e ad ogni altra forma di potere, garantiti dalle prerogative di altri poteri autonomi, sono garanzia di libertà.

Lei usa premettere “le elezioni le hanno vinte Berlusconi e Bossi”. Stando alla Sua logica giacobina, se è per questo, le elezioni le ha vinte anche Fini. Tuttavia, trovo inaccettabile che Lei trasferisca sul piano costituzionale una forzatura del linguaggio tipicamente giornalistica. Nessun arbitro, legge, o giuria, ha decretato la “vittoria” di qualcuno. Noi elettori Vi abbiamo affidato un certo numero di seggi in Parlamento (minoritari, nonostante il “premio di maggioranza” da Voi inserito nella legge Elettorale); ma abbiamo affidato altri seggi ad altri partiti. Voi non avete più diritto di governare degli altri parlamentari.

Con riferimento alla minoranza di parlamentari Pdl e Lega, poi, Lei sa che nelle democrazie occidentali l’elezione dei parlamentari avviene “senza vincolo di mandato”. I parlamentari non hanno obblighi di fedeltà verso nessun “Capo”, dice esplicitamente la nostra Costituzione. Et pour cause. Se un Capo, metti caso (teorico) smette di governare nell’interesse del paese, o si rende ridicolo in tutto il mondo, deve essere possibile sostituirlo – questo è il punto costituzionale! – senza costringere il paese a votare. Se perciò, un domani, anche dei parlamentari leghisti o del Pdl decidessero di appoggiare un governo diverso da quello attuale, nell’interesse del paese e non personale, sarebbe del tutto legittimo sul piano costituzionale, politico, e morale.

Non tiro in ballo i sondaggi che attribuiscono al momento a Pdl e Lega meno del 40% dei consensi. Ricordo solo che ai tempi di Prodi ciò Vi bastava per dire: “Il governo non ha più la maggioranza nel paese… non è più legittimato a governare!” Non La seguirò su quella strada. La nostra è una Repubblica parlamentare. Troppo spesso in questi anni la Sua parte politica ha attaccato la Costituzione. Con il pretesto di “modernizzarla” avete voluto espandere i diritti della maggioranza a scapito dei cittadini, e dei controlli sul vostro modo di amministrare. Non ci siete riusciti, nonostante qualche foglia di fico appositamente predisposta (la riduzione dei parlamentari). Allora, invece di accettare il verdetto popolare, avete cominciato a delegittimare la Costituzione vigente in nome di una Costituzione “materiale” che esiste solo nella vostra testa e di cui Vi reputate i soli interpreti. Le chiedo di riflettere sulla gravità di questo comportamento.

La Costituzione – e la suddivisione dei poteri – è la regola fondamentale che ci siamo dati, come nazione, a larghissima maggioranza. Mancarle di rispetto significa dividere il paese in modo profondo. E mettere tutti in pericolo. Domani, “uno” avverso alla Sua parte politica, seguendo il suo esempio, potrebbe dire “Me ne frego!” Non Le piacerebbe. Il rispetto per l’impronta liberale della nostra Costituzione è alla base della qualità delle nostre relazioni (anche in ambito familiare e lavorativo), della nostra umanità e della nostra civiltà.

La prego pertanto di considerare l’idea di scusarsi con gli italiani, avvalorando così la nostra fiducia sulle intenzioni non eversive del Pdl. In caso contrario, avremmo un Pdl meno legittimato a governare, anche a prescindere dai voti che raccoglie. Ricordo il caso limite dell’Algeria: quando i fondamentalisti vinsero inutilmente le elezioni: nessuna maggioranza può governare per sopprimere i diritti politici fondamentali. Se la deriva illiberale del Pdl dovesse aggravarsi, non scambi il profondo desiderio di conciliazione che questa lettera esprime per debolezza. La democrazia liberale è tollerante: tollera anche i Suoi surrettizi tentativi di eversione. Ma se proprio è costretta, può diventare dura. Lo scoprirono a loro spese nel 1942-45 i fascisti che, molto prima di Lei, rivolsero agli altri poteri un analogo: “Me ne frego!” Ma la durezza dei democratici liberali è sempre la minore possibile; e sempre viene usata per tutelare i diritti fondamentali anche dei suoi oppositori. Gli stessi esempi storici qui ricordati non mirano a stabilire improprie equivalenze, ma a ricordare a noi stessi dove portano le derive illiberali.

Mi auguro che ci ritroveremo a promuovere assieme la democrazia liberale. In caso contrario, resto impegnato a cercare con Lei e con chi condivide la Sua linea politica un rapporto aperto e leale, nel quale non venga mai meno il senso di umanità, che è da sempre una delle caratteristiche migliori di noi italiani.

Con i miei migliori saluti,

PierGiorgio Gawronski

PS. La stragrande maggioranza dei lettori di questo blog sapranno esprimerLe, onorevole, meglio delle mie affrettate parole, i sentimenti forse anche del proprio sdegno in termini civili ed educati, mostrandoLe concretamente il senso del sentimento democratico. Attendiamo con fiducia una Sua cortese risposta.