La serata più attesa, la quarta, questa. I risultati non rendono giustizia a quanto ascoltato ieri.

Annalisa, con La Rappresentante di lista e il coro Artemia, regala una versione di Sweet dreams potentissima. Santi Francesi e Skin: dopo questa superlativa, trascinante interpretazione di Hallelujah, niente è più come prima.

Bnkr44 e Pino D’Angiò, il momento che aspettavo, amando incondizionatamente Ma quale idea, sempre presente nelle mie playlist. Quel giro di basso potrebbe andare in loop per un’ora facendoci sempre ballare. Ebbene, i ragazzi sono stati in grado di offrire una gradevole personale interpretazione, supportata da un tenero Pino D’Angiò, la cui sola presenza sul palco è sufficiente, anche se non può interpretare più il giovanotto viveur di un tempo.

Angelina Mango, con il quartetto d’archi dell’Orchestra di Roma, scioglie finalmente tutta la sua emozione nell’interpretare uno dei più grandi successi del padre, La rondine. Indimenticabile. Tutto il teatro in piedi mentre vengono inquadrati striscioni inneggianti a Pino.

Roberto Vecchioni e Alfa creano una dolce accoppiata, come padre e figlio. Un duetto toccante, emozionante, convincente. Bravissimi. Standing ovation meritatissima. Gazzelle e Fulminacci propongono Notte prima degli esami, canzone molto amata, infatti il pubblico la canta con tanto di torce accese. Versione non male, personalizzata dai loro timbri vocali, più delicato quello di Fulminacci.

Irama e Riccardo Cocciante: brano stupendo, immutata bellezza dopo cinquant’anni di vita, ma l’interpretazione non aggiunge niente all’originale. Va meglio a Il Tre con Fabrizio Moro, che coccola il giovane emozionato e cantano veramente insieme.

Alessandra Amoroso e Boomdabash propongono uno spumeggiante medley dei loro successi insieme, introdotto dal famosissimo Le radici ca tieni dei Sud Sound System: energia, ritmo, i colori della nostra Lecce. Salento, Salento, Salento, compreso il direttore, Francesco Maria Mancarella. Emma con Bresh: compito svolto bene. Si guardano negli occhi, Emma gli sorride, coppia affiatata che funziona.

Le bionde trecce intonato da Giuliano invece non si può sentire. Pessima scelta quella di interpretare Battisti. Peccato aver scomodato Malika per questo, sarebbe bastata l’amata citazione presente nel brano in gara. Diodato con Jack Savoretti rende speciale l’omaggio a De Andrè.

Particolare la scelta di Mahmood: un elegante Lucio Dalla intriso della tradizione sarda.
Anche Ghali sceglie bene mescolando i suoi successi con L’italiano di Toto Cutugno.
Fiorella Mannoia e Francesco Gabbani: il duetto funziona, ma sembra che il protagonista sia Gabbani, dominando la scena con la vincente Occidentali’s Karma.

Ricchi e Poveri, che dire? Vivono di giusta, copiosa rendita, supportati da Paola e Chiara, ritornate alla grande con lo scorso Sanremo. Bertė con Venerus: grinta alla massima potenza. Clara con Ivana Spagna: voci potenti e intonate. Sangiovanni e Aitana: coppia di bei ragazzi che cantano in armonia Farfalle/Mariposas, in italiano e spagnolo. Lui gioca in casa forte del prezioso apporto dell’artista spagnola.

Mi dispiace molto invece per Rosa Villain, il medley con la Nannini sembra un karaoke. Voci male assortite. Fossi stata in lei avrei puntato su Achille Lauro con cui aveva duettato in estate. Peccato anche per la parola di troppo alle nove di sera, che ha opacizzato la dedica alla madre.

The Kolors e Umberto Tozzi, secondo karaoke della serata: il peso delle celeberrime e amatissime canzoni di Tozzi schiaccia l’artista stesso che non sa più interpretarle, nonostante Stash ce la metta tutta.

I La Sad non ce la fanno nemmeno con Rettore. Capisco che il punk non abbia bisogno di voci impostate, ma nemmeno affidare tutto solo alle maschere ogni sera. Coinvolgente infine la discoteca di Fred De Palma insieme agli Eiffel 65, nel medley dei loro successi arricchito da un freestyle di De Palma.

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