Il grande Vittorio Zucconi ci racconta la storia quasi sconosciuta di Kate Miner, una ricchissima americana che aveva guadagnato miliardi gestendo una catena di boutique d’alta moda ed era convinta che un abito firmato può fare miracoli. 
Comprò un mega camper con rimorchio a due piani, lo attrezzò come un beauty center e iniziò a girare gli Usa. Con l’aiuto di un gruppo di femministe e di psicologhe avvicina le barbone, le porta nel super camper, offre loro un rapido restyling: pedicure, manicure, coiffeur, massaggio, trucco. Fa loro indossare abiti costosi, corredati da accessori di gran classe. Le mette di fronte a uno specchio e si complimenta con loro per la metamorfosi che hanno compiuto, da cumulo di croste e stracci a donna elegante. A questo punto le ex barbone vanno a un colloquio per trovare lavoro e a un incontro per affittare un appartamento. 
E riescono a ottenere entrambe le cose: una casa e un lavoro.

Miracolo? No: potere delle apparenze.
 Il grande cambiamento si compie in 24 ore grazie a un vestito nuovo e a un po’ di attenzioni e incoraggiamenti. 
Per una persona che non si considera nulla, assaporare la soddisfazione provocata da una serie di piccole gratificazioni è un’esperienza sconvolgente in grado di ribaltare il punto di vista sulle proprie capacità e quindi moltiplicarle per 100.
 In questo modo sono uscite dalla miseria più disperata 5.000 donne. 
E la cosa straordinaria è che solo 3 donne su 100 scappano con addosso i vestiti e i gioielli che ricevono in prestito. 
Cambiare il loro aspetto è sufficiente per modificare l’idea che esse hanno di sé e la loro scala di valori, rendendole improvvisamente capaci di affrontare nuovamente con successo le difficoltà di una vita normale. 
Ovviamente poi è necessario che queste donne vengano seguite, che venga offerta loro la possibilità di condividere le nuove esperienze con altre donne che stanno percorrendo lo stesso difficile percorso. Ma il salto quantico essenziale avviene in modo fulmineo cambiando la loro immagine interiore. 
Questo approccio è stato sperimentato nei contesti più diversi e ha mostrato la capacità di creare cambiamenti enormi e istantanei anche rispetto a problemi sociali drammaticamente complessi come il livello di criminalità in una grande città.
 C’è una storia che può chiarire quello che cerco di dire meglio di molti discorsi. Pare inventata ma è assolutamente vera.

Come far crollare il numero dei crimini in 7 giorni.

