di Guido Mula

Lettera aperta al Prof. Valditara, senatore del gruppo Futuro e libertà, relatore al Senato del ddl Gelmini

Caro Professore,
in questi giorni è arrivato in aula alla Camera il disegno di legge (ddl) di riforma dell’Università chiamato “Gelmini”. Una riforma autodefinita “epocale” dal ministro stesso e giudicata invece insufficiente e per certi aspetti anche pericolosa da chi nell’università lavora, specialmente dai più giovani. Salta agli occhi di chi legge il ddl che questa “riforma epocale” anziché avere merito, responsabilità, finanziamento e programmazione tra le parole chiave, trova il suo fulcro nell’espressione “senza nuovi o maggiori oneri” per lo Stato, tanto da trasformare persino le borse di studio in prestiti.

Alla fine di questa settimana, se tale disegno di legge venisse approvato dalla Camera, il Parlamento avrà discusso della questione (tra Camera e Senato) per circa 6 (sei) giorni. Sei giorni per discutere di una “riforma epocale” di un’istituzione garantita costituzionalmente e deputata all’alta formazione dei giovani. Non le pare questo un tempo decisamente ridicolo? Si è discusso molto più a lungo delle “quote latte”, senza nulla togliere alla rilevanza di quel problema.

In questo momento in tanti atenei italiani ricercatori, precari e studenti sono sui tetti per cercare di far sentire la propria voce. Se persone che normalmente stanno nei laboratori e sui libri salgono perfino sui tetti, forse c’è un problema, forse uno sforzo di vero dialogo andrebbe fatto.

Lei, come professore universitario, dovrebbe sentire forte la necessità che su una questione così importante per tutti il dialogo e il confronto siano veri e approfonditi e non, come accade oggi, che ci sia totale chiusura alle proposte e le idee che vengono dal mondo universitario. Il ministro si è rifiutato perfino di ascoltare l’invito pressante del presidente della Repubblica. Solo la CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane), persone con posizioni per la maggior parte in netto contrasto con quelle di coloro che dovrebbero rappresentare, è stata ascoltata a lungo (e ringraziata con ben due provvedimenti ope legis) insieme alle università private e in particolare telematiche (tipo CEPU).

Si parla di giovani e di un ingresso facilitato, ma nel disegno di legge si prevedono fino a 18 anni di precariato. Si parla di tenure track, ovvero di un percorso alla fine del quale, se si è stati meritevoli, si accede ad un posto stabile, ma, dopo tante dichiarazioni, la settimana scorsa questo è stato cancellato per tornare di nuovo “nei limiti delle disponibilità di bilancio”. Un’altra presa in giro dei giovani e dei precari.

Si parla di promozione del merito, ma si fa a costo zero. Anzi, meno di zero, dato che la differenza tra i 1500 milioni di tagli e gli 800 milioni promessi (non dati e comunque solo per un anno) dal ministro Tremonti lascia per il 2011 un taglio di 700 milioni che aumenterà ulteriormente nel 2012.

Si parla di combattere i baroni, nelle parole stesse del ministro causa di tanti danni, mentre questa riforma contribuisce a mettere tutto il potere decisionale sostanzialmente nelle mani dei soli professori ordinari, creando di fatto nuovi baroni e quindi rafforzando e perpetuando il sistema al quale a parole ci si oppone.

Si parla di diritto allo studio, ma si trasformano le borse per i meritevoli in prestiti, da restituire in comode rate mensili. E’ questa l’Italia che vogliamo, dove solo chi ha una famiglia sufficientemente benestante può studiare? Dove li mettiamo i figli degli operai, dei maestri di scuola, dei precari, di tanti che lavorano con stipendi tanto bassi da rendere quasi impossibile mantenere un figlio all’Università, specialmente se fuori casa?

Si parla di diritto allo studio, ma poi si fa di tutto per renderlo possibile solo a coloro con famiglie in grado di sostenerli. Infatti abbiamo già oggi meno iscritti e più studenti per docente rispetto agli altri paesi europei, in compenso peggioriamo drammaticamente questa situazione impedendo alle università nuove assunzioni (impossibili tecnicamente ed economicamente nei prossimi anni), a fronte di numerosissimi pensionamenti frutti di un ope legis di 30 anni fa, rendendo quindi sostanzialmente indispensabile un aumento significativo delle tasse universitarie.

Con questo provvedimento l’indipendenza e la libertà della didattica e della ricerca saranno messi in mano ad una oligarchia sostanzialmente esterna all’università, potenzialmente (e certamente) portatrice di interessi politici ed economici di mercato che nulla hanno a che fare con la ricerca e la didattica. Se è vero che l’università non può e non deve isolarsi dal mondo e dal suo contesto sociale, non per questo si può pensare di imbrigliare la ricerca scientifica (e quindi la formazione universitaria) agli interessi di questo o quello. Tutto quello di tecnologico che ci circonda, le innovazioni mediche, la lotta alle malattie, l’informatica, l’elettronica nascono da idee e scoperte nate da ricerca libera. Le applicazioni alle quali tanto oggi teniamo vengono dopo le scoperte, non prima.

Le chiedo, Prof. Valditara, quale sia la necessità di approvare ora, forzando tutto quello che è possibile forzare, una norma che danneggerà quasi irreparabilmente università e ricerca, cultura e formazione, studenti di oggi e domani per una incomprensibile pervicacia nel rifiutarsi di discutere e confrontarsi sulle idee.

La riforma dell’Università, Professore, non è e non può essere un gioco di palazzo. La riforma dell’Università coinvolge tutti, dagli studenti alle loro famiglie, dall’operaio al grande industriale, dalle tecnologie alla cultura letteraria, e con tutti deve essere discussa. Fare una riforma arraffazzonata pur di dire che si è fatta una “riforma epocale” e dire che meglio così che nessuna riforma è sono un modo per nascondere quanto inadeguata sia la riforma e quanto argomenti manchino a chi non si vuol esporre ad un confronto.

Le chiedo quindi, Professore, se ci tiene davvero all’Università, a quell’Università che è anche sua, di contribuire a fermare questo processo a tappe forzate e apra il dialogo e il confronto sulle idee. Ci guadagneremo tutti, voi con una riforma migliore, noi che ci lavoriamo con una università migliore, i giovani di oggi e domani con una formazione di alta qualità anche in futuro.

Leggi la risposta del Sen. Valditara

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