Alla sua società Bertolaso ha affidato milioni di euro di lavori segretati.

Aeroporti, carceri e strutture riservate come la sede dove si sarebbe dovuto svolgere il G8 alla Maddalena. Fino a quando non è stato fermato con l’arresto di Diego Anemone, l’omonimo gruppo familiare di Grottaferrata sguazzava allegramente nello stagno oscuro delle “opere segretate”. Anemone Costruzioni era diventata negli ultimi cinque anni l’asso pigliatutto dei lavori per i quali occorre il supernos, il super nulla osta di sicurezza concesso dal Ministero dell’interno a pochi eletti. Grazie al rapporto di ferro con il dirigente della presidenza del consiglio e della struttura incaricata dei grandi eventi, Angelo Balducci, il 39enne Diego Anemone, era riuscito a far decollare un’impresa di costruzioni di poche ambizioni (non poteva fino al 2005 gareggiare sopra i 5 milioni di euro) fino a farne un colosso inserito in tutti i mega-appalti della Protezione civile. Sotto la benedizione dell’amico Guido Bertolaso (che ha una certa dimestichezza con la materia essendo figlio di un generale dell’aeronautica e fratello di un capocentro del servizio segreto) il gruppo Anemone era esploso fino al fatturato record di 16milioni del 2005 per poi ripiegare nel 2007 a 10 milioni. Il valore reale del gruppo però era molto più alto. Oltre alla società Amp, che fattura altri 4 milioni di euro, e alla Maddalena Scarl, che si occupava dei lavori per un centinaio di milioni di euro del G8, ne facevano parte anche la Redim 2002 di Vanessa Pascucci, moglie di Diego; la Tecnocos dello zio Luciano e poi una rete di associazioni di imprese che avrebbero incassato decine di milioni di euro negli anni a venire.

Un gran risultato per una società che dispone solo di 26 impiegati ma che ha il suo vero valore aggiunto nelle capacità relazionali dei suoi proprietari. Secondo i giudici fiorentini, per esempio nei cantieri degli Anemone della Maddalena si annidava un piccolo conflitto di interessi per Guido Bertolaso: suo cognato, l’architetto Francesco Piermarini, fratello di Gloria, lavorava nel cantiere degli Anemone. Mentre il responsabile dei lavori per la struttura pubblica di Bertolaso, l’archietto Bruno Della Giovampaola, è stato in passato addirittura socio degli Anemone nella società di progettazione Medea. Grazie alle intercettazioni i magistrati ritengono di avere scoperto altri legami illeciti tra i controllori – Roberto De Santis, Angelo Balducci e Bruno Della Giovampaola – e i controllati: dai viaggi in aereo privato all’uso di automobili, dalle prestazioni sessuali all’offerta di mobili e persino del personale di servizio. Il successore di Balducci alla Maddalena, Roberto De Santis, raccomandava per i subappalti il fratello Marco. Ma se queste storie squallide erano finora ignote al pubblico, i legami societari tra Balducci e Anemone erano già stati illuminati dalle inchieste de L’Espresso. Bertolaso sapeva da un anno che il circolo Salario Village è stato creato da Filippo Balducci, figlio di Angelo, e da Diego Anemone. Eppure, invece di intervenire contro lo sconcio connubio di interessi del circolo, Bertolaso preferiva farsi organizzare in loco festini e massaggi. Forte di questo senso di impunità, la lobby triangolare Balducci-Anemone-Bertolaso, ha permesso alle società della famiglia di Grottaferrata di entrare contemporaneamente in tutti i grandi affari in ballo nel dipartimento della Presidenza del consiglio che ha la sua sede a due passi da San Giovanni, a Roma. Di volta in volta Anemone partecipava alle gare in associazione con una o più imprese dalle spalle larghe . Lo scopo era quello di ottenere l’affidamento garantendo a Bertolaso la garanzia di un’esecuzione veloce. Al di là della natura dei massaggi praticati al sottosegretario da Francesca e dell’esito dei balletti di Monica, era questa la principale contropartita per lui. Il “sistema gelatinoso” creato da Anemone e Balducci si basava su questo accordo tacito: le maglie larghe della legislazione d’urgenza permettevano di far lievitare i costi dei lavori e il guadagno per Anemone e compagni mentre Bertolaso otteneva il ritorno di immagine dell’esecuzione rapida. Basta fare un giro dei cantieri per capire però che, anche sotto questo aspetto il sistema Bertolaso-Anemone ha fallito. Il gruppo era entrato nell’affare da 20 milioni dello stadio del nuoto da costruire al Foro Italico per i mondiali del 2009. La spesa è lievitata (anche per colpa delle indecisioni della politica) ma nonostante le generose varianti, le piscine – sei mesi dopo i mondiali – ancora non ci sono.

Non va meglio con il secondo appalto da venti milioni di euro per il museo dello sport, sempre previsto nell’ambito dei lavori dei Mondiali di nuoto. L’affidamento è andato all’associazione di imprese della Igit di Bruno Ciolfi (che sta realizzando a Sassari con Anemone il nuovo carcere).

Ebbene, anche il museo dello Sport di Tor Vergata rappresenta un altro simbolo dell’inefficienza del sistema. A prescindere dalle presunte corruzioni, si tratta di un’opera che arriverà in ritardo e senza alcun senso compiuto. Lì accanto sarebbe dovuta sorgere la città dello sport progettata da Calatrava. Quando il comune non ha voluto stanziare i 200 milioni di euro necessari, bisognava trovare il coraggio di dire agli amici di Anemone che anche il museo sarebbe saltato. Ma l’opera è ovviamente andata avanti. Anche nell’altro grande evento gestito dalla struttura di Guido Bertolaso, la celebrazioni del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia nel 2011, i parenti e gli amici di Diego Anemone sono riusciti a mettere lo zampino. Tra le sette imprese associate per allargare l’aeroporto internazionale dell’Umbria di Perugia, un’opera tanto costosa (26 milioni di euro) quanto inutile secondo i tecnici, c’è la società della moglie di Diego Anemone e la Igit, del solito Bruno Ciolfi.

Gli Anemone non disdegnavano gli investimenti immobiliari nel centro storico di Roma. A Il Fatto Quotidiano risulta una strana coincidenza che non è segnalata dagli investigatori. Nel 2004 gli Anemone hanno comprato molti appartamenti a due passi da piazza della Pigna, una delle zone più belle di Roma, con una società immobiliare. Nello stesso periodo il figlio di Angelo Balducci, Filippo, lo stesso che poi diverrà socio degli Anemone nel circolo Salario, ha comprato molti appartamenti e negozi nello stesso palazzo. Dopo le prime indiscrezioni sui rapporti Anemone-Balducci, pochi mesi fa li ha rivenduti in blocco.

da Il Fatto Quotidiano del 13 febbraio 2010