di Marcello Ravveduto

Nei giorni scorsi un pentito di camorra nel rispondere ai giudici ha confessato di aver ucciso oltre 50 persone e di non ricordare, per alcune di queste, nemmeno il volto. In alcuni casi l’esecuzione è scaturita da un affronto o un banale diverbio.
L’episodio mi fa venire in mente il verso di una canzone neomelodica: «Con queste mani di killer spietato/ quante persone ho ucciso senza pensarci mai». È il ritornello de ‘O Killer. Il protagonista sembra agire guidato da un non-pensiero, quasi a giustificare un’assenza della mente: dopo ogni esplosione del colpo mortale scatta la rimozione.
Il killer nell’immaginario collettivo è un uomo spietato, ma anche un “libero professionista”. Guadagna denaro per assolvere ad una prestazione. Quanti commercialisti, avvocati, architetti, ingegneri e consulenti vari riescono a ricordare precisamente il numero di pratiche esaurite ed archiviate nel corso della loro carriera?
Uomini e donne non sono altro che obiettivi professionali, incarichi da smaltire. Spesso, quando si parte per una “missione”, non si conosce nemmeno il nome della persona da uccidere. Basta una fotografia, una valida motivazione e un gruzzoletto di euro in contanti da incassare appena la pratica è stata chiusa.
Non mi meraviglia questa “incoscienza dell’essere”. Meno si sa della vittima e meglio è; anzi non si corre il rischio di rintracciare possibili legami di paratela o di amicizia che potrebbero, giusto il tempo di contare i soldi, turbare l’impeccabile stile professionale. La violenza, più o meno manifesta, fa parte del gioco ed unisce l’azione criminale al simbolismo della camorra: un messaggio cifrato che “parla” alla testa, al cuore, allo stomaco e al portafoglio di chi si è messo di traverso.

Affiliati della camorra, trafficanti di droga, mercanti della contraffazione, collaboratori di giustizia, familiari di amici divenuti nemici sono esemplari da abbattere senza pietà al minimo sospetto. Qualcuno è innocente ma non fa niente, tanto non conta nulla.

Ora potrei dilungarmi nella retorica del nichilismo camorrista, dell’annullamento del senso della vita, degli istinti bestiali che dominano questi criminali. Invece no, vi deludo. Mi piace soffermarmi sul “sonnambulismo criminale” dei killer: armi umane, depositate nel buio di una perenne latitanza, da “innescare” per una nuova esecuzione.

Come automi partono verso l’obbiettivo. Si danno forza tirando cocaina. Sfrecciano nel traffico a velocità impressionati per scatenare l’adrenalina. Forse hanno paura e per calmarsi, come dimostrano le intercettazioni ambientali su Setola, canticchiano canzoni neomelodiche: amore, onore e tradimenti. Arrivano sul posto, quattro botte: pam, pam, pam, pam e via! Toccherà agli inquirenti ricostruire il movente.

Tornano nelle loro tane tra i palazzi dei quartieri-Stato, invisibili predatori della giungla urbana meridionale. Salutano gli amici davanti al bar, scambiano quattro chiacchiere, ridono forte per farsi sentire. La gente del rione li consoce, vivono in mezzo a loro come tanti altri giovani che praticano i mille mestieri della strada per campare. Tutti conoscono la loro “professione”, sanno da dove vengono i soldi con i quali comprano vestiti firmati e auto potenti.

Con la pistola hanno raggiunto il benessere e qualcuno li invidia. Io, invece, riesco solo a ricordare la frase che il professor Bellavista/De Crescenzo rivolge al camorrista interpretato da Nunzio Gallo nel film Così parlò Bellavista: «Ma tutto sommato non è che facite ‘na vita è merda! Perché penso io fate pure i miliardi, si, guadagnate, però vi ammazzate tra di voi e poi, anche quando non vi ammazzate tra di voi, ci sono le vendette trasversali: vi ammazzano le mamme, le sorelle, i figli. Ma vi siete fatti bene i conti». Allora ha ragione ‘O Killer della canzone neomelodica quando dice: «Mi guardo sempre intorno, che paura!/ Di niente ormai mi sento più sicuro/ Questa vita, no, non ha più futuro/ e non mi dà certezza di libertà».

Forse per questo dimenticano quando si pentono… se si pentono.

(‘O Killer – Gino Del Miro)

(Prof. Bellavista – La camorra)