L’unico argine alla sua rimozione era il largo consenso di cui gode, proprio ciò che più preoccupa il presidente ucraino. Ma alla fine Volodymyr Zelensky si è fatto coraggio e ha deciso di sollevare dal suo incarico alla guida delle Forze Armate ucraine il popolarissimo generale Valerii Zaluzhny, considerato l’eroe della resistenza all’invasione russa. Preoccupa quell’88% di consensi stimati del militare, in vista di elezioni che, prima o poi, si dovranno tenere nel Paese ancora sotto legge marziale, così come le critiche che quest’ultimo ha indirizzato alla Presidenza per non aver ascoltato le indicazioni dell’establishment delle Forze Armate in momenti delicati del conflitto in corso. Il presidente ucraino ha dovuto fare la sua scelta: liberarsi di un prezioso alleato che stava diventando un’insidia per il consolidamento di una leadership politica sempre più traballante.

“Ho incontrato il generale Valerii Zaluzhny e l’ho ringraziato per i due anni in cui ha difeso l’Ucraina – ha scritto Zelensky su X – Abbiamo discusso del rinnovamento che serve alle Forze Armate ucraine, abbiamo anche discusso su chi potrebbe far parte della leadership rinnovata dell’esercito. Il momento per un tale rinnovamento è adesso”, continua il presidente che dice di “aver proposto al generale Zaluzhny di restare nella squadra”. L’ormai ex capo delle Forze Armate ha commentato l’annuncio dal proprio canale Telegram dichiarando che “una decisione è stata presa sulla necessità di cambiare approcci e strategia. È arrivato il momento di un rinnovamento della leadership delle Forze Armate ucraine”. Al suo posto arriva Oleksandr Syrsky, fino a oggi comandante delle forze di terra.

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, si tratta del capitolo finale di un dualismo che andava avanti ormai da mesi. La prima rottura evidente risale alla feroce battaglia di Bakhmut, quando Zelensky chiese all’esercito uno sforzo enorme in termini di uomini e munizionamenti per contrastare il tentativo di conquista da parte dei militari di Mosca. Uno sforzo che, secondo Zaluzhny, non valeva la pena sostenere, dato che la cittadina era poco più che un avamposto simbolico che però non aveva alcun valore dal punto di vista strategico. Zelensky, però, non lo ascoltò.

Questa diversità di opinioni, inevitabile tra chi analizza il conflitto con uno sguardo politico e chi, invece, dal punto di vista puramente strategico, è emersa più volte proprio per bocca del generale. In un’intervista all’Economist il militare dichiaro che “proprio come durante la Prima guerra mondiale, abbiamo raggiunto un livello tecnologico che ci mette in una situazione di stallo. Siamo a un punto morto” della guerra. Proprio nei giorni in cui Zelensky pressava i governi alleati per ricevere più armi e più tecnologiche. Non a caso, il presidente rispose in maniera piccata: “Se fossi un militare, probabilmente l’ultima cosa che farei è commentare alla stampa e al pubblico ciò che sta accadendo al fronte, ciò che potrebbe accadere al fronte e le possibili opzioni perché così semplifichiamo il lavoro dell’aggressore”.

Da quel momento in poi è iniziato un gioco di botta e risposta, strategie opposte e sgarbi che ha portato, oggi, alla definitiva rottura. Ora il presidente ha un nuovo capo delle Forze Armate, ma lo spettro di Zaluzhny potrebbe non abbandonarlo. Almeno fino alle prossime elezioni.

Twitter: @GianniRosini

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