In Italia i  Presidenti delle Federazioni non pagano mai anche quando i loro errori sono evidentissimi. Quando Abete diventò Presidente della FIGC trovò Donadoni quale CT che stava preparando gli Europei.
Fece di tutto per manifestare la sfiducia al giovane tecnico ancor prima dei Campionati Europei dimostrando apertamente di volerlo cambiare con Marcello Lippi.

Gli Europei  furono affrontati da Donadoni senza alcuna copertura “politica”, anzi con la certezza che solo in caso di vittoria finale sarebbe stato riconfermato.

Quindi delegittimato dallo stesso Presidente nei confronti della squadra. L’Italia uscì ai rigori nei quarti di finale contro la Spagna, che poi vinse il titolo, ed a Donadoni non fu rinnovato il contratto.

La cocente delusione degli azzurri ai mondiali sudafricani è da addebitare ad una conduzione tecnica quantomeno discutibile di Marcello Lippi, ultimi in un girone di 4 scartine. Lippi, voluto a tutti i costi da Abete due anni fa,  aveva già anticipato l’intenzione di andarsene. La stessa cosa dovrebbe fare Abete, al pari del suo collega francese  dopo il disastro mondiale dei transalpini, ultimi come noi nel girone di qualificazione, ha rassegnato immediatamente le dimissioni.

Ma nello sport italiano i Presidenti di Federazione non pagano mai perchè ormai  non sono sostenuti come nell’altro secolo  dai risultati, ma solo dagli appoggi politici.