La crisi politica ha ora una data: 14 dicembre. Poco meno di un mese di tempo per assistere a trattative, giochi, suk, spostamenti, fibrillazioni, offerte, gruppi di responsabilità.

Fino ad allora, però, ci saranno due domande che mi ronzeranno nella testa. Mi sembrano così banali da aver avuto qualche preoccupazione nel condividerle. Non vorrei fare la parte dell’ingenuo.  Alla fine, però, ho deciso di condividerle con voi:

1.     Se esiste una maggioranza alternativa all’attuale, la stessa che dovrebbe animare il “Governo di responsabilità”, unita dalla necessità di una nuova legge elettorale, perché non la impongono per via parlamentare a prescindere dall’eventualità di una crisi di Governo?

2.     Tutti parlano di nuova legge elettorale: ma quali sono le reali proposte in campo? E quale sarà quella che verrà scelta? E dunque, esiste davvero una maggioranza parlamentare pronta a mettersi d’accordo su una proposta condivisa in tempi strettissimi (quelli entro cui Napolitano dovrà verificare la possibilità di proseguire la Legislatura)?

Rebus sic stantibus, Berlusconi continuerà a vivere sonni tranquilli. In fondo queste domande le potrebbe porre lui, causando un altro terremoto politico e obbligando tutte le forze di vecchia e nuova opposizione a discutere e, probabilmente, a litigare. Francamente, mi stupisce che non lo abbia ancora fatto.

Dato che voglio capirci qualcosa in più, mi rivolgo a voi, lettori del Fatto: avete una risposta a queste domande?