Li intercettava negli uffici del Consorzio Venezia Nuova o delle cooperative che contribuivano alla raccolta delle provviste per le tangenti. Li intercettava sui motoscafi, nei bar, a piazzale Roma, al Ponte dei Tre Archi o a Campo Santo Stefano. Li intercettava all’Hotel Monaco, a due passi da San Marco, nella sede della Regione Veneto, nel piazzale dell’hotel Ramada a Mestre o in quello del Motel Agip a Marghera. Li intercettava a casa, nei parcheggi o in autostrada. Non poche decine, ma migliaia di volte. Non per qualche settimana, ma per anni. Quando Carlo Nordio faceva il pubblico ministero a Venezia, e da procuratore aggiunto aveva la delega per i reati contro la pubblica amministrazione, sulle intercettazioni telefoniche (e quelle ambientali conseguenti) non ha mai lesinato, pur di scoprire creatori e distributori delle tangenti, i protagonisti del “sistema Mose”. Si trattava di una pianificata ricerca di consenso politico, scorciatoie procedurali e finanziamenti pubblici, lautamente pagata, che ruotava attorno al progetto di dighe mobili per tenere Venezia all’asciutto dall’acqua alta. Un’opera costata finora quasi sette miliardi di euro, entrata in funzione dopo vent’anni, ma non ancora collaudata.
L’indagine che portò anche all’arresto del governatore Galan partì subito con ascolti a valanga. Che finirono sui giornali
Non sarebbe stata possibile senza le intercettazioni la retata del giugno 2014, che portò a una trentina di arresti eccellenti (il governatore Giancarlo Galan, l’assessore regionale Renato Chisso, il generale della Finanza Emilio Spaziante, il presidente del Magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta, il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni ai domiciliari, gli imprenditori Roberto Meneguzzo e Alessandro Mazzi…) e a un centinaio di indagati (tra cui l’ex ministro Altero Matteoli). Adesso il Guardasigilli vorrebbe smantellare questo insostituibile strumento probatorio, se non per i reati di mafia e terrorismo. “L’inchiesta che ho coordinato sul Mose ha avuto migliaia di intercettazioni, ma erano mezzi di ricerca della prova, non di prova”, ha dichiarato in Parlamento il 7 dicembre.
Dagli archivi giudiziari emerge un’altra verità. Si arrivò ai primi arresti grazie alle intercettazioni, anche se la cricca del Mose riuscì a capire fin dal 2010 di essere controllata, al punto da ottenere, tramite il generale Spaziante (lautamente pagato), l’elenco dei telefoni sotto ascolto. Solo la diffidenza dei finanzieri di Mestre non vi inserì la localizzazione delle “cimici”, in particolare quelle nell’ufficio di Mazzacurati. Così il danno investigativo venne limitato, nonostante l’ingegnere già dal dicembre 2010 si lamentasse con il diplomatico Antonio Armellini (conversazione fono-ambientale): “Sei mesi di registrazioni… il mio telefonino me l’hanno detto… è ancora sotto controllo fino alla fine dell’anno… mi hanno detto di una telefonata che hanno registrato con il dottor Letta… una con Matteoli…”. Le intercettazioni contenute negli ordini di custodia cautelare notificati il 4 giugno 2014, finirono immediatamente sui giornali.
Era iniziato tutto con una verifica fiscale del Nucleo di polizia tributaria al Consorzio Venezia Nuova che stava realizzando il Mose, nell’Impresa Mantovani di Piergiorgio Baita e in alcune cooperative e società lagunari. I finanzieri scoprirono le false fatturazioni della Mantovani e capirono. “Già all’inizio dell’indagine gli operatori di Polizia giudiziaria avevano modo di intercettare numerose conversazioni e osservare contatti personali tra i vertici del Gruppo Mantovani e funzionari della Regione Veneto, funzionari dei ministeri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dei Beni Culturali e dell’Ambiente, nonché importanti politici sia nazionali che locali”.
Una ragnatela. Questa ricostruzione è contenuta nelle richieste di custodia cautelare. Il procuratore aggiunto Nordio firmò la più corposa, il 4 dicembre 2013, assieme al procuratore Luigi Delpino, ai sostituti Paola Tonini, Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Ma anche la richiesta del 6 dicembre 2013 riguardante il sindaco Orsoni, nonché una richiesta di sequestro preventivo del 2 aprile 2014, quando ormai il blitz era pronto.
