Cari amici e colleghi, nei mesi scorsi ho incontrato diversi esponenti del mondo universitario e ho ascoltato le loro osservazioni. Grazie a questo dialogo, che ho sempre considerato importante, siamo riusciti a migliorare molti punti rispetto al testo originario del ddl. E’ scomparsa fra l’altro quella ingiustificata e iniqua discriminazione che avrebbe penalizzato per l’avvenire la posizione dei ricercatori a tempo indeterminato rispetto ai nuovi ricercatori a contratto proprio sul delicato versante del passaggio al ruolo di associato.

La legge che il Parlamento si appresta ad approvare non è certo una riforma epocale, ma contiene novità importanti. Voi sapete che su alcuni punti le nostre posizioni sono differenti. Su una questione siamo tuttavia senz’altro d’accordo: la necessità di dare prospettive concrete di carriera a tutti coloro, e sono la maggioranza dei nostri studiosi, che fanno buona ricerca. La riforma avrebbe dovuto essere accompagnata da un significativo stanziamento di risorse, e dalla eliminazione del blocco del turn over per le università virtuose.

Noi di Fli ci siamo battuti, e ancora oggi in una riunione a tratti molto tesa con i rappresentanti del Governo, per garantire: una ricostituzione dell’Ffo (Fondo di finanziamento ordinario) drammaticamente tagliato per il 2011; un numero di posti adeguato per coloro che conseguiranno l’abilitazione a professore associato (1.500 posti l’anno); il ripristino degli scatti meritocratici di stipendio, il cui taglio, se confermato, penalizzerebbe in modo devastante la posizione economica dei giovani ricercatori, dei giovani associati e dei giovani ordinari: 500 euro lordi in meno al mese. Queste nostre richieste, al cui accoglimento abbiamo condizionato il via libera alla riforma, sono state in buona parte accolte. Manca tuttavia l’idea di fondo e più importante: la considerazione della centralità della ricerca e dell’istruzione. Siamo di fronte ad un Governo che non fatica a trovare le risorse per pagare le multe sulle quote latte, ma che snobba le richieste di maggiori investimenti per due settori strategici per lo sviluppo del Paese; un Governo che accetta misure che sono il minimo indispensabile per garantire l’ordinato svolgimento delle attività accademiche solo sotto la minaccia di affossare la più importante riforma di questa legislatura. Manca insomma la consapevolezza che la competitività dell’Italia passa innanzitutto dalla qualità della nostra ricerca. E’ partendo da queste premesse che il vostro ed il nostro impegno possono trovare una saldatura nel prossimo futuro.

sen. Giuseppe Valditara,
vicecapogruppo Fli

Leggi il post sul blog del ricercatore Alessandro Ferretti con la lettera aperta di Guido Mula al Prof. Valditara