In un solo giorno Pierluigi Bersani è riuscito a farsi sbattere la porta in faccia da tutti. In un paese normale quando le cose vanno male, il maggior partito dell’opposizione chiede che il governo vada a casa, presenta i propri emendamenti a un disegno di legge criminogeno (quello sulle intercettazioni) e annuncia la fine di ogni rapporto politico con quelli della Lega che continuano a sfasciare l’Italia minacciando baionette e secessioni.

In un paese normale. E in un partito d’opposizione normale. Bersani ha fatto l’esatto contrario. Ha promesso (per bocca del suo capogruppo Franceschini) i voti del Pd agli emendamenti di Fini, facendosi ridere dietro da uno dei suoi attendenti (Bocchino: “Ci fa piacere sapere che il Pd condivida posizione di destra sulla tutela della legalità). Ha aperto alla Lega su un federalismo virtuoso (“…perchè noi democratici al federalismo ci teniamo…”), facendosi dare del golpista da Calderoli. Ha messo una stampella alla legislatura proponendo un bel governo di larghe intese con chi ci sta, facendosi dire di sì, subito, da Casini. Tutto sommato, se questa è la grinta dell’opposizione parlamentare, molto meglio stare con quella extraparlamentare.