“I casi di molestie e violenze all’Università di Torino non sono isolati ma sono un problema sistemico che va risolto a livello strutturale”. Lo dicono le centinaia di studentesse dell’Università di Torino riunite nell’assemblea Mai più Zitt3 che per prime hanno sollevato i casi di violenze all’interno dell’ateneo. “Dal femminicidio di Cecchettin è emersa un’esigenza di dover parlare – spiega Bianca, una delle studentesse che fa parte di Mai più Zitt3 – e così abbiamo iniziato a riunirci in assemblee durante le quali è emersa la testimonianza delle molestie di un professore di filosofia”. Non è un caso che sia emersa proprio in quel momento. “Questo è potuto succedere perché l’assemblea è uno spazio sicuro di condivisione” commenta un’altra studentessa, Barbara, sottolineando l’importanza della forza collettiva. “In quanto donne si prova vergogna a denunciare i casi di molestia o violenza, quando si sente invece la voce di altre compagne alle quali è successa la stessa cosa si ha una forza maggiore. Da sole queste sono cose difficili da affrontare mentre insieme è molto più semplice”. Nel corso dei mesi l’assemblea è diventata sempre più grande ed è riuscita a coinvolgere anche le lavoratrici dell’Università, dalle docenti al personale tecnico amministrativo.

Attaccano il rettore Stefano Geuna accusato di fare “pinkwashing” e la sfiducia verse le istituzioni “è grande”. Un esempio? “All’Università di Torino esiste un solo centro antiviolenza, ha sede nella main hall del campus Einaudi, in uno spazio pubblico aperto e di passaggio, in un orario molto breve. Diventa difficile andare a denunciare in un luogo così pubblico dove tutti sanno che cosa sta facendo chi si sta recando lì”. Ma quella che è mancata, secondo le attiviste, è stata “un’autocritica dell’Università come Istituzione”. E la dimostrazione di ciò è che al professore di filosofia accusato di molestie “è stata comminata una sospensione di un solo mese – aggiunge Barbara – dunque tornerà in aula nella sua stessa posizione di potere verso le sue stesse studentesse”. Per questo motivo mercoledì le attiviste di Mai Più Zitt3 hanno interrotto un incontro sulla violenza di genere organizzato dal rettore, che si difende così: “Stiamo cercando di mettere in campo azioni che non siano solo dei codici, ma sono una trasformazione culturale – ha spiegato Geuna – non ho mai detto che si tratta di mele marce, ma la violenza è diffusa nella società, e purtroppo anche nelle Università le cose succedono”. Parole che non bastano all’assemblea che chiede una didattica transfemminista e una giustizia trasformativa per chi agisce violenza. “Non basta penalizzare e punire chi compie molestie – conclude Barbara – ma è anche necessario un processo di rieducazione perché l’uomo violento è un figlio sano del patriarcato”.

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