Pratiche a tutela e CSM: le contraddizioni dei membri laici del PdL

Il Consiglio Superiore della Magistratura si appresta a trattare a breve la pratica a tutela del giudice De Pasquale, il PM duramente attaccato da Berlusconi.

Nella nuova consiliatura del CSM vi è sul punto una netta contrapposizione, tra i consiglieri laici indicati dal PdL e gli altri membri.

In particolare, i membri indicati dal Popolo della Libertà ritengono che il CSM non si debba occupare delle c.d. pratiche a tutela, in quanto non rientranti nelle prerogative dell’organo di autogoverno.

A dire dei suddetti consiglieri del CSM, invero, la tutela dei giudici (in questo caso oggetto di gravi affermazioni da parte del premier) non sarebbe affare dell’organo di autogoverno.

Vista la gravità dello scontro, il nuovo vice-presidente del CSM, Vietti, si è addirittura recato dal Capo dello Stato Napolitano, per affrontare il nodo.

La questione, dunque, è assai delicata.

Tralasciando tutte le altre considerazioni, sia di carattere logico, che giuridico, ed anche quelle di opportunità e di buon senso, credo sia opportuno soffermarsi invece sulla contraddittorietà di tale posizione, con specifico riferimento ad uno dei membri laici del PdL: il professor Nicolo’ Zanon.

Non tutti forse sanno che tale membro laico del CSM proviene da un’esperienza analoga, presso l’organo di autogoverno dei magistrati amministrativi, denominato Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa (CPGA). In sostanza il “CSM” dei giudici amministrativi, dove Zanon ha “lavorato” sino al giorno prima di trasferirsi all’omologo organo di autogoverno dei giudici ordinari.

Orbene, il 17 marzo 2010, la II commissione del CPGA presieduta proprio da Zanon ha ritenuto, avendo notizia di e-mail che ha ritenuto essere offensive nei confronti del prestigio e del decoro dell’Organo di Autogoverno, di adottare iniziative scaturenti dall’applicazione dell’art. 38 bis del Regolamento interno.

Tale articolo è rubricato “dichiarazioni e comportamenti lesivi del prestigio della magistratura amministrativa e del sereno svolgimento delle funzioni”, e prevede che:

1. Il Consiglio interviene in relazione a dichiarazioni e comportamenti suscettibili di ledere il prestigio della magistratura amministrativa e il sereno esercizio delle funzioni che le sono attribuite, previo esame della II Commissione, su segnalazione di almeno tre componenti del Consiglio stesso.

2. La Commissione, ove accerti la sussistenza dei presupposti di cui al comma 1, propone al Consiglio di deliberare l’adozione delle opportune risoluzioni e, se del caso, la promozione di azioni a tutela dell’immagine della giustizia amministrativa, ove non interferiscano con lo svolgimento di procedimenti in corso.

3. Nel caso in cui le dichiarazioni o comportamenti di cui al comma 1 provengano da Autorità pubbliche, la risoluzione è rivolta e comunicata esclusivamente ai soggetti dichiaranti e agli organi di vertice dell’Autorità interessata.

In altre parole, la commissione presieduta da Zanon ha ritenuto di dover applicare proprio la procedura delle c.d. pratiche a tutela.

In un altro post su logge e magistratura amministrativa ho già parlato del ruolo del CPGA (compreso il professor Zanon) in materia di mancata predisposizione di strumenti volti a fare chiarezza su eventuali appartenenze ad associazioni segrete e massoniche da parte dei giudici (in un periodo, è bene ricordarlo, in cui si adombra addirittura lo scandalo della cosiddetta P3, sul quale, peraltro, proprio il CSM dovrà pronunciarsi a breve).

Oggi, invece, mi domando quale differenza vi sia – secondo il professor Zanon – tra le pratiche a tutela della giustizia amministrativa, che la commissione del “CSM” dei giudici amministrativi da lui presieduta ha proposto pochi mesi fa, e le pratiche a tutela dei giudici ordinari … che invece il professor Zanon oggi cerca di impedire, in qualità di neo-membro del CSM.