“Numeri confortanti, trend positivo”, Franco Bettoni (presidente dell’Anmil) nel suo comunicato parla addirittura di “dati incoraggianti” mentre la Padania titola “Inail: morti bianche ai minimi storici”. È stato davvero un grande successo la conferenza stampa di presentazione dei dati sugli infortuni sul lavoro avvenuti lo scorso anno. Tutti soddisfatti: nel 2009 gli incidenti sono stati 790mila (80mila in meno rispetto al 2008). E se tutto ciò non bastasse il commissario Inail Marco Sartori ha voluto chiarire che “meno del 30% del miglioramento è dovuto alla crisi economica”. Risulta quindi che i dati forniti sono epurati da tutte quelle aziende che hanno chiuso che hanno lasciato a casa i lavoratori. Bene!

La ricetta quindi è davvero semplice: per ridurre infortuni e decessi basta chiudere le fabbriche. Rimane magari ancora un piccolo (ma del tutto irrilevante) nodo da sciogliere: gli infortuni che non vengono denunciati da lavoratori impiegati in nero, assunti a giornata a chiamata. Nei cantieri, ma non solo. E vogliamo magari anche parlare dei lavoratori in “grigio”? Di coloro cioè che potendo contare su forme contrattuali atipiche, anomale, anormali, vengono caldamente sconsigliati di segnalare un eventuale infortunio. Persone, sempre più giovani che accettano qualsiasi condizione pur di avere uno stipendio. Senza parlare delle lavoratrici che in Italia, a differenza di quanto avviene in altri Paesi, sono davvero l’anello debole della filiera lavorativa; le prime a saltare in tempo di crisi.

L’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano aveva inaugurato una malsana abitudine. Quella cioè di fare periodici bilanci rispetto ai dati dell’emersione dal nero. Uno dei primi atti del successore Maurizio Sacconi, al contrario, è stato inviare agli ispettori una circolare interna con la quale veniva “consigliato” di alleggerire i controlli in taluni settori produttivi. Modi diversi di intendere il diritto al lavoro e di goderne in modo sicuro e tutelato. La novità, del resto, sta nella strategia per gli investimenti sul futuro di questo Paese: basta chiudere le fabbriche per avere meno infortuni sul lavoro.