Nel 1834, un gruppo di “patrioti” attaccò un convento di Orsoline a Boston e gli diede fuoco. Nel XIX secolo, l’ala più venale della Chiesa cattolica, veniva rappresentata negli Stati Uniti come espressione di tutto il cattolicesimo e ciò determinò un forte sentimento di odio nei confronti dei seguaci di quella religione. Nel 1940, uno studio rivelò che il 17% della popolazione americana considerava gli ebrei una minaccia per gli Stati Uniti perché impegnati in un complotto per distruggere la nazione. Poi fu la volta dei cinesi che vennero denunciati, perseguitati e linciati mentre, nel 1945, una commissione governativa sostenne pubblicamente la necessità di “sterminare totalmente i giapponesi” e il razzismo anti asiatico portò, durante la seconda guerra mondiale, ad internare ben110mila giapponesi/americani.

Prendo a prestito queste informazioni da un editoriale pubblicato sul New YorkTimes da Nicholas D. Kristof, un “signor” giornalista, vincitore, fra l’altro, di due premi Pulitzer. Kristof, interviene, con il suo inconfondibile stile, a proposito della crescente ed ignobile ondata di odio razziale che sta percorrendo il paese e focalizzata, questa volta, contro i musulmani. Dalla pretestuosa polemica relativa al centro culturale di Lower Manhattan, opportunamente manipolata dairappresentanti del Tea Party come ricettacolo di voti per le elezioni di novembre, alla diffusione di forti sentimenti anti islamici, il passo e’ stato purtroppo breve. Episodi di violenza, come quello dell’attacco al tassista di Manhattan, sono solola punta di un iceberg che personaggi come Sarah Palin e Glenn Beck sembrano non veder l’ora di far schiantare contro il Titanic pur di affermare la loro gloria personale. Cosi’ Kristof interviene, con la sua autorevolezza, a ricordare che la paura “religiosa e razziale” e’ stata una caratteristica tipica nella storia degli StatiUniti che, puntualmente, qualche politico ha cavalcato per dare fiato alle proprie trombe.

A riprova della manipolazione che sottintende tali ondate d’odio, il giornalista evidenza come nessuno prenda ad esempio i musulmani indonesiani,estremamente moderati (hanno eletto una donna presidente prima degli StatiUniti), focalizzandosi solo ed esclusivamente sulle le frange piu’ estremiste.Vale la pena ricordare che nemmeno agli italiani emigrati qui furono risparmiate manifestazioni di discriminazione, basate sulla paura. Sfortunatamente molti di loro, oggi, condividono e sostengono gli slogan distruttivi dei leader del TeaParty. Non che il signor Beck sia amato da tutti gli anti islamici. L’odio, infatti, ha il dono di propagarsi facilmente nella folla come uno sbadiglio e così, il “mite” evangelico Bill Keller (un ex “ospite” delle carceri federali per un reato di insidertrading) non esita, nei suoi feroci sermoni (che fanno letteralmente rabbrividire) ad attaccare allo stesso modo i musulmani e Glenn Beck, colpevole di essere un nemico in quanto Mormone. Come ricorda Kristof, tuttavia, l’America è sempre riuscita a far prevalere il suo lato migliore, rimettendo all’angolo queste schegge impazzite di allegri seminatori di zizzania.

Intanto un gruppo di musulmani moderati ha realizzato un bellissimo video “MyFaith, my voice” tanto per ricordare, a chi deliberatamente preferisce ignorare la storia, che questa è l’America, un melting pot di razze che ne hanno, insieme, costruito la parte migliore.