Più di tre ore di vertice, concluso con le forza di maggioranza che confermano le parole del presidente del consiglio: andare avanti per rendere più solida la coalizione. Nel day after della fiducia ottenuta dal Senato, seppur senza maggioranza assoluta, Giuseppe Conte ha radunato i leader e i capidelegazione di Pd, M5s e Leu. Nel corso della riunione il premier e gli alleati hanno confermato la volontà di andare avanti nella costruzione della prospettiva politica indicata alle Camere da Conte, nell’ottica di rafforzare la maggioranza. L’intenzione dell’inquilino di Palazzo Chigi è quella di andare avanti, mantenendo per ora l’interim all’Agricoltura, e, solo successivamente, una volta puntellata la maggioranza, decidere sulla squadra di governo. Alla riunione erano presenti Vito Crimi e Alfonso Bonafede per il M5S, Nicola Zingaretti e Dario Franceschini per il Pd, Roberto Speranza per Leu. “Abbiamo fatto un primo passo ma siamo consapevoli che il quadro è fragile in questo momento e che necessita di essere rafforzato”, è il commento del capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio.

Dopo aver visto gli alleati, il capo dell’esecutivo è salito al Colle, per quello che viene definito un incontro “interlocutorio” lungo poco meno di un’ora. Il premier ha riferito sulla crisi di governo: un passaggio che, hanno ribadito fonti vicine al Quirinale, non è necessario perché l’esecutivo ha chiesto e ottenuto la fiducia (anche se in una Camera la maggioranza è relativa) in entrambi i rami del Parlamento. L’incontro, da cui per ora non trapela nulla, era atteso perché si inserisce in una consuetudine di rapporti tra il capo dello Stato e il presidente del Consiglio. L’inquilino di Palazzo Chigi ha chiarito come ed entro quando intende allargare la sua maggioranza per supplire all’uscita dei renziani. Il centrodestra, invece, è atteso al Colle nel pomeriggio di domani.

I concetti al centro della discussione tra il premier e Mattarella in qualche modo sono stati toccati anche da Zingaretti, tra i primi a parlare nel day after della fiducia al Senato. “Ora è il momento di voltare pagina, di rafforzare la forza parlamentare del governo. Ieri abbiamo evitato il salto nel buio di una crisi e abbiamo fatto bene. Ora dobbiamo agire su due fronti i problemi degli italiani e una prospettiva politica del governo”, ha detto il segretario all’emittente dem Radio Immagina. Zingaretti ha aggiunto di aver sentito il premier Conte ieri sera: “C’è assoluta consapevolezza di muoverci su questi due fronti”. Per oggi sono attesi nuovi movimenti tra i responsabili, da chi si è già palesato nei voti di questi giorni e chi invece ha preferito prendere tempo. La prima novità riguarda Renata Polverini, l’ex deputata di Forza Italia che ha votato per la fiducia al governo Conte, si accinge ad aderire a Centro democratico, la formazione di Bruno Tabacci. L’adesione alla componente del gruppo misto verrà comunicata a breve. Sempre dal Misto esce Veronica Giannone, deputata eletta dal M5s che aderisce a Forza Italia. I berlusconiani mantengono così 91 seggi a Montecitorio ma a Palazzo Madama, dopo la doppia defezione di Mariarosaria Rossi e Andrea Causin, temono altre uscite.

Intanto dal Pd, fin dal mattino, hanno cercato di lanciare segnali distensivi e ribadire che il governo intende andare avanti. “Il voto del Parlamento sè un buon punto di partenza, adesso se durante questa emergenza si allargherà la maggioranza, si consoliderà il quadro, significa che potremo fare un patto di legislatura fino alla fine e un riassetto del governo. Se non accadrà non abbiamo paura delle elezioni, che sono l’ultima risorsa democratica”, ha detto Goffredo Bettini a L’intervista di Maria Latella su SkyTg24. Per il dirigente dem la rottura con Italia viva è ormai insanabile: “Renzi dopo aver aperto la crisi, attraverso Rosato ha detto ‘in due ore si risolve tutto; lo ha detto dopo, non prima. Ma come? Sei insoddisfatto in modo tale da far cadere il governo e poi con lo stesso governo in due ore risolvi tutto? Non è un modo serio di fare. Io penso che la rottura è stata così profonda che non si può far finta di niente. Addebitare a Conte un vulnus alla democrazia italiana non è superabile”. Bettini sospetta poi che Renzi abbia “fatto astenere i gruppi perché dentro aveva un malessere e molti di loro non hanno condiviso la crisi”. La maggioranza dunque ora deve guardare altrove. Dove? “Penso che la legge elettorale proporzionale – ha detto il dirigente del Pd – sia uno dei temi che può essere condiviso da Forza Italia. E’ evidente che a una parte grande di Fi non piace stare sotto il tallone di Salvini, di forze amiche di Orban e non di Merkel, perché Fi sta con la Cdu, non con i sovranisti. Poi scelgono con chi stare al governo, e il proporzionale gli permette di avere una voce”.

Una linea espressa dal segretario Zingaretti, ma anche da Franceschini: “Il governo deve rafforzarsi, non solo numericamente, ma anche da un punto di vista politico”, ha detto il minsitro dei Beni culturali in un’intervista a Repubblica. “Abbiamo avviato la revisione del programma per un nuovo Patto di Legislatura, che resta necessario”. Quindi ha ribadito che “c’è un governo che ha preso la fiducia e ora è nella pienezza dei poteri. Approveremo subito lo scostamento, i nuovi ristori e manderemo entro febbraio il Recovery plan in Europa. Una crisi sarebbe stata un salto nel buio per l’Italia”. Questo però non esclude che il lavoro cominci oggi: “È chiaro che quello di oggi non è un punto di arrivo, ma di partenza, su cui costruire una prospettiva politica, un governo è forte se può contare su almeno 170 senatori. Ora quindi dobbiamo lavorare per rafforzarlo. Oggi si tratta di fare di necessità virtù; alcuni hanno deciso di sostenere il governo e altri, pur non votando la fiducia, hanno detto ‘per ora’, mostrando interesse per un nuovo spazio politico”. Come per esempio “diversi moderati di centrodestra, dall’Udc a Forza Italia alla componente di Romani e Quagliariello“. Per questo – ha proseguito – “abbiamo offerto, e l’offerta resta in campo, di allargare la maggioranza a tutti i moderati che stanno con grande disagio in una alleanza a guida Salvini e Meloni, per sostenere una linea europeista e approvare una legge proporzionale che liberi il Paese da alleanze forzate. Per Forza Italia è una occasione. Credo, anzi so, che ci sono molti forzisti interessati”.

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