I servizi di sicurezza russi (Fsb) restano convinti che l’intelligence militare ucraina sia coinvolta nell’attacco terroristico alla sala concerto Crocus City Hall di Mosca del 22 marzo scorso, in cui sono morte 144 persone e 551 sono rimaste ferite. Lo ha ribadito martedì il direttore del servizio, Alexander Bortnikov, durante una riunione Comitato nazionale antiterrorismo russo.

L’attacco al Crocus è stato rivendicato dall’Isis-K, la branca di Daesh nata nella provincia persiana del Khorasan, a cavallo tra Iran, Afghanistan e Turkmenistan. Ma le autorità russe, pur ammettendo che gli esecutori materiali erano estremisti islamici, fin dal primo giorno hanno puntato il dito contro Kiev come mandante finale, anche per giustificare la gigantesca falla di sicurezza che ha consentito l’attentato.

Nell’inchiesta sono stati arrestati finora diversi immigrati dal Tagikistan, di cui quattro sono accusati di essere gli esecutori materiali e sono sotto processo .

Bortnikov non ha prodotto altre prove, ma nella sua dichiarazione di martedì dà per assodato il legame tra Kiev e gli attentatori: “I servizi segreti ucraini e di Paesi della Nato “stanno cercando e reclutando esecutori di crimini di alto profilo, anche tra i lavoratori immigrati. Un esempio indicativo è il coinvolgimento dell’intelligence militare ucraina nell’attacco terroristico al Crocus City Hall, che abbiamo stabilito”.

Negli ultimi due anni, ha affermato il direttore dell’Fsb, i servizi di sicurezza russi hanno soppresso le attività di 32 cellule di organizzazioni terroristiche internazionali composte da migranti.

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