La sindrome di Morgan colpisce ancora. Agli zar della droga si contrappongono gli zarini della antidroga e tra questi novelli teorici della tolleranza zero si erge, per mancanza di spessore e banalità della soluzione, il sindaco di Sanremo, tal Maurizio Zoccarato. Non aveva voluto Morgan al festival per questioni di cocaina. Non vuole tra le conduttrici Belen Rodriguez per questioni di cocaina.

Insomma pippare cocaina, pratica incidentalmente assai diffusa, sta diventando, nella gerarchia della gravità dei comportamenti, una delle condotte più gravi di cui ci si possa macchiare. Molto più grave del fatto di avere come amico e mentore un personaggio come Scajola che, in tempi non sospetti dichiarò che “ votare Maurizio Zoccarato sarà come votare me”.

Li mortacci. Un uomo tutto di un pezzo. Zoccarato vive una profonda dissociazione psichica. Provo a spiegarmi: associa il consumo di droghe alla onestà della persona che la assume. Scientificamente non vi sono correlazioni tra consumare droghe ed essere onesti o disonesti. Ci dice Zoccarato che “farà barricate affinché venga scelta una persona onesta e perbene a condurre il festival”. Ergo la Rodriguez per il solo fatto che ha consumato cocaina non è onesta e non è perbene.

Spiegargli che i consumi di droghe non esauriscono l’universo delle dipendenze mi sembra operazione troppo complessa per una mente così semplice. Mi limito a ricordare al Sindaco di Sanremo che la sua città annovera, oltre al festival e ai fiori, anche un casinò. Nei casinò gravitano, tra gli altri, anche molti giocatori patologici, gente che si rovina giocando l’impossibile e che, dalla scienza, è equiparata alla figura del dipendente.

Se la ricerca spasmodica di buone frequentazioni per Sanremo fosse meno ipocrita lo stesso Sindaco si dovrebbe porre, come si pone per la cocaina, il problema dei danni alla persona che procura il gioco d’azzardo e ponendosi questa domanda dovrebbe anche chiedersi quanto sia etico vivere della rovina altrui.

Intendiamoci, questi ragionamenti valgono per i moralizzatori da strapazzo alla stregua del Rudolph Giuliani di casa nostra. Per chi scrive la libertà – anche di rovinarsi – è sacra: stupida libertà ma sacra.