Dopo mesi di battaglie nelle piazze e davanti alle nostre istituzioni, è difficile pensare, nella calura di agosto, a nuove mobilitazioni.Ma sono 17 anni che scendiamo in piazza con un unico scopo: mandare definitivamente a casa Berlusconi. Fin dai tempi dei comitati BOBI (BOicotta il Biscione), quando in compagna di pochi amici creammo le prime mobilitazioni antiberlusconiane in tutta Italia, e poi in seguito – con tanti di voi – nelle iniziative di Girotondi e Popolo Viola.E adesso, che sappiamo di trovarci ad una svolta, ora che sentiamo che questo governo ed il suo burattinaio sono in difficoltà, che facciamo: cincischiamo?A volte abbiamo sentito questo nostro protestare e scendere in piazza come voci nel deserto (quando ci siamo ritrovati in pochi nei presidi e nei sit-in), altre ci siamo illusi che saremmo realmente riusciti a cambiare il corso degli eventi politici (l’ultima volta è stato il 5 dicembre). Ma sempre ci ha sostenuto l’idea di stare dalla parte giusta, di chi difende la Costituzione, di chi rinuncia alle proprie ferie,  di chi utilizza i permessi di lavoro per organizzare, di chi corre come un matto tra impegni familiari e mobilitazioni ma vuole esserci, a tutti i costi.Non esiste un motivo razionale per giustificare questo nostro entusiasmo nel ritrovarci insieme a protestare. Forse il reagire ci indica che siamo sulla buona strada, sarà per questo che siamo abituati a non chiedere mai il permesso a nessuno. Seguiamo il nostro istinto di protezione. Di protezione delle nostre istituzioni, delle regole condivise e della legalità.Lo dobbiamo alle nostre battaglie, per dare un senso a tutto quello che abbiamo realizzato finora; lo dobbiamo al momento storico, finalmente ci sono segni di cedimento da parte del regime al governo; lo dobbiamo alla difesa della nostra Carta Costituzionale, che sarà ancora sotto scacco alla ripresa della stagione legislativa; lo dobbiamo al futuro di questo Paese, chè forse è una delle ultime occasioni di fare qualcosa.

Mentre infuria il teatrino della politica, mentre si odono grida di vendetta,  mentre l’opposizione sembra più guardare ai propri tornaconto personali che al bene generale del Paese, noi dobbiamo considerare seriamente l’idea di una nuova mobilitazione nazionale.Una cosa è sicura: in questo momento di impasse è l’opinione pubblica impegnata, la società civile più attiva che deve dare segnali di unità e di compattezza.Non possiamo riproporre gli stessi errori che abbiamo rimproverato ai nostri partiti, quindi niente personalismi o visioni parziali.Per questo è necessario lanciare ancora una volta il cuore oltre l’ostacolo.Lasciamo i teatrini a chi ci vive quotidianamente e prepariamoci per un’altra tappa di questa bella stagione di mobilitazione civile, spontanea e disinteressata.Sì, tra settembre e ottobre, alla ripresa della vita parlamentare, sarà necessario scendere ancora in piazza per una manifestazione unitaria (società civile insieme ad associazionismo, insieme ad ordini professionali ed anche raccogliendo l’adesione dei partiti che ci vorranno stare). Con un unica parola d’ordine, come sappiamo urlare noi, senza nessun compromesso di sorta: Sfiduciamolo!

Non sporchiamo questa mobilitazione con incertezze su elezioni subito o più tardi. Non è questo il tema. Il tema, semmai, è  essere coerenti con tutte le mobilitazioni di questi mesi. Le poche righe aggreganti, per convocarci, dovranno spiegare le motivazioni (difesa della Costituzione, ripristino della legalità, contrasto ai tagli alla cultura ed all’informazione e cambiamento della legge elettorale) senza entrare nell’agone politco. Ciascuno svolga bene il suo ruolo, che se non tergiversiamo oltre, è la volta della spallata definitiva.