Prima di allora? “Tali contatti e tali conversazioni lasciavano perplessi gli operatori di polizia giudiziaria sia per il tono confidenziale usato, che per la loro frequenza. La maggior parte dei contatti non avveniva presso sedi istituzionali o dell’impresa, ma in locali pubblici, ristoranti, alberghi, parcheggi, che portavano a ritenere che gli stessi fossero destinati ad accordi illeciti o che comunque non dovevano essere portati a conoscenza delle strutture amministrative in cui i pubblici ufficiali coinvolti operavano”. Solo le intercettazioni potevano districare la giungla del malaffare, dopo i primi arresti nel 2013 di Baita e Claudia Minutillo, segretaria di Galan.
“Nell’evoluzione dell’indagine il gip autorizzava intercettazioni telefoniche e telematiche nei confronti di Savioli Pio, Mazzacurati Giovanni, Sutto Federico, Neri Luciano, Brotto Maria Teresa (vice direttore tecnico Cvn), Cuccioletta Patrizio (Magistrato alle acque di Venezia), Giordano Francesco, Giampietro Marchese già vicepresidente del consiglio regionale del Veneto…”. Quest’ultimo era del Pd. Non basta: c’erano cimici negli uffici di Mazzacurati e Brotto, nella società Coveco e nelle auto di Savioli e Stefano Tomarelli, manager della società Condotte. “Sto facendo il giro per distribuire (ride, ndr) cosa vuoi vabbè uno di questi giorni mi mettono in galera e buttano via la chiave”, afferma per esempio Savioli, consigliere del Consorzio Venezia Nuova, intercettato l’8 febbraio 2013. “Al partito suo gli ho appena portato io 150 mila”. Il finanziere annota: per partito si intende il Popolo delle Libertà.
Solo così viene ricostruita la rete. Prima ascoltando, poi attivando i servizi Ocp (Osservazione, controllo e pedinamento). Corrotti e corruttori non cadono dall’albero, bisogna scovarli. Non tutti i nomi che seguono sono entrati da indagati nell’inchiesta, però il quadro svelato dalle intercettazioni è impressionante. Parola (anche) del pm, poi diventato Guardasigilli. “Quanto all’ingegner Mazzacurati le intercettazioni e i servizi Ocp consentivano di documentare a livello locale la posizione di totale sudditanza del magistrato alle Acque nei confronti del Consorzio Venezia Nuova, le frequentazioni di Mazzacurati con i politici locali tra i quali il sindaco Giorgio Orsoni e l’assessore Renato Chisso, le somme attinte dai fondi del Cvn attraverso false fatturazioni e destinate ai politici in occasione delle campagne elettorali (Europee 2009, Amministrative 2010, politiche 2013…)”. Il cerchio si allargava a livello nazionale: “Si poteva registrare la spasmodica attività posta in essere da Mazzacurati al fine di reperire i fondi da destinare alla conclusione del Mose e i contatti a tal fine intercorsi in occasione delle settimanali trasferte romane con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Gianni Letta e con i funzionari ministeriali della Presidenza del consiglio dei ministri, del ministero dell’Economia e delle Finanze, del ministero delle Infrastrutture e Trasporti”.
In molti capi d’accusa le intercettazioni diventano il riscontro esterno delle confessioni, per quanto riguarda incontri, contatti o dazioni di denaro. Un esempio tra tutti riguarda il sindaco Giorgio Orsoni, noto avvocato veneziano eletto con il centrosinistra, finito ai domiciliari, poi assolto per finanziamenti elettorali “in bianco” e prescritto per la parte di dazione “in nero”. Sono elencate la bellezza di 23 conversazioni tra l’8 maggio 2010 e il 6 aprile 2011, quale “riscontro al rapporto di contiguità tra Orsoni e il Cvn, non spiegabile solo con rapporti di tipo istituzionale, tenuto conto che solo un incontro avvenne nella sede istituzionalmente deputata (Ca’ Farsetti, il Comune), mentre gli altri avvennero o a casa di Orsoni o all’hotel Monaco (che si è già visto essere stato il luogo di elezione di incontri tra Baita e Mazzacurati ed altri correi per pianificare condotte illecite).
La formuletta ricorrente dei pm è definitiva: “Le convergenti chiamate in correità hanno trovato idonea conferma nell’attività di intercettazione telefonica ed ambientale…”.