“Il sistema per non farlo urlare c’è: quando capisci cosa vuole e quando ti dice di fare una cosa, la devi fare subito, così sistemi la faccenda e poi vivi tranquilla“. “È da sempre molto impegnato col lavoro e non sa minimamente cosa succede in casa. Non è mai andato a parlare con i professori, per poco nemmeno sapeva dove andavano a scuola i ragazzi“. “Per i quarant’anni mi ha regalato un paio di orecchini: per darmeli me li ha quasi tirati, col suo solito modo, ha presente?”. Quelli che precedono sono passaggi di un’intervista al Secolo XIX in cui Laura Sansebastiano, 62 anni, racconta il lato privato del marito Marco Bucci, 63, sindaco di Genova dal 2017 a capo di una coalizione di centrodestra. La first lady del capoluogo ligure, titolare di un’affermata pasticceria del centro, non ama la vita mondana e quasi mai – fino a ieri – aveva parlato della sua vita coniugale con la stampa. Ma il colloquio con il quotidiano cittadino mostra uno spaccato familiare piuttosto lontano dai moderni concetti di equilibrio dei ruoli e parità di genere. A partire dalla prima domanda, sull’inizio della storia d’amore: “I primi tempi andavamo sempre in montagna, scalavamo. Mi disse che non mi avrebbe sposato se non fossi arrivata in cima al monte Bianco”, racconta Sansebastiano.

E ancora, parlando di come sia cambiata la sua vita dopo l’elezione del marito: “Ho dovuto correre di più, perché si sono aggiunti gli eventi cui partecipare. Sono interessanti, anche se il tema non fa al caso mio trovo sempre qualcuno con cui conversare. Ma vado solo con mio marito, da sola non ha senso”. “In Comune il sindaco è noto per essere un tipo che urla, quando si arrabbia”, nota l’intervistatrice. Risposta: “Eh, ha sempre fatto così”. Segue spiegazione del “sistema per non farlo urlare”, cioè “fare subito” quello che dice, “così sistemi la faccenda e poi vivi tranquilla. Credo lo abbiano capito anche in Comune”. Poi il passaggio sul disinteresse nei confronti della vita familiare e della carriera scolastica dei due figli: “Eppure sono diventati entrambi ingegneri”. È femminista? “Mica tanto. Certo, quando vedo le retribuzioni e le carriere diverse mi arrabbio, ma purtroppo il problema è che la famiglia è sulle spalle della donna. Abbiamo impegni e obblighi diversi, ancora oggi. Alle donne che lavorano dico che vale la pena investire in un aiuto“, diverso da quello del marito, ça va sans dire. La moglie del sindaco dice che le piacerebbe accompagnarlo in qualche viaggio, ma non lo può fare “perché lui prende e va, nemmeno mi considera”.

A commentare l’intervista interviene con un duro comunicato il gruppo genovese di Non una di meno, il movimento transfemminista contro la violenza di genere. “Fosse una relazione qualunque ci chiederemmo come mai una persona sia disposta a sopportare tutto questo. Ma questa storiella ha due protagonisti d’eccezione: e così, una realtà ai limiti dell’accettabilità come questa viene raccontata, condita da aneddoti di famiglia, annacquata con particolari da storia delle fiabe. Una storia di sopportazione e di pazienza, al limite della violenza, che viene normalizzata da chi la pubblica”, scrivono le attiviste. “Ci rifiutiamo di accettare questa narrazione patriarcale, di tollerare questo atteggiamento paternalistico, di interpretare questi comportamenti come “gli alti e bassi di una relazione lunga una vita con un uomo di potere”, come piace pensare a molti. Ci vogliamo tranquillə senza dover sistemare alcuna faccenda decisa da altri prima di esserlo. Vogliamo famiglie in cui il carico gestionale sia equamente diviso. Vogliamo parole e articoli di giornale che descrivano vite possibili e che non facciano passare il patriarcato come stanza dorata“, attaccano.

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