E’ un vero peccato che la trattativa per portare Luciano Moggi al Bologna come consulente per il calciomercato sia naufragata. Sarebbe stato l’uomo giusto al posto giusto. Fu infatti grazie a lui se il Bologna, nel 2005, retrocesse in serie B e il suo allora presidente Giuseppe Gazzoni Frascara, galantuomo d’altri tempi, fallì. Ora Lucianone, dopo aver mandato la squadra in B, poteva riportarla in A, magari con qualche telefonata giusta alle persone giuste. Nel paese dei conflitti d’interessi, tutti ci avrebbero fatto presto l’abitudine.

Era la primavera di quattro anni fa e stava colando a picco la Fiorentina dei fratelli Della Valle: i due ingenuoni s’erano messi in testa di cambiare il calcio, schierandosi contro la cupoletta Moggi-Galliani che dominava sull’Italia pallonara, dunque ogni domenica la squadra viola veniva bastonata dagli arbitri e trascinata sull’orlo della retrocessione. Roba da far perder la pazienza anche a Giobbe, e persino all’allenatore Dino Zoff. A quel punto i Della Valle decidono di arrendersi e vanno a baciare la sacra pantofola di Lucky Luciano. E’ il 2 maggio 2005, la Fiorentina perde contro il Milan anche grazie a un arbitro supermoggiano come De Santis.

Della Valle parla al telefono con Moggi:

Moggi: L’arbitro vi ha fatto un culo così, ma noi abbiamo fatto casino
per voi.
Della Valle: Siamo sotto schiaffo, con certa gente più che prenderci un
caffè che posso fare?
Moggi: Prendici un cappuccino, ti devi incazzare, una scrollatina a settimana.
Della Valle: Non vogliamo dire nulla perché vogliamo che la squadra
conti sulle sue forze! Il resto… lo facciamo in privato, no?
Moggi: Sì, ma pensiamo a salva’ la Fiorentina.

La stessa sera Della Valle chiama Paolo Bergamo, il designatore arbitrale, anche lui nelle mani di Lucianone: “Non l’ho mai chiamata prima, non conoscendola, perché non sapevo neanche che uno potesse alzare il telefono e chiamarla. Più di una volta abbiamo avuto la voglia di capire un po’ certe cose, ma non l’ho mai fatto solo per quello, altrimenti avrei chiamato anche prima…”.

Il 6 maggio Sandro Mencucci, direttore generale dei viola, ringrazia il vicepresidente della Federcalcio Innocenzo Mazzini, altro uomo di Moggi, per la designazione dell’arbitro Dondarini in Chievo-Fiorentina: «Bel lavoro». Infatti la Fiorentina vince 2-1 grazie anche a Dondarini, che annulla un gol regolare al Chievo proprio al 90’.

Mazzini e Mencucci si risentono a fine partita:

Mazzini: Ti lamenti ancora?
Mencucci: Grande prova… Ho imparato, eccome se ho imparato!
Mazzini: Quando ci si affida a noi… Diglielo ai tuoi amici.

Il 14 maggio Diego Della Valle, Mencucci, Bergamo e Mazzini s’incontrano a pranzo in un ristorante di Firenze. Nel pomeriggio Mencucci chiama Mazzini: «Alla grande, meglio di così non poteva andare. Lui [Della Valle] di fare il paladino dei poveri s’è bello e rotto i coglioni, te lo dico io». Prima di Lazio-Fiorentina del 22 maggio, Diego Della Valle parla con Moggi dell’atteggiamento remissivo che si attende dai biancocelesti: «Se questi non fanno scherzi, ce la giochiamo…».

Moggi parla poi con Andrea Della Valle:

Moggi: Se non vi salvate è una roba da dilettanti, un punto a Roma
con la Lazio, tre punti l’ultima con il Brescia… Ma ti salvi, te lo dico
io… Ho parlato con Mazzini, andate a fare la partita in tranquillità per
prendere un punto, non per vincere… Andate con tranquillità che c’è
sempre chi vi guarda con attenzione.
Della Valle: Come dici tu ci portiamo un punto a casa e gli altri non
fanno risultati clamorosi… Ci salviamo.

Il presidente della Lazio Lotito ci tiene a mantenere una parvenza di rispettabilità, almeno al telefono.

Così chiama Mazzini e gli parla di Della Valle:

Lotito: Mi ha fatto tutto un discorso, hai capito? Mi ha fatto una proposta
da bandito, hai capito quale?
Mazzini: Quando giochi? Fra un po’ di partite?
Lotito: Sì, ma io… Non ti permettere, guarda non ti permettere veramente
con me, perché ti prendo a calci in culo fino a dopodomani…
Il 22 maggio la Fiorentina pareggia 1-1 con la Lazio: potrebbe vincere su rigore, ma l’arbitro Rosetti non vede un fallo di mano in area del laziale Luciano Zauri. Mazzini chiama Bergamo, furibondo. Il designatore concorda con lui: «È incredibile, sto facendo delle email, ti richiamo…». Subito dopo Mencucci chiama Mazzini, che assicura il suo interessamento: «Lo so, lo so, ho telefonato a chi di dovere, ma non sono io a fischiare… Dice che gli sta mandando delle email».

Poi Bergamo parla con Mazzini:

Bergamo: Ma che ti devo dire… È incredibile… Perché era tutto sistema…
Cioè, Dio, non sistemato… Pilotato, pilotato… Quello che mi rode
è che adesso alla Fiorentina potrebbe non bastare battere il Brescia.
Mazzini: Se si retrocede così, succede un casino…

L’ultima giornata è decisiva: il Parma non deve vincere a Lecce, altrimenti si salva e manda in B la Fiorentina. Arbitra il solito De Santis.

Il designatore lo chiama prima della partita per le ultime raccomandazioni:

Bergamo: Massimo, è tutto a posto?
De Santis: Ho parlato con i guardalinee, gli ho spiegato un po’ velatamente le cose, ci mettiamo in mezzo noi.
Bergamo: L’importante è che tu vinca.

Infatti la Fiorentina batte il Brescia 3-0 e Lecce-Parma finisce rocambolescamente 3-3.
Mazzini si felicita con Della Valle per la missione compiuta:

Mazzini: I cavalli boni vengono sempre fori. Le nostre pedine funzionano
sempre, l’operazione chirurgica è stata perfetta.
Della Valle: Certi errori non li faremo più.

Anche la Fiorentina, per grazia ricevuta, viene cooptata nel sistema Moggi. Intanto, al suo posto, retrocede il Bologna. Che non se ne riavrà mai più, passando da un galantuomo come Gazzoni Frascara ad avventurieri come Cazzola e Menarini, quello che l’altra sera era a cena con Moggi. Una cena che ricorda quella a casa del giudice costituzionale Mazzella con il collega Napolitano, Berlusconi, Letta, Vizzini, Bruno e Al Fano. I demolitori della Costituzione a cena con i giudici costituzionali fanno impallidire il demolitore del Bologna a cena col presidente del Bologna. Anche perché pare che Moggi e Menarini si diano del lei. Il giudice costituzionale Mazzella, invece, si rivolge al premier con un affettuoso “caro Silvio”. Pare che, nell’intimità, lo chiami “papi”.