Le forze israeliane di terra hanno completato l’accerchiamento di Khan Younis, la principale città del sud della striscia di Gaza, rafforzando la propria presenza al suo interno. Lo ha reso noto il portavoce militare delle Idf (Israeli defence forces), Daniel Hagari. L’area – ha spiegato Hagari – è ritenuta una roccaforte d di Hamas: “Abbiamo eliminato decine di terroristi e preso possesso di magazzini di armi”, ha detto. All’operazione hanno partecipato unità di paracadutisti e mezzi blindati, assistiti da unità di commando. L’esercito di Tel Aviv ha chiesto ai civili che abitano in sei rioni della città di lasciare le proprie case: “Per la vostra sicurezza dovete spostarvi immediatamente nella zona umanitaria ad al-Mawasi”, si legge in un tweet pubblicato dal portavoce delle Idf per i media arabi, Avichay Adraee.

Questa mattina, intanto, i miliziani al governo della Striscia hanno fatto sapere di non aver “ricevuto ufficialmente” alcuna proposta di cessate il fuoco in cambio di un accordo per il rilascio di altri ostaggi israeliani. Lo ha detto all’agenzia turca Anadolu il portavoce di Hamas in Libano Walid Kilani, riferendosi a quanto trapelato ieri da fonti israeliane sui media americani. Kilani ha ricordato che la “condizione principale posta da Hamas è un cessate il fuoco totale e completo, non temporaneo”. Diversa la ricostruzione fornita dalla Associated Press, secondo cui effettivamente Hamas avrebbe ricevuto la proposta ma le trattative si sarebbero fermate proprio perché la richiesta palestinese è quella di una tregua permanente. La fonte dell’Ap, un alto funzionario egiziano, ha aggiunto che nella proposta israeliana era data la possibilità a Yahya Sinwar e altri leader di Hamas nella Striscia di trasferirsi in altri Paesi. Tra le condizioni, Hamas avrebbe chiesto poi che Israele si ritiri completamente dall’enclave consentendo ai palestinesi di tornare nelle loro case. Il funzionario ha spiegato che Egitto e Qatar stanno lavorando a un piano in più fasi nel tentativo di avvicinare le parti. Questo prevedrebbe la fine della guerra, il rilascio degli ostaggi e la presentazione di una proposta per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Nonostante questo, gli Stati Uniti, per bocca del portavoce del consiglio alla sicurezza nazionale, John Kirby, si sono detti disponibili e di aver avviato “discussioni serie” per lunghe pause umanitarie per il rilascio degli ostaggi e per la consegna di ulteriori aiuti a Gaza.

La prospettiva di una tregua, in ogni caso, sembra ancora lontana. È di stamattina la conferma che 21 soldati israeliani sono rimasti uccisi ieri pomeriggio nella Striscia, in quello che al momento è il più sanguinoso degli scontri con Hamas da quando è iniziata l’operazione di terra alla fine di ottobre. A dare notizia delle vittime è stato sempre il portavoce dell’esercito israeliano Hagari. In un primo momento era stata resa nota la morte di dieci soldati, cui è seguito l’annuncio di altri undici dopo la notifica alle famiglie. Secondo quanto riferito da Hagari, i soldati stavano operando in un’area a circa 600 metri dal confine, impegnati nella distruzione di strutture e siti di Hamas che avrebbe dovuto “creare una zona cuscinetto e permettere ai residenti di tornare nelle proprie case. Per quanto ne sappiamo – ha ricostruito il portavoce – intorno alle 16 i terroristi hanno colpito con un lanciarazzi un carro armato che proteggeva le forze armate, e contemporaneamente si è verificata un’esplosione in due edifici a due piani. Gli edifici sono crollati a causa dell’esplosione, mentre la maggior parte delle forze si trovava al loro interno e nelle vicinanze”. Secondo Hagari, l’esplosione è stata probabilmente causata dalle mine piazzate dalle truppe per demolire gli edifici, ma è ancora in corso un’indagine per accertare meglio le circostanze.

L’episodio ha scatenato i commenti delle forze politiche e di governo, a cominciare dal ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant: “Questa è una guerra che stabilirà il futuro di Israele nei decenni a venire. La morte di quei combattenti deve spronarci a raggiungerne gli obiettivi”, ha detto Gallant. “Questa è una mattina pesante e di dolore, con notizie amare giunte alle famiglie di quei militari. Ci stringiamo attorno a loro in questa ora di lutto”, ha aggiunto. Di tono non diverso le parole del presidente israeliano, Isaac Herzog: “I nomi dei migliori dei nostri figli sono stati aggiunti alle lapidi degli eroi”. Quella in corso a Gaza “è una guerra che non ha giustizia”, ha scritto in un tweet.

uih

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