Nella farsa della cosiddetta fiducia alla Camera, mi ha colpito il reiterato ricorso a citazioni colte, motti celebri, nomi eccellenti della cultura occidentale: polverose stampelle recuperate dagli scaffali del liceo nel disperato tentativo di bilanciare con la saggezza del passato l’attuale pochezza politica (davvero storica).

Ha cominciato naturalmente lui, il leader maximo, rifacendosi addirittura a Piero Calamandrei, già partigiano e poi socialista, antifascista con un ruolo di giurista durante l’epoca mussoliniana (collaborò alla nascita del codice di procedura civile tentando di correggerne il tiro autoritario), infine padre della Costituente nel nome di un motto tutt’ora in voga (“Giustizia e Libertà”). Ed ecco dunque l’anello di congiunzione auspicato da Berlusconi: l’ideale della libertà legato al sistema giudiziario, le riforme ormai necessarie, il richiamo chic a uno che sta nel pantheon altrui.

Da lì è stato tutto un citare, un trasportare giganti del passato sulle spalle dei nani politici oggi in rassegna: e poco hanno potuto fare anche i tacchi da antologia nel sostenere lo sforzo.

L’ex sindacalista Cgil Giuliano Cazzola, ora Pdl convinto, per parlare di lavoro ed economia si è elegantemente affidato a Bertold Brecht: con un richiamo poco subliminale all’ “Opera da tre soldi”, Cazzola ha chiesto al capo di fare di più, affrettandosi subito a chiarire che avrebbe detto sì senza se e senza ma alle poetiche previsioni di governo decantate da Berlusconi. Del resto, solo qualche mese fa, lo stesso Cazzola dovendo ricordare la figura di Craxi sfruttò le celebri parole del poeta americano Walter Whitman: “Oh capitano, mio capitano”. Altro che carpe diem. E poi scusate, se a Cazzola i capi di partito stimolano la rima, che ci possiamo fare?

Tornare magari alla fredda cronaca parlamentare, segnalando la performance di Maurizio Lupi. A forza di macinare trincee televisive in prima serata, il giovane caterpillar berlusconiano ha tirato su un piccolo capolavoro: “Nietzsche diceva che il pregiudizio è l’inizio dell’ideologia. Io oggi ho sentito molto pregiudizio e molta ideologia. Noi abbiamo a cuore l’interesse dei cittadini, qualcuno di voi ha invece a cuore il proprio interesse. Il nostro compito è servire il bene comune e servire l’Italia”.

Sorpresa sorpresa, sono stati decisamente più pop i riferimenti dell’opposizione. Basti dire che Berlusconi è un ‘Nerone nella Roma che brucia’ per Di Pietro, ‘un’Alice nel paese senza più meraviglie’ per Casini, una ‘Wanna Marchi della politica’ per Vendola.

Insomma un vero rovesciamento di fronte: alta cultura a destra, comunicazione spot a sinistra. Che sia un inizio?