“Nei confronti delle aziende riferibili ai fratelli Buglione sussistono concreti, univoci elementi di permeabilità e contiguità con la criminalità organizzata e che rilevano, comunque, l’inconfutabile sussistenza nei confronti delle aziende agli stessi riferibili, dei tentativi di infiltrazione mafiosa”. Lo ha scritto ad aprile il Gia (gruppo ispettivo antimafia) nelle motivazioni dell’interdittiva antimafia che ha colpito la Iss, la società di vigilanza di cui uno dei titolari è Antonio Buglione, l’imprenditore 54enne che sarebbe stato sequestrato nella notte a Nola da un commando armato composto da tre uomini. Tra le righe del rapporto del Gia potrebbe celarsi il movente di un sequestro che secondo gli investigatori non appare a scopo di estorsione, anche se filtrano indiscrezioni su una richiesta di riscatto di 5 milioni di euro.

Prima di ricevere l’interdittiva antimafia, Buglione deteneva l’appalto della vigilanza del Consiglio regionale della Campania. Un contratto da 4 milioni e mezzo di euro che dava lavoro a 400 guardie giurate. Gara vinta nonostante le numerose ombre del suo recente passato. A cominciare da un arresto e successivo processo per associazione mafiosa, conclusosi nel 2002 con una sentenza di assoluzione del Tribunale di Nola “per non aver commesso il fatto”.

Ma con motivazioni che suonano sinistre: “Nel corso del lungo e articolato processo – si legge – è emerso con certezza che le condotte tenute dagli odierni imputati sono sicuramente censurabili sotto il profilo etico”. Proseguono i giudici:” Invero le irregolarità amministrative emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale, i rapporti con noti esponenti della criminalità organizzata, la gestione privata e clientelare della cosa pubblica realizzata per il tramite di un diffuso ricorso alla raccomandazione e ai rapporti privilegiati con esponenti politici e con uomini delle istituzioni, dimostrano che ci troviamo sicuramente di fronte a uomini disonesti e privi di scrupoli”.

Quali siano questi rapporti, lo spiega bene il boss, poi pentito, Pasquale Galasso: “Carmine Alfieri (il capo dell’omonimo clan, ndr) era in contatto assai stretto coi Buglione tramite Geppino Autorino. E i rapporti di Alfieri con l’istituto di vigilanza dei Buglione sono dimostrati dal fatto che il primo si rivolgeva al secondo per ottenere assunzioni di persone fidate”. Carmine Alfieri aggiungerà di aver incontrato Antonio Buglione “durante la mia latitanza, presso l’abitazione di Autorino”.

Ma Buglione non si cura dei sospetti di collusione coi clan. Le sue aziende sono diventate leader nel settore della vigilanza privata in Campania. Appalti con banche, aziende di trasporto. Ma anche fabbriche, negozi, caseggiati. L’appalto con l’Asl Napoli 4 finirà tra le motivazioni del suo scioglimento per infiltrazioni camorristiche, caso unico in Italia di azzeramento di un’azienda sanitaria. E comunque Buglione ha coltivato sempre ottimi rapporti coi politici. A inizio carriera è amico del parlamentare Dc, poi Ccd, Carmine Mensorio, che morirà suicida nel 1996. In tempi più recenti ha allacciato una relazione pericolosa con l’ex consigliere regionale del Pd Roberto Conte, condannato in primo grado a due anni e otto mesi per voto di scambio camorristico, e per questo sospeso dalla carica istituzionale.

Nel 2005 Buglione e Conte diventano partner della Europa Immobiliare srl. Conte, all’epoca questore alle Finanze dell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale, ne sarebbe socio occulto tramite una casalinga nullatenente, e avrebbe manovrato la composizione della delibera con la quale la Regione ha affittato dalla Europa Immobiliare un immobile dove collocare nuovi uffici per l’importo di 421.522 euro l’anno. Il contratto conteneva una clausola in base alla quale il Consiglio regionale doveva farsi carico delle spese accessorie di vigilanza, facchinaggio e pulizia. Servizi affidati senza gara a un consorzio facente capo ai Buglione. La Procura di Napoli nel febbraio 2008 fa scattare gli arresti domiciliari per Conte, Buglione e altri complici. E nell’ordinanza spuntano una serie di telefonate in cui l’imprenditore della vigilanza privata si da un gran da fare nelle primarie Pd dell’ottobre 2007, in sostegno al candidato di Rutelli per la segreteria regionale. Stringi, stringi, però, non riesce nemmeno a candidare la sorella Rosa, sindaco di Saviano.