di Donata Righetti | 18 luglio 2010
Milano addio
Persino la Scala, una delle superstiti istituzioni locali, comincia a mostrare crepe e fragilità: spettacoli a volte di imbarazzante modestia, litigi, scioperi che in questa stagione di crisi durissima suscitano impazienza e irritazione.
Ma sono soprattutto i segni della quotidianità ad essere eloquenti . Strade sotto casa che dopo infiniti rifacimenti con la prima pioggia si trasformano in vivaci torrenti, tram che a intervalli regolari si scontrano come al luna park e comunque sbucano a orari saturnini. Per non parlare dei parcheggi sotterranei progettati da sadici o da squilibrati: con scavi da effettuare in zone archeologiche, come quelli intorno a Sant’Ambrogio, perfetti per rendere intransitabili per decenni anche ai pedoni interi quartieri. Sarà ancora capitale dell’efficienza la Milano che da cinque anni è impegnata in un generico restyling della stazione Centrale con il risultato di averla resa vistosamente piu’ scomoda?
Città ammorbata dal traffico e dove le centraline che devono rilevare l’inquinamento spariscono, Milano dovrebbe almeno essere la capitale della bicicletta: il suo territorio è pianeggiante e alcune sue strade centrali sono ampie. Infatti il Comune le bici le affitta. Ma solo ad ardimentosi masochisti perché mancano le piste riservate. Evidentemente costerebbero troppo poco: basterebbe far disegnare sull’asfalto una linea gialla. Allora meglio, dove si può, allargare i marcipiedi a dismisura, genere Under den Linden. Com’ è avvenuto in via Vittor Pisani e sta avvenendo in corso Buenos Aires.
Qualcuno , bisognoso di colpevoli, dirà che la causa del tramonto milanese è della Moratti, o dei suoi predecessori. Indiscutibilmente costoro hanno dato un contributo. E continueranno a darlo, visto che finora l’ unico candidato sindaco per il centro sinistra alle elezioni comunali dell’anno prossimo è l’avvocato Pisapia, esponente di Rifondazione, partito scomparso dopo aver dato il suo decisivo contributo nell’abbattere il governo Prodi spalancando così la strada al ritorno di Berlusconi .
Si respirano scarichi velenosi e stanchezza nelle strade milanesi invase da brutti graffiti e da poveri mutilati importati in blocco dalle multinazionali dell’accattonaggio . Le vetrine da esibire ora che il favoloso mondo della moda sta scricchiolando sono la movida di corso Como con lo spaccio di coca e lo strepito fracassone dei Navigli.
Leggere il libro struggente che Savinio dedicò a Milano, “ Ascolto il tuo cuore città”, è come tuffarsi nell’era paleozoica. Così come rivisitare i ricordi di chi a Milano arrivò nel dopoguerra, o negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta quando ogni opportunità sembrava a portata di mano.
Adesso Milano è stata finalmente normalizzata, ed è diventata una perfetta periferia di Roma, di Napoli, di Palermo. Esagerazione? O no?




