Burkina Faso, Mali e Niger hanno annunciato l’abbandono della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (Ecowas), organizzazione regionale nata nel 1975 che ha come obiettivo principale quello di promuovere, attraverso la creazione di un unico blocco commerciale, l’integrazione tra i membri e di raggiungere l’autosufficienza economica degli Stati che ne fanno parte. L’organizzazione ha, in realtà, anche prerogative nell’ambito della sicurezza e della stabilità regionale in quanto i suoi membri si impegnano a garantire la non aggressione reciproca, la soluzione pacifica delle dispute e la promozione delle operazioni di peacekeeping. I tre Stati, in un comunicato riportato dalla BBC, hanno affermato che l’Ecowas “si trova sotto l’influenza di potenze straniere, ha tradito i suoi principi fondanti e costituisce una minaccia per i suoi membri”, aggiungendo che non li ha aiutati a fronteggiare le insurrezioni jihadiste che ne hanno devastato i rispettivi territori.

Le relazioni con l’Ecowas erano, in realtà, già piuttosto tese in seguito ai colpi di Stato militari che hanno avuto luogo nelle tre nazioni tra il 2020 ed il 2023 e che hanno spinto l’organizzazione a chiedere il ritorno al potere di governi guidati da civili. Burkina Faso, Mali e Niger erano già stati sospesi dall’Ecowas, che aveva minacciato un intervento militare nei loro confronti, e avevano formato un’alleanza tripartita nel settembre 2023. Sullo sfondo, poi, si è verificato anche l’allontanamento dalla ex potenza coloniale francese e un progressivo avvicinamento alla Russia di Vladimir Putin. I leader militari delle tre nazioni, che faticano a contenere le insurrezioni jihadiste legate allo Stato Islamico e ad al-Qaeda, hanno reso noto di voler ristabilire le condizioni di sicurezza interna prima di organizzare elezioni.

Marco Diliddo, Direttore ed Analista responsabile del desk Africa e Russia e Caucaso presso il Centro Studi Internazionali (Cesi), spiega a Ilfattoquotidiano.it come “i tre governi golpisti, non riconosciuti internazionalmente e che non possono parlare con l’organizzazione regionale, hanno come primo obiettivo quello di trovare delle partnership”, cioè “degli interlocutori con cui continuare a fare affari e avere relazioni che legittimino, tramite le relazioni bilaterali, la giunta militare”. Diliddo ha chiarito come “la Russia ha sfruttato una situazione in cui l’Occidente, l’Europa, ha perso grip (presa) e i rapporti con molti Paesi dell’Africa sono ai minimi storici” e “si è inserita con la sua abile diplomazia del contropiede, con un modello che è infinitamente inferiore a livello di aiuti, donazioni e interscambio commerciale ma che è molto efficiente ed efficace in quello che serve: garantire l’export minerario, l’export di armi e la protezione di questi golpisti”. Il quadro che ha visto un avvicinamento di questi Paesi alla Russia dovrebbe restare, secondo Diliddo, inalterato anche nel prossimo futuro. L’analista chiarisce infatti che “a meno della creazione di fronti ribelli interni non vedo, ad oggi, elementi che possono mettere in difficoltà l’influenza russa e cinese”.

La situazione descritta da Diliddo dovrebbe suscitare una certa preoccupazione in Occidente perché la regione del Sahel è una delle più ricche al mondo grazie alla presenza di risorse energetiche, come il petrolio, e minerarie, come oro e uranio. Il Mali è il terzo produttore d’oro dell’Africa e il ministero delle Miniere, come riportato dall’agenzia turca Anadolou, ha reso noto che il Paese dispone, tra le altre cose, di 2 milioni di tonnellate di minerali di ferro, 5mila tonnellate di uranio, 20 milioni di tonnellate di manganese e 4 milioni di tonnellate di litio. Il Niger è, invece, il principale fornitore mondiale di uranio e ha altre risorse come oro, petrolio e carbone mentre il Burkina Faso una ricchezza mineraria che spazia dall’oro ai diamanti passando per zinco e manganese. Le tre nazioni del Sahel rivestono, dunque, una significativa importanza dal punto di vista commerciale ma un ruolo di primo piano anche in ambito migratorio. Un certo numero di migranti che raggiunge l’Europa parte proprio da qui. Il problema, però, è che l’ascendente di Mosca è in crescita anche dal punto di vista della cooperazione e del supporto militare, un dato reso ancora più evidente dopo la decisione presa dal Mali di dare il benservito alle truppe francesi presenti in loco e di usufruire del supporto del gruppo Wagner.

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