Così sprofonda Himalaya City
Reportage

Così sprofonda Himalaya City

Joshimath, la capitale turistica dell'area, si abbassa 10 centimetri l'anno. I depositi morenici lasciati da un antichissimo ghiacciaio scomparso su cui è costruita non reggono l'espansione urbana. E il cambiamento climatico fa il resto

di foto e testo di Nicola Zolin

C’è una via sacra che conduce i pellegrini hindu verso l’Himalaya, fino a una delle dimore divine del dio Vishnu: il tempio di Badrinath. I devoti vi giungono durante i mesi più caldi attraversando le città sante di Haridwar e Rishikesh, seguendo il corso del Gange che, più a monte, prende il nome di Alakananda, fino ad arrivare a Joshimath, una sorta di capitale himalayana del turismo montano.La città sorge su antichi depositi morenici lasciati da un ghiacciaio scomparso migliaia di anni fa, poggiando su una base geologica estremamente fragile e instabile. Un terreno che negli ultimi anni ha cominciato a scricchiolare.

Piano piano la città ha cominciato a sprofondare. Nulla che la comunità scientifica non avesse già previsto: nel 1976 una commissione governativa guidata dal geologo M. C. Mishra aveva avvertito che l’espansione urbana incontrollata e le costruzioni pesanti avrebbero potuto provocare cedimenti del terreno. Quelle raccomandazioni, però, furono in larga parte ignorate. I dati satellitari pubblicati nel 2024 parlano di un abbassamento del terreno fino a 94,46 millimetri all’anno nelle aree più colpite. Oltre 868 edifici presentano profonde crepe strutturali e centinaia di famiglie sono state evacuate. Molti immobili sono stati dichiarati inagibili; interi quartieri vivono sotto una minaccia costante e numerose famiglie continuano a restare nonostante il pericolo. Per molti abitanti, lasciare Joshimath significherebbe perdere lavoro, reddito e qualsiasi possibilità di sopravvivenza economica.

L’Himalaya è diventato territorio strategico per nuovi corridoi stradali, centrali idroelettriche e infrastrutture dedicate al turismo religioso

Le strade della città raccontano una crisi ormai permanente: muri spaccati, case segnate per la demolizione, alberghi abbandonati, quartieri in cui acqua ed elettricità vengono interrotte a intermittenza. Eppure il governo indiano continua a investire e costruire, sull’onda della modernizzazione promossa da Narendra Modi e dal Bharatiya Janata Party (BJP), in nome di uno sviluppo turistico-religioso dai forti connotati nazionalisti hindu. L’Himalaya è diventato un territorio strategico per nuovi corridoi stradali, centrali idroelettriche e infrastrutture dedicate al turismo religioso, considerati essenziali sia per la crescita economica sia per consolidare la presenza indiana lungo il confine con la Cina. Sotto la città passa il tunnel della centrale idroelettrica Tapovan-Vishnugad della NTPC, mentre i lavori di ampliamento stradale del progetto Char Dham Pariyojana hanno modificato profondamente l’equilibrio dei versanti montani. Numerosi geologi, urbanisti e attivisti ambientali accusano il governo centrale e quello statale dell’Uttarakhand di aver privilegiato la rapidità di realizzazione e la crescita economica rispetto alla sicurezza ecologica dell’area.

In una regione già estremamente vulnerabile, scavi, esplosioni, alterazione delle falde acquifere, deforestazione e urbanizzazione intensiva si sono sommati agli effetti della crisi climatica, accelerando l’instabilità del terreno. Lo scioglimento dei ghiacciai himalayani, insieme all’aumento degli eventi meteorologici estremi e a precipitazioni sempre più irregolari, sta infatti trasformando profondamente l’equilibrio geologico dell’intera regione. Per molti esperti, Joshimath rappresenta oggi un caso emblematico di maladaptation: progetti concepiti per migliorare connettività, resilienza e sviluppo che finiscono invece per amplificare il rischio di catastrofi e di generare migrazioni climatiche.

Crepe strutturali su 868 edifici, molti dichiarati inagibili, quartieri pericolanti: ma per gli abitanti andare via sarebbe come perdere tutto

Nonostante ciò, il governo modi continua a costruire in nome di uno sviluppo di stampo nazionalista hindu


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