Il professor Antanas Mockus, di origine lituana, insegnante di matematica e filosofia, stava tenendo una lezione nell’aula magna dell’Università di Bogotà a un pubblico distratto di studenti, figli di una città dove agli incroci ci si sparava addosso per stabilire chi avesse la precedenza.
 Il professore decise che voleva assolutamente farsi ascoltare. 
Era convinto di avere cose importanti da dire.
 Quindi salì in piedi sulla cattedra, si calò i calzoni e le mutande e mostrò il sedere agli studenti che ammutolirono. 
Il professore concluse la sua lezione e lasciò l’aula magna. Gli studenti erano ancora paralizzati a bocca aperta. Il professore venne espulso dall’università per comportamento disdicevole. 
E lui disse: “Ma allora non vi interessa veramente insegnare a tutti i costi, volete farlo solo se potete contemporaneamente conservare la ritualità inutile che vi dà autorità…” 
Si arrabbiò e decise di presentarsi alle elezioni comunali con un partito dal nome assurdo: Partito Visionario.
 Vinse le elezioni. 
Il suo programma di governo: dimezzare il numero di omicidi. Bisognava far diminuire la criminalità che aveva proporzioni spaventose: nel corso del 1997 a Bogotá si registravano 4.500 omicidi, più di 12 morti al giorno, a fronte di una popolazione di poco più di 5 milioni di persone. Era fra le città più pericolose del mondo. 
Ma come fare? 
Antanas Mockus iniziò da un problema secondario, contiguo a quello della criminalità, di grande visibilità e relativamente semplice da affrontare con una terapia d’urto. La questione del traffico. E di questa questione secondaria affrontò la parte più semplice e visibile: i semafori.
 Nessuno si fermava ai semafori. L’idea fu che il rispetto delle segnalazioni semaforiche sarebbe stato un micro shock positivo per la città. Il sindaco agì in modo inaspettato e stupefacente. 
Vennero ingaggiati mille clown e una bella mattina gli automobilisti di Bogotà trovarono i semafori presidiati da gruppi di clown buffoni, che piangevano a spruzzo se non ci si fermava col rosso e invece danzavano e offrivano fiori se si rispettavano le precedenze. 
Contemporaneamente vennero distribuiti centinaia di migliaia di cartoncini con disegnato sopra il pugno con il pollice in alto nel gesto di OK! 
Lo stesso cartoncino rovesciato, pollice verso, significa ovviamente disapprovazione.
 Ai semafori si vedevano i clown utilizzare questi cartoncini per approvare o disapprovare il comportamento degli automobilisti. 
E molti iniziarono a imitarli. E ben presto si scoprì che i bogotani temevano più le prese in giro dei clown e degli altri automobilisti delle multe dei vigili. 
Il traffico iniziò a regolarizzarsi e nel giro di una settimana crollò il numero degli omicidi.

Intanto vennero prese misure strutturali, si raddoppiò il numero dei mezzi pubblici e vennero escogitati sistemi efficienti di sostegno alle famiglie povere, dando loro la possibilità di costruirsi case decenti sui terreni pubblici e trasformando la raccolta dell’immondizia in una risorsa per i più poveri: cibo, medicine e libri in cambio di rifiuti suddivisi.

Così la macchina inefficiente di raccolta dell’immondizia, grazie a sistemi di riciclo e di valorizzazione, fornì lavoro per migliaia di persone attraverso una micro-organizzazione del servizio. E la città iniziò a essere pulita. E via di questo passo, semplificando la burocrazia e razionalizzando il sistema. 
Tra i provvedimenti presi per cambiare l’immagine della città nella mente dei cittadini c’è l’invenzione della Notte delle donne. È la notte del venerdì, ogni settimana: agli uomini è addirittura vietato farsi vedere per strada (salvo specifiche ovvie deroghe), la città, in quella sera, appartiene solo alle donne. Non basta: venne istituita anche la Notte dell’aranciata, una sera alla settimana in cui è vietato bere alcolici.

Radicali sono poi state le riforme sul territorio: grazie al Pot (Plan de Ordenamiento Territorial), un progetto di riqualificazione delle zone degradate della città, vengono costruiti nuovi parchi verdi – al punto che la superficie di verde pubblico della città si è moltiplicata di ben 4,5 volte in soli cinque anni, dal 1997 al 2002 – venne inoltre sistemata la rete idrica e ripuliti alcuni fiumi e canali. Si costruirono 4 grandi biblioteche e 16 più piccole, e nei quartieri periferici della città
52 nuove scuole. Grazie al Plan Maestro de CicloRuta nel giro di una decina d’anni è stato realizzato un sistema di piste ciclabili e pedonali di 297 km che attraversa la maggior parte del tessuto urbano

L’aver cambiato volto alla città ha avuto un effetto fondamentale: la diminuzione della criminalità. Il bilancio del governo di Mockus, anche sul fronte della lotta al crimine è strabiliante: tra il ’97 e il 2002 gli omicidi passano da 4.500 a 2.000.
 Molto resta ancora da fare a Bogotà, ad esempio il 50% della popolazione resta sotto il limite di povertà, ma indiscutibilmente la qualità della vita e le opportunità offerte ai cittadini hanno fatto balzi strepitosi.

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