Nel mio ultimo post ho parlato della strumentalizzazione politica delle sentenze (da parte dei politici, e non dei magistrati…) e del brutto vizio di “ giudicare il giudizio del giudice” (e, spesso, il giudice stesso!) senza nemmeno aver letto la motivazione.

Ecco, la sentenza di ieri relativa al senatore Dell’Utri ne è un ulteriore esempio. Tutti gli schieramenti politici hanno già commentato, affermato, dissertato, giudicato, argomentato ecc. ecc. sulla decisione, secondo un preciso percorso politico (e non logico, né, tantomeno, imparziale).

Difficile invece esprimersi prima di aver letto la motivazione: l’unico dato che, a mio avviso, è possibile constatare è che, essendo stata riformata la decisione per il periodo successivo al 1992, tutto il giudizio (nel caso in cui non sarà cassato dalla Suprema Corte di Cassazione) è probabilmente destinato a cadere in prescrizione. Allora sentiremo i soliti commenti cui ormai siamo abituati, soprattutto da parte di chi (per ignoranza o mala fede) cercherà di convincerci che la declaratoria di prescrizione è uguale alla assoluzione, perché il PM non è riuscito a dimostrare la colpevolezza nel termine di legge (dimenticando però di dire che il giudice, in ogni caso, ha l’obbligo di dichiarare l’assoluzione dell’imputato, se dalle carte risulta questo, anche in caso di prescrizione…)

Insomma, ormai siamo talmente abituati a questo tipo di commenti che potremmo scriverli noi stessi, prima ancora che i politici si esprimano! Anzi, prima o poi proverò a farlo io, così potrete avere i commenti dei politici sulle sentenze … ancora prima che si esprimano!