Si può essere entusiasti (e confortati come cittadini) per quello che sono riusciti a fare e a dire, in Rai, Saviano, Benigni e Fazio, suscitando profonda emozione e raccogliendo un meritato ascolto-record, epperò non essere d’accordo con l’idea di invitare nella seconda puntata di “Vieni via con me” Bersani e Fini?

Si può essere severi ed anche indignati per il ruolo svolto nel servizio pubblico dall’attuale direttore generale Masi, epperò ammettere che questa volta gli si debba dare ragione per il suo “no” alla presenza di questi due leader politici (di opposizione e di “fronda” alla maggioranza che tiene in piedi il governo-Berlusconi) in una trasmissione che pure, come dice Fazio, “non è un talk-show e non è una tribuna politica”?

Si può temere che possa apparire perlomeno come una “furbata” la motivazione accampata da Fazio – “Non uso il manuale Cencelli”? – per giustificare l’invito in trasmissione ai due politici oggi più invisi al presidente del Consiglio?

Si può ipotizzare che sarebbe stato più opportuno, più corretto e forse anche più coerente con la trasmissione e più adeguata alla straordinaria altezza culturale e spettacolare raggiunta dalla prima puntata, far leggere l’elenco dei “valori della destra” e dei “valori della sinistra” a due personaggi meno coinvolti nella cronaca politica quotidiana (e nel filibustering parlamentare) e forse più interessanti , magari più “spettacolari” e chissà anche più “rappresentativi”?

Si può obiettare che non è vero che “se non si aderisce a un programma, non si fa partire”? che questo si può immaginare che lo dica un consigliere di amministrazione Rai di centrodestra (Antonio Verro) polemico con la decisione di Masi di consentire dopo mille polemiche (certo pretestuose) la messa in onda del programma? che invece un autore-conduttore di programma navigato come Fazio dovrebbe sapere di dover sempre rispondere (anche al proprio pubblico), dal minuto successivo alla partenza del programma, della correttezza di ogni singolo atto, parola o decisione, specie se politicamente marcata come quella di invitare in una puntata Bersani e Fini?

Non si poteva dare per scontato e prendere in considerazione anche il fatto che una decisione del genere, certamente un po’ forzata e riguardante “pochissimi minuti” di messa in onda, avrebbe fornito il pretesto proprio a chi occupa militarmente l’azienda, i palinsesti, le testate giornalistiche, i talk-show, il varietà, la fiction ecc. ecc. per dire (pur falsamente e strumentalmente): “Guardate, la sinistra occupa la Rai“?