Milano città arresa, città retrocessa, città provincia d’Italia. Addio all’altra Milano, quella del passato, della diversità eccellente, della cornice orgogliosamente innovativa. Nella loro ripetitività i luoghi comuni hanno un’ indiscutibile forza e si protraggono al di là dei tempi consentiti. Ma oggi chi oserebbe ancora definire Milano capitale morale del Paese, o capitale del lavoro, dell’efficienza, della buona amministrazione, e via elencando? Quella di Milano oggi è una realtà spenta, mediocrissima. Il suo ritratto, come quello di Dorian Gray, viene pateticamente tenuto nascosto, celato fra indifferenza e rassegnazione, ma sarebbe piu’ salutare esporlo con i suoi vistosi segni di decadenza invece che tentare volonterosamente di annaspare tra inutili chiacchiere di imminente rilancio. Il quadro reale lo conosciamo tutti . Scegliendo a caso, ecco l’indecente agonia dell’Expo. Per aggiudicarsela sono state fatte capriole acrobatiche di tutti i tipi, adesso giace come una balena arenata sulla spiaggia, tra liti di affaristi straccioni e incapacità progettuali. Le centinaia di arresti della scorsa settimana tra gli affiliati della ‘ndrangheta ci raccontano che qui la malavita organizzata ha trovato un habitat ideale. Mediobanca un tempo era la casa del capitalismo italiano. Oggi dell’affarismo. Ad essere ottimisti. Chi l’avrebbe detto che Cuccia sarebbe stato rimpianto con struggente nostalgia? La patria di Mani pulite, storia giudiziaria che interpretava un diffuso bisogno di legalità, è diventata territorio di magistrati in odore di corruzione. Il progetto della grande Biblioteca dopo tanti finti rinvii è stato sepolto. L’amministrazione non è stata in grado neppure di piantare gli alberi chiesti da Claudio Abbado , costrigendo il grande direttore a cancellare il suo ritorno in città e a ripararsi dietro i suoi problemi di salute.

Persino la Scala, una delle superstiti istituzioni locali, comincia a mostrare crepe e fragilità: spettacoli a volte di imbarazzante modestia, litigi, scioperi che in questa stagione di crisi durissima suscitano impazienza e irritazione.

Ma sono soprattutto i segni della quotidianità ad essere eloquenti . Strade sotto casa che dopo infiniti rifacimenti con la prima pioggia si trasformano in vivaci torrenti, tram che a intervalli regolari si scontrano come al luna park e comunque sbucano a orari saturnini. Per non parlare dei parcheggi sotterranei progettati da sadici o da squilibrati: con scavi da effettuare in zone archeologiche, come quelli intorno a Sant’Ambrogio, perfetti per rendere intransitabili per decenni anche ai pedoni interi quartieri. Sarà ancora capitale dell’efficienza la Milano che da cinque anni è impegnata in un generico restyling della stazione Centrale con il risultato di averla resa vistosamente piu’ scomoda?

Città ammorbata dal traffico e dove le centraline che devono rilevare l’inquinamento spariscono, Milano dovrebbe almeno essere la capitale della bicicletta: il suo territorio è pianeggiante e alcune sue strade centrali sono ampie. Infatti il Comune le bici le affitta. Ma solo ad ardimentosi masochisti perché mancano le piste riservate. Evidentemente costerebbero troppo poco: basterebbe far disegnare sull’asfalto una linea gialla. Allora meglio, dove si può, allargare i marcipiedi a dismisura, genere Under den Linden. Com’ è avvenuto in via Vittor Pisani e sta avvenendo in corso Buenos Aires.

Qualcuno , bisognoso di colpevoli, dirà che la causa del tramonto milanese è della Moratti, o dei suoi predecessori. Indiscutibilmente costoro hanno dato un contributo. E continueranno a darlo, visto che finora l’ unico candidato sindaco per il centro sinistra alle elezioni comunali dell’anno prossimo è l’avvocato Pisapia, esponente di Rifondazione, partito scomparso dopo aver dato il suo decisivo contributo nell’abbattere il governo Prodi spalancando così la strada al ritorno di Berlusconi .

Si respirano scarichi velenosi e stanchezza nelle strade milanesi invase da brutti graffiti e da poveri mutilati importati in blocco dalle multinazionali dell’accattonaggio . Le vetrine da esibire ora che il favoloso mondo della moda sta scricchiolando sono la movida di corso Como con lo spaccio di coca e lo strepito fracassone dei Navigli.

Leggere il libro struggente che Savinio dedicò a Milano, “ Ascolto il tuo cuore città”, è come tuffarsi nell’era paleozoica. Così come rivisitare i ricordi di chi a Milano arrivò nel dopoguerra, o negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta quando ogni opportunità sembrava a portata di mano.

Adesso Milano è stata finalmente normalizzata, ed è diventata una perfetta periferia di Roma, di Napoli, di Palermo. Esagerazione? O no?