Che si fa? Pare proprio probabile. E nonostante tutto rischiamo pure di riperdere le elezioni.

Le probabilità di andare al voto a primavera sono notevoli. Rischiamo di trovarci un’altra volta B.?

Sì. Un’altra ipotesi è un governo Fini-Casini con appoggio esterno interno del Pd. O con appoggio esterno interno di Fini. E magari 3 o 4 liste di sinistra sinistra verde + le liste di Grillo.

Insomma sembriamo proprio un movimento in declino. Incapace di trovare una grande unità che ci faccia andare al di là dell’atto di presenza, sul filo della lama del quorum.

Ma se si guarda la realtà sociale la situazione è ben diversa.

Ovunque fioriscono gruppi di difesa del territorio, del posto di lavoro, dell’acqua pubblica, contro la mafia, circoli della Decrescita Felice, del Movimento della Transizione, gruppi d’acquisto, botteghe del commercio equo, feste, concerti, cooperative sociali, imprese ecologiche, filiali di Banca Etica.
Un fenomeno enorme che ha poca visibilità nel suo complesso ma che a furia di piccoli passi sta modificando casa per casa il panorama politico culturale e sociale. Una realtà che crea lavoro, risparmio energetico, imprese solidali in tutto il mondo.
Migliaia di pasti cucinati ogni giorno per i disperati del pianeta, migliaia di alberi piantati, pannelli fotovoltaici finanziati e costruiti, cibi biologici prodotti, milioni di litri d’acqua e kilowatt risparmiati. 
E una cultura diversa che cresce non sui discorsi di chi è bravo a parlare in pubblico ma grazie all’abilità delle mani, alla fantasia e al sudore (quello della fronte non quello della lingua). In Italia, nonostante i Veltroni, i D’Alema, i Rutelli, il Presidente e tutte le sue vallette ucraine vestite da babbo natale in bikini, migliaia di persone si alzano ogni mattina e si chiedono: “Come posso far avanzare di un centimetro il mondo migliore?” e si mettono giù a spremersi il cervello per creare un nuovo conto corrente ribelle, isolare un tetto, vendere un chilo di caffè che ha dentro la speranza di un contadino peruviano, far arrivare un piccolo mulino a vento nel Kalahari.
E ci riescono!
Questa gente meravigliosa, questi che non sono crollati psicologicamente neanche di fronte all’ultimo disastro elettorale, se si mettono assieme cosa potrebbero combinare? 
Pensa per un attimo se questo Movimento del fare si saldasse con i circoli degli amici di Beppe Grillo, con i comitati di lotta contro gli inceneritori e le industrie inquinanti, con i verdi e la sinistra. Pensa se fosse capace di parlare anche alla gente di buon senso che oggi vota a destra perché non vede alternative.
Siamo tanti, anche se siamo divisi e incapaci di far nascere una strategia comune.
Ma in questi anni abbiamo imparato a usare mezzi nuovi come il Web, a organizzarci a rete, a fare impresa e costruire concretamente nuovi mestieri, attività commerciali, installare pannelli solari, lampioni ad alta efficienza e caldaie ecologiche, andando oltre la denuncia del marcio nel sistema.


Bello ma impossibile?

Parlare oggi di un nuovo movimento politico può sembrare una follia. In Francia le associazioni delle signore che amano i cani, gli ecologisti della prima ora, gli amanti dell’ambiente bucolico, i terrorizzati dalla catastrofe ambientale, i gruppi etici e solidali e i comitati spontanei di difesa del territorio sono riusciti a fare un patto che è partito dal basso e che ha permesso al movimento ecologista-etico di ottenere un risultato formidabile: oggi sono il terzo “partito” con il 16% dei voti, solo un pelo al di sotto del Partito socialista.
In Germania è successo qualche cosa di simile. Perché non facciamo lo stesso?
 Uniamo il Movimento del fare, dei piccoli passi, dei piccoli circoli locali, la gente concreta che non ama le chiacchiere e ha a cuore i risultati!

Michele Dotti e Marco Boschini si sono lanciati in questa impresa. Stanno raccogliendo le firme di adesione per la creazione di qualche cosa di completamente diverso.

Io ho aderito.

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