Era l’estate del 1974 quando Millie Jackson, antesignana del black rap, nell’album “Caught up” sdoganò il racconto – poi divenuto “seriale”– delle sfigate vicende dell’amante in attesa.
 
In attesa che l’uomo sposato la chiamasse. Che l’uomo sposato passasse una notte con lei. Che l’uomo sposato con figli che lei tanto amava, finalmente si decidesse a mollare la moglie per unirsi in trepidante gaudio a lei. Che stremata e provata da pazienza certosina aveva dedicato gli ultimi anni della sua vita a corteggiare, vezzeggiare, coltivare lui e lui soltanto. Nello speranzoso calcolo di un finale con fiocchi e corredi.
La canzone di Jessie titolava “If loving you is wrong, I don’t wanna be right”. E non solo univa sotto un’unica egida il sindacato delle amanti di professione, ma dava il via ad un ufficiale politically scorrect versus la very official wife.
 
Ovvero, come spiega Jessie in questo live rap del 1984  “cara sorella di tante lotte femministe, non mi frega niente di te. Mentre tu invecchi ed ingrassi, proprio in quel momento io ti ruberò l’uomo. Insomma cara sorella black, vedi, non lo stai facendo sentire importante abbastanza, è per questo che lui vien con me. Con me, si sente un re”.
 
Ecco. Io nel ’74 avevo un anno. Ora ne ho 37. Eppure continuo a sentire dalle amiche sempre la stessa storia. E cioè: mi ama ma è spostato e non molla la moglie perché… perché lei poverina potrebbe morirne.

Eh che tristezza, che dilemmi, che tristezza…

Come, come, COME permettersi di rovinare la vita ad un’altra poverella che senza lui morirebbe, cadrebbe in depressione, diverebbe anoressica (ed altre amenità)….
Ebbene, purtroppo, quasi quarant’anni dopo la canzone di Millie, le prospettive e le soluzioni che le amiche mie di merende Nina Pinta e Santa Maria mi sottopongono, son variegate, fantasiose, sofisticate. Ma non superiori alla mitica ricetta di “prenditelo e basta”.
 
La ricetta più avanguardista, è quella dell’amica Nina, ex comunista. Secondo lei a un uomo è meglio non lavare i calzini: “amavo il mio amante e amavo essere la sua amante: condividevamo momenti bellissimi di cibo, sesso, parole. Poi lui se ne andava, e la vita di ciascuno riprendeva i binari passati”.
Certo non è una visione romantica della storia. E infatti, la mia seconda amica, più coetanea, più sognatrice, invece se lo vorrebbe prendere tutto. Ma lui non vuole: “non posso meritarmi uno che non vuole lasciare la moglie. Io con un uomo voglio costruire un progetto di vita, mica posso accettare che lui voglia stare con entrambe noi, e che ci si voglia tutti bene! Io lo mollo”.
La terza amica mia, invece, sta nel mezzo del guado. Dice che visto che ha capito che si innamora sempre di uomini sposati, e non ci può far nulla, ha deciso di accontentarsi: “un pomeriggio a settimana, una sera: entrambi la aspettiamo, stiamo bene. E’ vero, non c’è quotidianità, però c’è…”.
 
Insomma: il minino comun denominatore è che lui si diverte un casino. Perché lui può decidere. Lui fa e disfa. Lui si prende tutto. E intanto che noi siam qui a pensare a come prenderlo, lui è al lavoro che fa più carriera di noi, oppure è già con una terza amante che ci sta bagnando il naso.
 
Ho trovato geniale, lo scorso mese, una coraggiosissima romana di cui conosco bene il famoso amante, che ha rotto gli indugi, preso in mano cornetta del telefono, ed ha chiamato la di lui moglie, dicendole: “signora, suo marito ama me”. Argh!!!
La moglie se n’è andata in Francia. L’amante famoso ora è suo. Risultato ottenuto.
 
Quanto durerà? E soprattutto: quante altre donne ho conosciuto che sono eternamente rimaste amanti, di lui, di uomini che non hanno mai mollato le rispettive? Ecco, allora, la proposta di oggi è la seguente: in questo mese di agosto, in cui vi sentirete sole, amanti di tutto il mondo, riunitevi.
Fate come Mille Jackson. Continuate a sbagliare, e però sputtanatelo un po’. Parlate di lui che non c’è con le amiche. Confrontatevi con le altre che hanno lo stesso annoso “tema”. Rideteci sopra.

Tanto è in vacanza con moglie e bambini e vi ha lasciato ancora una volta sole, sotto il sole. Anche se voi siete quelle professioniste che: “io valgo”. Anche se siete qui a lavorare, e la moglie magari non ha mai lavorato. Anche se voi siete professioniste intelligenti e la moglie magari legge Harmony (con tutto il rispetto… per Harmony). Anche se voi vi occupate di meritocrazia e lei di colorazione cuscini del tinello della casa al mare. 
O no?