A Imola arrivò l’unico podio della carriera, nel weekend del 1994 ricordato nella storia per le tragedie di Roland Ratzenberger e Ayrton Senna. Nicola Larini, 60 anni, sostituì l’infortunato Jean Alesi in Ferrari per quella gara. Arrivò secondo, ma fu stravolto dalla notizia della morte dell’amico Ayrton, che visitò anche nella sua casa a due passi da Rio de Janeiro. Oggi, a 30 anni di distanza, ricorda quei momenti e nel frattempo guarda al presente, alla gara del Santerno in programma domenica 19 maggio.

A Imola Red Bull sempre favorita, ma nelle libere si è vista una Ferrari in palla con i nuovi aggiornamenti…
La Ferrari sicuramente avrà ridotto il gap con gli aggiornamenti, ma Verstappen resta davanti a tutti. E la Red Bull continuerà così nonostante il momento delicato vissuto all’interno della squadra.

E la McLaren e la Mercedes come le vede?
La prima è entrata nella partita dei top team e può dire la sua, aiutata due settimane fa nella vittoria a Miami con Norris, anche se per Lando era solo questione di tempo. Per la Mercedes non credo sia un problema di motore, visto che sulla McLaren sta rendendo. È più un problema aerodinamico, resta da vedere dato che anche lei presenta alcuni aggiornamenti.

Vasseur sta operando una serie di cambi all’interno della scuderia: è arrivato Bryan Bozzi al posto di Xavier Marcos come ingegnere di pista di Leclerc, sono stati ufficializzati Serra e D’Ambrosio dalla Mercedes. Era giusto cambiare?
In Formula 1 il pilota non basta se poi gli ingegneri non garantiscono un’auto all’altezza. Da solo Hamilton non avrebbe potuto raggiungere la vetta. Ben vengano se possono portare le loro conoscenze. Mettere su una struttura consolidata può essere la chiave per tornare a vincere. Mi auguro anche che la Ferrari prenda Newey, farebbe uno step non indifferente.

Siamo quasi a un passo dall’arrivo del nuovo regolamento tecnico nel 2026, quello legato al cambio dei motori che vedranno una parte ibrida più potenziata.
Un motore con una parte ibrida dovrebbe rimanere, magari più limitata. Ci vorrebbe un accumulatore più facile, che andrebbe sviluppato. E magari al posto del Drs un sistema ‘push to pass’, dove il pilota prende maggior energia per superare chi ha davanti, optando per questa possibilità per un numero limitato di volte. Domenicali negli ultimi giorni ha detto di ambire ai motori aspirati con benzina ecologica, sarebbe bello per i fan, che vogliono sentire i decibel e non avere motori più tendenti per suono a quelli di una Formula E.

Sono passati 30 anni dalla morte di Senna in pista a Imola e proprio quel primo maggio ottenne l’unico podio in carriera, a bordo della Ferrari. Considerando come è andata, avrebbe preferito ottenerlo in un altro GP?
A conti fatti sì, ma avrei preferito a prescindere che non fosse accaduto quanto accaduto. Le morti di Ayrton e di Ratzenberger resero quel weekend il più brutto di sempre. Quel secondo posto me lo meritai, se Ayrton fosse arrivato in fondo credo che sarei giunto comunque terzo, perché avevo passo e stavo facendo una grande gara. Sul podio ancora non sapevo della morte di Senna, l’ho saputo solo alle 17.30, quando Jean Todt (ex team principal Ferrari, ndr) mi convocò nel motorhome della squadra per darmi la notizia. Alla fine di tutto presi la macchina e tornai in Versilia, senza dire nulla, non c’era proprio nulla per cui festeggiare.

La curva del Tamburello era da cambiare prima?
Considerando i botti di Berger (nel 1989) e di Alboreto (nel 1991) sarebbe forse stato meglio mettere una variante prima, per arrivare più tranquilli alla Villeneuve. Invece si arrivava velocissimi fino alla Tosa, privilegiando i sorpassi. Il rischio ora è che con una collisione ci si butti fuori.

Un peccato che le modifiche Fia alla sicurezza di piste e vetture, già pronte per fare il loro ingresso, avvennero dopo quel weekend…
Da quel momento la Fia impose una serie di cambiamenti. Brutto da dire, ma quanto accaduto a Imola ha accelerato il processo di inserimento di queste norme. Le piste però hanno perso di valore, sono diventante meno da pilota. Solo Imola è tornata un po’ indietro, tirando via le parti cementate e rimettendo la ghiaia. Così dovrebbero fare anche in altre piste, piuttosto che mantenere la regola dei track limit, che per me spegne l’entusiasmo di una gara.

Senna fu suo amico, che persona era?
Una persona riservata, un professionista vero con i suoi allenamenti mirati. Cambiò il modo di prepararsi alla gare, dato che a quei tempi molti piloti, svestita la tuta e finiti i briefing vari, andavano a fare baldoria. Una volta c’era un gran cinema, tante donne nel paddock. Con il suo modo di fare ha appassionato ancora oggi le generazioni. Ricordo quando andai a trovarlo nella sua villa in Brasile, ad Angra dos Reis. Con lui passai tanti momenti belli.

Ci racconta un aneddoto?
Avevamo lo stesso preparatore fisico, Riccardo Ceccarelli di ‘Formula Medicine’. Facemmo un test a Imola e in quell’occasione ci prelevò il sangue prima e dopo le prove. Senna, quando lo disse, lo guardò come se fosse un pazzo, ridendoci su poi con me. All’epoca non c’erano tanti dati corporei, ma da quell’approccio ne vennero fuori dei valori interessanti, tanto che Ayrton poi si incuriosì. Lo considerò come un plus per la sua strategia di allenamento.

Proprio di Senna poteva esserne il compagno in Ferrari nel 1991, prima dell’opposizione del presidente Piero Fusaro. Come andò?
Fiorio (allora direttore sportivo Ferrari, ndr) voleva entrambi, ma sopra di lui il presidente purtroppo decise diversamente. Nel piano di Cesare sarei arrivato solo se Prost avesse deciso di cambiare aria. Fatto che non si avverò. L’anno precedente non arrivò nemmeno Ayrton, dato che prevalse la volontà dello stesso Fusaro di prendere Prost (nonostante un pre-accordo già firmato).

Alcune voci dicono che Toto Wolff stia pensando di far esordire Andrea Kimi Antonelli in Williams dopo l’estate al posto di Logan Sargeant, quando compirà 18 anni. Sarebbe troppo prematuro?
Kimi ha tutte le qualità per diventare grande. Un weekend di gara non è come provare l’auto per le sole FP1, è ben diverso. Se ciò avvenisse, per me però può tranquillamente dire la sua.

Il calendario in futuro potrebbe arrivare fino a 25 tappe e il rischio, secondo il presidente della F1 Stefano Domenicali, è che dopo il 2025 non si possa più assistere a due GP italiani. Sarebbe una perdita grave per l’Italia?
Senza Imola sarebbe un peccato, ma la F1 di oggi guarda al business e a circuiti moderni e all’avanguardia. La cosa che considero ben più grave però è questo calendario così folto. Un massacro fisico per piloti, meccanici e tutto lo staff della Formula 1 che deve spostarsi in giro per il mondo. Così le persone si mettono sotto stress.

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