La bozza del “decreto Pnrr” sul tavolo del Consiglio dei ministri del 26 febbraio, con le novità in materia di sicurezza nei cantieri annunciate dalla ministra Marina Calderone, sta destando preoccupazione. Non solo la patente a punti per le imprese, dichiarata insufficiente dai sindacati al termine dell’incontro col governo. Modificando il decreto legislativo 276/2003, la famosa legge Biagi, l’articolo 32 del nuovo decreto prevede che “al personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nell’eventuale subappalto è corrisposto un trattamento economico complessivo non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale maggiormente applicato nel settore e per la zona il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto”. Una formula, questa del contratto “maggiormente applicato”, già inserita nella discussa delega al governo con cui la maggioranza ha esautorato il Parlamento sul salario minimo. “Ormai è chiaro che si tratta di una precisa strategia”, commenta il giuslavorista Vincenzo Martino.

Una differenza sostanziale, quella tra le nozioni di contratto maggiormente applicato e contratto sottoscritto dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. “Nel primo caso, a scegliersi il contratto è il datore, aderendo all’associazione imprenditoriale che stipula quello che ritiene più favorevole”, spiega Martino. Un esempio? “Il contratto più applicato ai rider è quello dell’Ugl (Unione generale del lavoro), che non è esattamente un sindacato rappresentativo, ma ha fatto un contratto conveniente che i datori del food delivery hanno firmato, a prescindere da qualunque verifica sull’effettiva rappresentatività sindacale di quell’accordo”. Il gioco è fatto: “Il contratto Ugl è quello maggiormente applicato in quel settore”. Così il governo “rischia di incentivare la contrattazione pirata”, quella fatta da organizzazioni di comodo che, spiega l’avvocato Martino, “non hanno dietro i lavoratori, ma piuttosto gli interessi delle imprese che li impiegano”.

La strategia? “Ritrovare oggi la stessa, pericolosa nozione di contratto maggiormente applicato già utilizzata a novembre nella legge delega sul salario minimo significa che c’è una chiara intenzione di limitare il potere delle organizzazioni rappresentative in favore di altri soggetti, quelli che ormai vediamo regolarmente invitati ai tavoli del governo, al pari di altri sindacati, nonostante non abbiano dietro i lavoratori”. Cancellare il riferimento democratico ai contratti firmati dalle associazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, avverte il giuslavorista, “mette a repentaglio sia il salario che le condizioni normative degli appalti: turni, orari, le stesse disposizioni contrattuali in tema di sicurezza”. “Non basta, come immagino farà il governo sulla scia dei fatti di Firenze, giustificarsi con la volontà di dare coerenza contrattuale a un settore produttivo”, aggiunge. “Vanno applicati contratti davvero rappresentativi, sia sul fronte delle organizzazioni imprenditoriali che sindacali”. Da ultimo, lo stesso articolo 32 del decreto parla di contratti collettivi “nazionali e territoriali”. “Viste le sentenze che già consentono a questi ultimi di derogare in peggio, è un bel problema: basterà che in una zona del Paese si inventino un sindacato che fa un contratto per gli edili ed ecco che diventa, per la sola convenienza dei datori, quello maggiormente applicato”, ragiona. “Che si tenti il ritorno alle gabbie salari attraverso i contratti collettivi territoriali?”.

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