Ancora tre possibilità per aggiustare il tiro della nuova direttiva europea sulla vivisezione: tre emendamenti presentati dal gruppo dei Verdi all’europarlamento con il sostegno di molte associazioni animaliste. Altrimenti il testo verrà approvato definitivamente mercoledì 8 settembre.

Così com’è ora, la direttiva uniformerà le legislazioni europee “verso il basso”, ovvero non terrà adeguatamente in considerazione le normative più innovative e restrittive. Tra i punti più contestati della direttiva, lo scarso incentivo sull’uso di metodi alternativi ai test sugli animali, le poco chiare “deroghe” all’uso di animali randagi, lo scarso accento sulle questioni “etiche”, e le non sufficienti tutele ai primati non umani. Adottata nel dicembre 2009 e frutto di anni di compromesso tra Commissione, Consiglio e Parlamento europeo, la nuova direttiva aggiornerà una precedente del 1986 (“Protezione degli animali usati per fini scientifici”) e verrà convertita in legge dagli Stati membri entro 2 anni. Secondo Vanna Brocca, direttore responsabile del giornale della Lega antivivisezionista, per l’Italia sarebbe un passo indietro rispetto alle misure attualmente in vigore.

Gli animalisti sono critici verso la nuova direttiva perché reputano scarsi i passi avanti rispetto al 1986: soglie calmierate del dolore per gli animali durante i test, regole più precise sul loro riutilizzo, alcune restrizioni sull’uso dei primati non umani e ispezioni negli allevamenti. Ma il punto debole è soprattutto lo scarso incentivo ai metodi alternativi previsto dalla nuova normativa.

I tre emendamenti chiedono più incentivi ai metodi di ricerca alternativi, maggiori tutele per i primati non umani e la possibilità per gli Stati membri di adottare misure più restrittive. Ma difficilmente supereranno lo scoglio della votazione di Strasburgo, visto che sono già stati rifiutati nella commissione parlamentare Ambiente. Dal canto suo, Elisabeth Jeggle, eurodeputata popolare tedesca relatrice del rapporto che presenterà il voto ha invitato alla prudenza: se soltanto uno dei tre emendamenti verranno approvati, la nuova direttiva non potrà entrare in vigore e quindi crollerà il compromesso con il Consiglio, rimettendo la situazione nella massima incertezza. Adesso la palla passa al Parlamento europeo.