Il centro-destra è allo sbando. L’idea stessa del berlusconismo sta lentamente tramontando e ormai è realistico dibattere degli scenari futuri, tracciare il percorso politico che seguirà. Sulle pagine del Fatto Quotidiano ho letto con interesse l’appello di Flores d’Arcais a Vendola e Di Pietro per il loro impegno alla costruzione di una sollevazione popolare che imponga un governo di fedeltà costituzionale che conduca a elezioni democratiche con risoluzione del conflitto di interessi mediatico e cambiamento legge elettorale.

Purtroppo ritengo che quella di Flores sia un’utopia alla quale non è possibile cedere. Da chi sarebbe composta la maggioranza di fedeltà costituzionale disposta a mettere mano seriamente al tema del conflitto di interessi? Dal PD, troppo spesso facile sponda nei momenti più neri del (quasi) ventennio berlusconiano? Dall’UDC di Casini e del condannato in secondo grado per favoreggiamento della mafia Totò Cuffaro? Da Futuro e Libertà che ha sostenuto il giogo berlusconiano fino a due settimane fa? Da Lombardo e Rutelli? Impensabile. Discorso analogo si può fare per la rivisitazione della legge elettorale.

Sono d’accordo con Di Pietro, nessun governo di transizione, bisogna piuttosto farsi trovare pronti per le prossime elezioni che arriveranno al più entro la primavera dell’anno prossimo. La guerra di posizione all’interno del centro-destra sta volgendo al termine e potrebbe precipitare in tempi brevissimi. La Lega, sempre più ago della bilancia, già da giorni lancia messaggi di avvertimento ben chiari. Gli scenari futuri a livello di coalizioni si stanno delineando e bisognerà farsi trovare pronti.

Berlusconi ambirà a ottenere la maggioranza parlamentare grazie al “porcellum”, preparando un’infornata di yes man e di truppe cammellate pronte a votare tutto quello che vuole il capo e senza più la forzatura dei finiani che hanno fatto saltare il banco durante questa legislatura. Solo la Lega resterà con Berlusconi per ragioni di convenienza e disposta a votare qualsiasi cosa pur di avere in cambio federalismo, xenofobia e poltrone.

Il PD, dopo le numerose prove tecniche di inciucio e di ricerca del voto “moderato” grazie al quale è stato in grado di perdere la quasi totalità dei confronti elettorali da 3 anni a questa parte, non vede l’ora di liberarsi di alleanze scomode come IDV e SEL, di unirsi in matrimonio con la più mite UDC, con Futuro e Libertà, MPA e di ricongiungersi con l’ex-radicale, verde, democratico e ora democristiano Rutelli, saggiamente mandato in avanscoperta qualche tempo fa.

Concordo con Di Pietro: la migliore soluzione è una coalizione che veda insieme tutte le forze progressiste politicamente attive in Italia, coloro che hanno fatto vera opposizione in questi anni e che hanno le idee e le parole per scrivere un futuro. Mi riferisco in primis al MoVimento Cinque Stelle, all’Italia dei Valori e a Sinistra Ecologia e Libertà, oltre a quella parte del PD, non necessariamente piccola, che non digerirebbe l’ingresso nella “balena bianca”.

Ovviamente una proposta politica di questo tipo dovrebbe basarsi su una base programmatica particolarmente precisa e concreta, un accordo che non necessariamente sarebbe impossibile trovare. Il programma del MoVimento, che condivido in ogni punto, è un esperimento riuscito di partecipazione democratica e non mi sembra ci siano insormontabili incompatibilità con le linee strategiche IDV né con Vendola, che è stato esplicitamente appoggiato dal MoVimento nella corsa alla presidenza della regione Puglia. Certamente alcuni punti andrebbero preventivamente chiariti, come la posizione dell’IDV rispetto alla TAV o quella di Vendola rispetto agli inceneritori e a tal proposito un cedere dei due partiti rispetto alle istanze della società civile incarnate nel MoVimento sarebbe il primo grande segno di maturità politica nell’interesse della collettività.

Il programma di coalizione andrebbe integrato nei punti non trattati esplicitamente dal MoVimento; mi riferisco a temi quali l’immigrazione, la lotta alla criminalità organizzata, la giustizia. E anche in questo ritengo che la cultura comune di legalità, antimafia e difesa dei più deboli permetterebbe un accordo programmatico immediato tra le varie parti in causa.

Ogni candidato, neanche a dirlo, dovrebbe essere completamente “pulito”, seguendo i medesimi criteri della legge di iniziativa popolare del primo V-day, senza zone d’ombra o di inopportunità per alcun componente delle liste. La proposta politica, oltre che su un programma chiaro, dovrebbe fondarsi su una squadra di governo resa pubblica già ad inizio della campagna elettorale e composta in massima parte da personalità di spiccata levatura morale e di indubbia professionalità, competenti per settore e pronti a realizzare il programma di coalizione.

Una vera proposta alternativa che incanterebbe buona parte dell’Italia disillusa e coinvolgerebbe attivamente quella che invece da anni si batte ogni giorno.

Conosco bene il valore dell’indipendenza rispetto ai partiti da parte del MoVimento e condivido l’ambizione di non fare compromessi nell’ottica del “meno peggio”, tipico della peggiore cultura politica italiana. Con questa filosofia nel 2008 mi sono candidata alla Presidenza della Regione Siciliana con gli amici di Beppe Grillo, facendo da apripista insieme ai ragazzi dei meet-up dell’esperienza delle liste civiche regionali del MoVimento.

Quest’Italia oggi ha bisogno delle idee più concrete, delle menti più brillanti, delle persone oneste, dei giovani migliori. Solo un esperimento politico unico e coraggioso può rinnovare l’Italia. Tutti dovrebbero cedere qualcosa in termini di protagonismo ma il risultato in ogni caso sarebbe un successo e sconvolgerebbe in positivo la vita politica italiana con nuove energie, nuovi contenuti e nuovi approcci al concetto stesso di politica. Il MoVimento avrebbe la garanzia di introdurre la rete dei “cittadini con l’elmetto” anche nel Parlamento nazionale e contribuirebbe in maniera determinante al rinnovamento dei contenuti di un’intera parte politica. IDV, SEL e un’eventuale parte del PD, di contro, troverebbero ulteriori spunti per valorizzare le loro energie e le loro capacità politiche in una coalizione veramente democratica e partecipativa nella quale si recupera pienamente il valore dello Stato e del cittadino.

Un dialogo su queste basi è possibile, ci vuole una forte volontà e senso di responsabilità. Finalmente non un inciucio, non una forzatura, non il meno peggio, ma una traiettoria politica tanto inaspettata e sorprendente quanto innovativa e concreta. Pensando che in questo momento di così difficile transizione lavorare per il bene del Paese non è un opzione, è un obbligo morale.