Davvero è illiberale contestare un uomo che non solo è stato condannato in secondo grado per fatti di mafia ma che si vanta delle sue amicizie con le cosche? Lo stiamo chiedendo a uomini e donne della società civile e del mondo politico.

Per Vittorio Sgarbi “contestare è un diritto sacrosanto.  Purtroppo il nostro tempo è distrutto dal fatto che chiunque possa dire quello che vuole, anche se si trova dalla parte sbagliata. E’ giusto, far tacere chi non ha nulla da dire. C’è da registrare però una cosa: Dell’Utri, ieri non è andato a parlare, da uomo mafioso, della mafia ma da uomo che trovato un’opera storica di cui ancora bisogna stabilire il valore. E’ un coraggioso. Voglio dire che manifestare mi sembra giusto ma, in questo caso è stato controproducente. Nessuno può impedire a nessuno, anche se è un delinquente, di presentare un opera d’arte. Se la moglie di Riina scopre un Raffaello, cosa faccio, non glielo faccio presentare? Non accetto, infine, il perbenismo di Pigi Battista, che porta a legittimare chiunque abbia da dire delle stronzate”.

Per Pina Grassi, vedova dell’imprenditore Libero Grassi ucciso dalla mafia il 29 agosto 1991 per avere denunciato i suoi estorsori “un uomo nelle sue condizioni dovrebbe solo stare zitto. Zitto! Zitto! Francamente spero che la magistratura chiuda le indagini al più presto, e che lo sbatta all’ Ucciardone. Sono meravigliata del fatto che in Italia ancora non ci sia una rivoluzione. Spero che sempre più persone si convincano a scendere in piazza per contestare personaggi come Dell’Utri, per dire basta. Basta.”

Nando Dalla Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto, ucciso dalla mafia a Palermo il 3 settembre 1982, e presidente onorario dell’associazione Libera dice: “Io non andrei mai a contestare Dell’utri. Mi da fastisio che qualcuno lo inviti per dire la sua. Che ci siano giovani al suo seguito. Che continuino a invitarlo nonostante la condanna di secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. Inviterei chi lo invita a non farlo più, perché sa un po’ di complicità”.

Anche Rita Borsellino dice la sua da Bruxelles: “Penso che tutti abbiano il diritto di dire la propria. Lui ha avuto l’opportunità di dire che Mangano è un eroe. Proprio a lui, che ha alle spalle ha una condanna di secondo grado per fatti di mafia. Cosa pensava, adesso, che potesse andare in giro per fare il bello e il cattivo tempo? Ha anche diritto la gente di contestare, purché sia fatto in modo non troppo eccessivo e con toni non troppo esagerati”.

Marco Cappato, europarlamentare radicale: “Contestare è libero, più che liberale. Impedire a una persona, fisicamente, di parlare non è liberale. Non è che se uno ha fatto delle dichirazioni (il riferimento è a Mangano, ndr.) non può più andare in giro per l’Italia a dire quel che pensa”. 

Addio pizzo, l’associazione dei giovani imprenditori nata nel 2004 a Palermo per lottare il racket, attraverso il suo presidente Enrico Colajanni dice: “Sino a quando gli uomini che ci rappresentano andranno avanti con certi provvedimenti, le contestazioni potranno solo aumentare. Il problema non è solo Dell’Utri. É la politica in generale che non fa altro che creare distanza rispetto ai cittadini. A nome di un’associazione che lotta tutti i giorni l’estorsione, penso all’atteggiamento di Mantovano (sottosegretario all’Interno, ndr.) che nega la protezione a un pentito come Spatuzza. Penso al provvedimento varato dal governo sui beni confiscati che permette la vendita dei beni confiscati alla mafia, minando l’utilizzo sociale. É un’ingiustizia che grida vendetta. Bisogna non solo contestare personaggi come Dell’Utri ma cacciare i politici condannati in parlamento”.

Per il presidente dei giovani siciliani del Pdl, Mauro La Mantia: “La differenza tra noi – che pure abbiamo assunto una posizione netta nei confronti di Dell’Utri – e i contestatori di ieri, è di stile. Entrato nel ciclone politico per aver chiesto l’espulsione del fondatore di Forza Italia dopo la condanna per mafia, Filippo La Mantia parla di “rispetto della costituzione”, proprio in nome della carta: “Non neghiamo a nessun cittadino l’espressione del proprio pensiero. Poi ognuno ha il diritto di contestare non andando oltre, negare la parola non è giusto”.

Benedetta Tobagi, scrittrice e figlia del giornalista Walter Tobagi, ucciso a Milano dalle brigate” XXVIII marzo”: “Da che mondo e mondo c’è il diritto di contestare, specialmente chi decide di esporsi in pubblico. Non condivido mai i toni e le affermazioni violente, da qualunque parte provengano. Per esempio mi indignò molto l’aggressività usata dal senatore Dell’Utri nei confronti della cronista Antonella Mascali quando tentò di porgli alcune domande in occasione del processo di Palermo. Questa è la grossa differenza che corre tra le comparsate programmate per la tv e gli incontri con la gente reale”.