Non cadiamo nella trappola. La legge-bavaglio non è stata affatto ritirata. Anche con gli emendamenti degli amici di Fini, Berlusconi vuole che sia approvata a tambur battente. E poiché dal punto di vista dell’immagine è lui che ha ceduto a Fini, se Berlusconi è disposto a passar sopra alla figuraccia, pur di portare a casa la legge, vuol dire che ha un interesse spasmodico alla sua approvazione. Che ne ha bisogno per bloccare possibili indagini. Su reati di cui lui evidentemente sa, mentre noi possiamo solo esercitare l’immaginazione.

Del resto il trucco del cavaliere è noto: se vuole cento chiede mille, così quando gli “oppositori” gli concedono duecento lui si lamenta un po’, ma sono loro a restare “cornuti e mazziati”. Marco Travaglio ha potuto raccontare decine di episodi che seguivano questo copione. Questa volta ha ottenuto solo novanta, ma l’essenziale (per lui, cioè una disgrazia per la legalità) resta: le indagini per molti reati saranno infinitamente più difficile, il tasso di impunità, soprattutto per le cricche e gli amici degli amici, aumenterà a dismisura, e anche il meccanismo che consente le pubblicazioni di notizie (parziali) resta farraginoso e confuso, e qualche magistrato di regime che spari una multa micidiale capace di tappare la bocca a voci scomode Berlusconi conta evidentemente di trovarlo.

Perciò non bisogna affatto abbassare la guardia. La lotta contro la legge-bavaglio va combattuta ancora con la stessa decisione e convinzione. Raddoppiando anzi gli sforzi, vista la disinformacija di troppi media e le illusioni che essa sta propagando.