“Mi si nota di più se vengo o se non vengo?” Si chiedeva uno stralunato Nanni Moretti nei panni dell’introverso indeciso imbarazzato protagonista di Ecce Bombo, invitato a partecipare a una festa. La nostra non è proprio una festa, ma un invito sì. Il programma di informazione “Exit” riparte su La7 mercoledì prossimo, e molti dei nostri ospiti, in particolare quelli più insicuri e fragili, secondo me si trovano in questa situazione.

Poi ci sono quelli fin troppo decisi: amano farsi vedere, ma solo a certe condizioni: essere soli, che ci sia quello ma non quell’altro, che non ci sia quello della fazione amica ma in realtà nemica, che magari è più bravo e mi oscura, che dell’opposizione ci sia quello e non quell’altro (ricordate Berlusconi “Fassino sarebbe un ottimo capo dell’opposizione!”), e mi raccomando non mi mettete seduto vicino a quello altrimenti non vengo. Per carità, tutto legittimo e sacrosanto, ma insomma che fatica! I politici vorrebbero una televisione perfetta come uno spot pubblicitario. Studiano marketing più dei produttori televisivi. Studiano le curve, si esaltano per i picchi d’ascolto per capire se siano andati bene o no. Si ispirano al mondo di Internet, ma non l’Internet dei social network, bensì quello dei monologhi che non ammettono repliche, per loro la TV dovrebbe essere un gigantesco MySpace, ma con un pubblico assicurato.

E invece la TV, al contrario di internet, è ancora incredibilmente uno spazio in cui parlare, confrontarsi anche duramente davanti a gente normale che sta a casa su una poltrona, uno spazio in cui i giornalisti provano a far parlare le persone su un tema non per raccontare un loro punto di vista, ma per mostrare a chi guarda come la pensano gli altri, come si esprimono, cosa vogliono dire sui temi cruciali del paese. Noi cerchiamo di mettere in scena l’Italia e gli uomini che l’Italia la fanno (o la disfano…), che non sia l’immagine patinata e studiata dagli uffici marketing delle segreterie politiche. Una sfida impossibile, in quest’Italia avvelenata. Anche perché molti rinunciano alla sfida: inutile fare i nomi. Onore al merito a chi accetta l’invito, perché spesso i potenti che restano nell’ombra sono solo meno trasparenti, non certo più intelligenti, (Maradona a parte: ma come ha detto Lippi, di questi tempi in calcio come in politica di Maradona non se ne vedono)

Ecco, chi accetta di parlare ad Exit, senza porre condizioni, è una persona che accetta la sfida. La sfida dell’imperfezione, perché la televisione, quando è bella, è imperfetta, come la vita. Altrimenti è fiction, scritta da qualcun altro, noi che ci lavoriamo diventiamo semplici comparse, e il risultato, a guardare lo standard delle fiction italiane, è in genere una totale inverosimiglianza.