La scuola italiana è mandata avanti dai precari. A denunciarlo è la Uil Scuola che ha condotto un’analisi statistica che consente di prendere in esame per ogni anno scolastico e per profilo professionale la mappa del personale impegnato tra i banchi: in otto anni, la quota degli insegnanti a tempo determinato (cioè quelli assunti da settembre a giugno o al massimo a fine agosto), è raddoppiata passando dal 12% del 2015 al 24% del totale nel 2023.

Giuseppe D’Aprile, il segretario nazionale della Uil Scuola, ha voluto andare oltre le parole e guardare a fondo il problema con la sua organizzazione. La crescita del precariato è costante, ha attraversato governi e maggioranze diverse: in media aumenta di quasi due punti percentuali ogni anno scolastico, arrivando al dato attuale di 234.576 insegnanti precari su un totale di 943.68 docenti in servizio. Non fa eccezione il personale Ata: uno su cinque è con un contratto a scadenza. Nel 2023 il 21,64% del personale in questo settore (collaboratori scolastici, impiegati eccetera) era a tempo determinato mentre otto anni fa la percentuale era del 12,75%.

Pessimi anche i numeri che riguardano gli insegnanti di sostegno a fronte di un continuo appello delle associazioni del Terzo Settore e delle famiglie dei disabili ad assicurare la continuità didattica: la percentuale di precarietà, negli anni considerati, è raddoppiata, passando dal 29% del 2015 al 59% nel 2023. Se si mette questo dato in relazione al totale dei maestri e dei professori di sostegno di ruolo si vede chiaramente che in otto anni il loro numero è rimasto praticamente al punto inziale.

Ad una parziale stabilizzazione del personale (+1,46% del 2023) fa da contrappeso una crescita esponenziale del personale precario. “La mole di precariato nella scuola, unica nel settore pubblico, è la testimonianza che tutte le procedure di reclutamento e i mancati investimenti attuati fino ad oggi hanno raddoppiato il personale a tempo”, spiega D’Aprile al fattoquotidiano.it. “I numeri lo dimostrano. Le tornate concorsuali distribuite negli anni non sono servite a rendere stabile il lavoro che si fa a scuola”. Così se, in valori assoluti, nel 2015 gli insegnanti precari erano 100.277, nell’anno scolastico appena trascorso i docenti con contratto a tempo sono stati 234.576: 134.299 in più in otto anni. Perché?

La risposta arriva dal dossier della Uil: “Per il personale docente di ruolo il segno più appare nel 2017 (+0,92%), nel 2021 (+0,49%) e nel 2022 (+1,46%). Anni nei quali sono stati immessi in ruolo rispettivamente 6.720, 3.374 e 10.209 insegnanti. Ciononostante, il dato sulla precarietà relativo al 2023 mostra un +4,28%. Emerge – sottolinea D’Aprile – un quadro complessivo nel quale, anche quando ci sono concorsi, i meccanismi di reclutamento sono inadeguati. Un sistema rigido che riproduce lavoro precario”.

Oggi, su un totale di 217.796 insegnanti di sostegno, 129.298 sono precari. Il dato comparato negli anni mostra un elemento importante: il tasso di crescita della precarietà è passato dal 40,56% del 2016 dove più della metà degli insegnanti di sostegno era precaria (quasi 52mila su 87mila) al 5,75% dello scorso anno. Questo non perché gli insegnanti siano passati di ruolo ma perché si calcola la crescita anno per anno, e a precarietà si è aggiunta precarietà arrivando a 129.298 insegnanti dai 36mila del 2015. In pratica è diminuito il tasso di crescita della precarietà degli insegnanti di sostegno (da 40,56% del 2016 al 5% del 2023) ma l’incremento dei docenti di sostegno a tempo indeterminato vede sempre (esclusa le annate 2017/2018 e 2002/2023) un meno davanti alla cifra percentuale (-1,52 nel 2016/2017; -1,82 nel 2018/2019; – 2,57 % nel 2019/2020; – 5,65% nel 2020/2021; -4,23% nel 2021/2022): mancate assunzioni che hanno creato una vera e propria emorragia.

Per il segretario nazionale della categoria la questione è di volontà politica: “Per stabilizzare 250mila precari basterebbero 180 milioni di euro, con un costo per unità di personale di 716,12 euro, cifre ancora valide calcolate in uno studio della Uil di fine 2022. La situazione è insostenibile se si pensa che già l’Italia è sottoposta a procedura di infrazione, da parte dell’Unione europea, per la reiterazione dei contratti a termine che causano un licenziamento di massa a giugno con riassunzione a settembre. Il tutto a danno delle famiglie e della continuità didattica degli alunni. 250.000 persone, prima che precari, che assolvono al proprio compito con dovere e professionalità, facendo funzionare la scuola tutti i giorni e che puntualmente scompaiono dai radar della politica i cui riflettori si riaccendono improvvisamente in campagna elettorale”.

Per il segretario ci sono anche le soluzioni: “La via maestra è rappresentata dagli investimenti. La strada giusta non è tagliare le risorse per far quadrare i conti del bilancio, ma investire sulla scuola per garantire stabilità al personale interessato. Solo così si potrà risolvere questa criticità. Un cambio di rotta che deve partire dalla consapevolezza che, senza la stabilizzazione del personale, si pregiudica la qualità della scuola e inevitabilmente le sorti delle nuove generazioni e, quindi, di questo paese”.

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