Abbiamo conosciuto Luigi de Magistris all’inizio del 2009. Lo seguivamo da tempo, sin dalla sua prima “apparizione” sui giornali, passando per la partecipazione ad Annozero e per le manifestazioni in sua difesa sotto il CSM a Roma. C’è sempre stato qualcosa in quell’uomo che ci ispirava fiducia, forse la stima di persone che a nostra volta stimavamo e stimiamo, come Marco Travaglio, forse le parole in sua difesa di Clementina Forleo, forse le centinaia di migliaia di firme raccolte dai calabresi in suo sostegno. Forse ci è subito stato simpatico per via dei suoi “nemici”. Un saggio diceva che un uomo si definisce anche dai nemici che ha.

E’ stato grazie a Luigi de Magistris che ci conoscemmo, in una giornata con tutte le caratteristiche di un film. Non dimenticheremo mai quell’ora passata in macchina in viaggio da Rieti verso Roma, a notte fonda, noi che parlammo ininterrottamente come se ci conoscessimo da sempre e Luigi che, sfinito dai 5 incontri che aveva sostenuto quel giorno, dormiva sul sedile di fronte.

E’ stato anche grazie a Luigi de Magistris che abbiamo avuto l’onore di conoscere tanti ottimi ragazzi che si sono avvicinati alla politica, quella con la P maiuscola, quella che da troppo tempo aspettiamo in Italia, per seguire il suo esempio e per dargli una mano “dall’interno”.

Ed ora leggiamo frasi come “De Magistris come Berlusconi” oppure “La legge non era uguale per tutti?” o anche “De Magistris, non eri diverso dagli altri?”.

Il perché, un rinvio a giudizio per omissioni di atti d’ufficio. Quindi, il magistrato accusato di avere la penna troppo facile nello scrivere persone nel registro degli indagati, qualche volta aveva crisi di doppia personalità e finiva addirittura per nasconderla quella penna.

Certo, in uno Stato ideale se un personaggio pubblico venisse rinviato a giudizio per un reato commesso nell’esercizio delle proprie funzioni, la sospensione dalla professione sarebbe l’unica opzione possibile, a maggior ragione se quest’uomo fosse un giornalista, un rappresentante delle forze dell’ordine o, soprattutto, un politico. Ma l’Italia è uno Stato ideale forse? Ci siamo dimenticati di Carnevale, dei giudici che attaccavano quotidianamente Falcone e Borsellino, degli abusi di potere che si perpetuano nelle strade, nei tribunali, nelle caserme, della trattativa tra Mafia e Stato che sembra stia venendo fuori dopo 18 anni di silenzio?

No, l’Italia non è un Paese ideale. L’Italia è il paese dove un condannato con sentenza definitiva per corruzione in atti giudiziari può vincere una causa contro Marco Travaglio. L’Italia è il paese dove ragazzi inermi possono subire torture da regime cileno in un carcere di Genova e non avere giustizia.

Stiamo dicendo tutto questo per sostenere e appoggiare de Magistris contro un effettivo rinvio a giudizio, disposto da un pubblico ministero e accolto da un giudice? Assolutamente sì.
E allora dove sta la differenza tra de Magistris e Berlusconi?
La domanda che ci facciamo noi invece è un’altra: ma davvero la gente si sta ponendo questa domanda? La differenza sta nella vita di queste due persone. Sta nel fatto che finora de Magistris è risultato innocente in tutti i processi intentati contro di lui, senza arrivare all’assoluzione, o all’insufficienza di prove, o alla prescrizione corrompendo avvocati inglesi, modificando leggi per far cadere il reato ascrittogli o sottraendosi al processo con “legittimi impedimenti” vari. La differenza sta nel fatto che de Magistris si sottoporrà a testa alta a tutti questi processi e non dirà mai “da quei giudici non mi faccio processare!”, perché lui ancora crede nella giustizia.

La differenza sta nel passato di queste due persone e nei valori che stanno portando avanti. Questi due uomini non potrebbero essere più diversi e lo sanno tutti, non prendiamoci in giro.

Alcune persone hanno chiamato in causa il codice etico di Italia dei Valori ed il suo mancato rispetto da parte di de Magistris. E, tralasciando il fatto che l’accusa di “poca eticità” fa veramente sorridere, visto il suo passato, siamo davvero convinte che codici etici e regolamentazioni varie servano e che non sia corretto aggirarli quando fa comodo, ma qualsiasi codice etico o regola dovrebbe sapersi adattare alle situazioni e ai casi. E’ quello che abbiamo sempre pensato definisse la differenza tra legge e giustizia dove la prima è soltanto uno strumento che si è dato l’uomo per affermare la seconda.

Ma chi decide la linea di demarcazione nei vari casi tra legge burocratica e giustizia? Questa domanda non ha una risposta facile, potremmo scriverne per pagine e pagine, quello che sappiamo però è che far autosospendere o addirittura dimettere Luigi de Magistris non sarebbe giustizia.

Purtroppo la direzione verso la quale sta andando l’Italia non è delle migliori. Siamo ogni giorno più consapevoli di quanto le carceri si stiano riempiendo di ladruncoli, ragazzini fumatori di spinelli e di immigrati e di come ladri miliardari condannati in appello per aggiotaggio (colpevoli della rovina di tanta povera gente) come Calisto Tanzi e imputati per mafia come Dell’Utri siano ancora a capo di società o addirittura in Parlamento. L’abbiamo visto due giovedi fa ad Annozero la differenza tra legge e giustizia (e se non l’avete visto e volete farvi un’idea, guardatevi qui il bellissimo video di Tony Troja): il vicequestore Emanuele Ricifari poteva essere un rappresentate della legge (forse nemmeno quello) ma certo non della giustizia.

Antonio Gramsci finì sotto processo durante il regime mussoliniano. Nessuno, dei sostenitori di Gramsci, si sarebbe mai sognato di chiedergli le dimissioni.

George Orwell diceva: “nel tempo dell’inganno universale dire la verità è un atto rivoluzionario”. A volte, se sei in Italia, diventa anche un atto potenzialmente portatore di rinvii a giudizio, se non di vere e proprie condanne. Che ne dite, facciamo autosospendere anche George Orwell?

di Federica Fabbretti