Copio ed incollo questa agenzia dello scorso 10 agosto, da ascoltare insieme ai Morphine e la loro Let’s take a trip together

(AGI) – Cagliari, 10 ago. – Due donne che trasportavano cocaina nascosta nell’intestino sono state arrestate dai carabinieri nell’aeroporto di Cagliari. In manette sono finite una spagnola e una colombiana che, domenica scorsa, sono state fermate per un controllo nell’ scalo di Elmas. Maria Isabel Tirado, 43 anni, e Eliana Minotta, 24 anni, sono state trovate in possesso, complessivamente, di 39 ovuli contenenti 435 grammi di cocaina purissima destinata a mercato cagliaritano. Le due, provenienti da Girona, appena sbarcate dall’aereo sono state bloccate e perquisite dopo aver manifestato nervosismo davanti ai carabinieri. Alcuni ovuli sono stati trovati nelle vagine per cui sono state accompagnate all’ospedale dove, grazie agli esami radiografici, è stato accertato che nascondevano altri ovuli nell’intestino. Le donne, sono state rinchiuse nel carcere di Buoncammino. Sono in corso le indagini per individuare i destinatari della droga. Le due arrestate – secondo quanto accertato dai carabinieri – agivano per conto di altre persone. In media un corriere guadagna circa 3.000 euro a viaggio.

Ecco. Non credo che la notizia sia di per sé allucinante. Lo hanno sempre fatto anche gli uomini, di mangiare ovuli di cocaina per guadagnare. La mia riflessione è la seguente. Se per raggiungere la parità dobbiamo “passare”  dai mestieri che una volta erano di pertinenza maschile (dal capo azienda al meccanico, dal fabbro all’architetto – vedi la proposta bipartisan di Lella Golfo ed Alessia Mosca sul 30% delle donne nei cda), c’è un modo di farci portatrici di femminilità, e i valori femminili, all’interno di situazioni che ci obbligano ad essere “altro” rispetto a noi stesse, ed assumere sembianze ed aggressività che noi “normalmente” non conosciamo, per portare a termine un compito?

Una ricerca Telecom di 7 anni fa diceva che le donne sono più incapaci di prendere posizioni che non “sentono proprie”, in azienda, e che sono portatrici di etica e trasparenza (certo, in linea di massima). Poi ho letto un’altra ricerca, che mi ha indicato Anna Puccio, vicepresidente di PariODispare, in cui si dimostra che i ruoli “apicali”, quelli alti e ben pagati nelle aziende, vengono affidati alle donne solo nel momento in cui c’è un alto rischio di fallimento. Le cosiddette “mission impossible”, cioè, vengono affidate a donne. Così, se sbagliano, non ci è andato di mezzo nessun uomo di “cordata”.

Ecco. Mi spiace paragonare la “corriera” di droga con l’amministratora delegata, ma in entrambi i casi, ottimi pagamenti, ed alto rischio. In questi frangenti, quando ti vengono affidati o tanti soldi, o tanto potere, come imparare a dire di no (anche se nessuno mai, prima, ti aveva offerto ciò, e anche se, all’interno del tuo contesto sociale, potrebbe sembrare un passaggio di “importanza”)?

E nel caso invece si accetti, come portare avanti un’etica femminile in un contesto di sostanziale irregolarità?