Mentre sull’invio di armi americane a Israele si sta consumando una crisi senza precedenti nei rapporti tra Washington e Tel Aviv, la Cnn ha rivelato i contenti di un report consegnato nelle scorse ore dal Dipartimento di Stato a Capitol Hill. Nel documento l’amministrazione Biden afferma che è “ragionevole ritenere” che le armi fornite dagli Stati Uniti siano state utilizzate dalle forze israeliane a Gaza in modi “incoerenti” con il diritto umanitario internazionale “o con le migliori pratiche stabilite per mitigare i danni ai civili”. E la notizia è stata diffusa proprio poco prima che l’esercito israeliano chiedesse nuove evacuazioni nella città di Rafah.

Il documento – Un rapporto, sottolinea il canale all news Usa, “che è aspramente critico nei confronti del bilancio della campagna militare israeliana”. Le indagini su potenziali violazioni sono in corso, ma il rapporto ha osservato che gli Stati Uniti “non hanno informazioni complete per valutare” se le armi statunitensi “siano state specificamente utilizzate” in presunte violazioni del diritto internazionale umanitario. Il rapporto, che riguarda il periodo dallo scoppio della guerra con Hamas il 7 ottobre alla fine di aprile, non ha rilevato che Israele abbia trattenuto gli aiuti umanitari a Gaza in violazione della legge statunitense.

Il documento sta attirando critiche sia da parte della sinistra dem che dei repubblicani, per opposte ragioni. Tra i motivi di discussione, il fatto che allo stesso tempo si sottolinea di non aver ricevuto abbastanza informazioni per concludere in modo definitivo che siano state usate per violazioni dei diritti umani. Cosa che significa che gli aiuti militari Usa continueranno ad arrivare da Israele. Il difficile compromesso diplomatico scelto dall’amministrazione Usa, contenuto nel rapporto di 46 pagine consegnato al Congresso proprio nel momento di massima tensione con Israele, dopo che Joe Biden ha minacciato di sospendere alcune forniture militari se continuerà l’offensiva a Rafah, ha finito per scontentare sia chi, i repubblicani, lo legge come un pericoloso abbandono della politica di sostegno ad Israele, sia chi – la sinistra dem – che invece da tempo chiede a Biden si sospendere questo sostegno di fronte agli oltre 34mila palestinesi uccisi, in maggioranza civili, in questi sette mesi di conflitto. “L’amministrazione ha dato una valutazione dannosa dal punto di vista politico per Israele, mentre annuncia pubblicamente che sta fermando l’invio di una serie di armi di precisione”, ha dichiarato il senatore repubblicano Jim Risch, riporta Politico, affermando che questa è una mossa con cui Biden “sta cercando di placare i suoi elettori di estrema sinistra alle spese di uno stretto alleato nel mezzo di una guerra giustificata contro i terroristi di Hamas”.

Rafah – Intanto la tensione rimane altissima. L’esercito israeliano ha chiesto alla popolazione di altri quartieri della città di Rafah di evacuare le loro abitazioni, utilizzando anche volantini in arabo, mentre si intensificano i combattimenti nella città più a sud della Striscia di Gaza. Il portavoce in arabo dell’Idf, Avitai Adraee, ha diffuso una lista di nuove zone da evacuare in aggiunta e diverse da quelle orientali indicate la scorsa settimana. Le nuova zone da evacuare riguardano i campi di Shaboura e i quartieri di Geneina e Khirbat al-Adas. L’Idf stima che circa 300.000 palestinesi abbiano già evacuato Rafah, nel sud di Gaza, per ‘zona umanitarià designata nelle aree di al-Mawasi e Khan Younis.

Intanto due fonti israeliane al Times of Israel hanno riferito che il capo di Hamas a Gaza, Yahya Sinwar, non si nasconde a Rafah, nel sud della Striscia dove, nei quartieri orientali della città, è in corso l’operazione dell’Idf. Le due fonti hanno detto che Israele al momento non sa con certezza dove esattamente sia Sinwar, ma hanno citato l’intelligence secondo cui il leader di Hamas è ancora a Gaza e sarebbe nascosto nei tunnel dell’area di Khan Yunis a circa 7 chilometri da Rafah. Sinwar è il ricercato numero uno di Israele insieme al comandante delle Brigate Qassam, Mohammed Deif.

Continuano inoltre i bombardamenti nella Striscia. “Decine di civili, fra cui un giornalista, sua moglie e suo figlio, sono stati uccisi e altri sono rimasti feriti” in incursioni aeree israeliane in vari punti della Striscia di Gaza, secondo quanto scrive l’agenzia di stampa palestinese Wafa. Secondo Wafa, che cita fonti locali, il cronista Bahaa Okasha e i suoi familiari sono morti in casa sua loro nel campo di Jabalia, nel nord. Altre vittime nel centro della città di Gaza, dove è stata colpita l’abitazione della famiglia Siam. Dieci morti ad Al-Zawaida, nel centro della Striscia, dov’è stata colpita la casa della famiglia Al-Khatib. Bombardamenti, infine, nell’area di Rafah.

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