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Ambiente

17 Gennaio 2024

Ultimo aggiornamento: 10:03 del 17 Gennaio 2024

Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore

di F. Q.
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Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore
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Il Cile è ufficialmente il primo Paese al mondo ad aderire al Trattato globale sull’oceano, storico accordo ambientale dell’Onu raggiunto il 4 marzo 2023. Il Trattato è stato approvato all’unanimità dal Senato cileno con 29 voti favorevoli, rendendo così il Paese sudamericano il primo in assoluto a firmare il concordato per la protezione della vita marina in alto mare. Affinché il trattato entri in vigore serve che aderiscano almeno 60 Paesi, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto prima della Conferenza sugli oceani delle Nazioni Unite che si terrà in Francia nel giugno 2025.

Conosciuto anche come Trattato sull’alto mare o Trattato sull’oceano globale, i negoziati, iniziati a New York il 20 febbraio 2023 si erano inizialmente incagliati sul tema della condivisione delle risorse genetiche marine, sugli eventuali profitti generati dalla loro commercializzazione e sulla procedura per la creazione di zone marine protette. L’Unione europea aveva però messo sul tavolo 40 milioni di dollari per facilitare la ratifica e l’attuazione iniziale dell’accordo. Accordo raggiunto infine nel marzo 2023 e approvato dall’Onu. “L’oceano è cibo, energia, vita. Ha dato così tanto all’umanità: è tempo di restituire. Accolgo con favore l’accordo sull’alto mare, un trattato che proteggerà gli oceani oltre la giurisdizione nazionale. Ce l’abbiamo fatta”, aveva commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’Alto Mare è l’ecosistema che rappresenta il 95% della biosfera terrestre e che produce metà dell’ossigeno che respiriamo e corrisponde all’area marittima situata tra la Zona Economica Esclusiva (ZEE) nazionale – oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, se dichiarata dagli Stati – e occupa circa due terzi dell’oceano. Questa zona è parte delle acque internazionali e in essa è garantito per tutti gli Stati il diritto di pescare, navigare e fare ricerca. L’intesa di marzo, che è stata raggiunta grazia a un’inedita coalizione fra Ue, Usa, Gb e Cina, prevede la protezione di un terzo dei mari entro il 2030, come previsto dall’impegno, tuttavia non vincolante, preso dalla Conferenza dell’Onu sulla biodiversità.

Il Trattato è considerato un grande passo avanti nella governance globale degli oceani e integra la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. La firma di questo trattato da parte del Cile “conferma la vocazione oceanica che ha avuto il nostro Paese, che si è espressa in molteplici occasioni nel corso dell’ultimo secolo e in questo”, ha commentato il ministro degli Esteri, Alberto van Klaveren. “Dobbiamo sentirci orgogliosi della rapida approvazione di questo nuovo trattato ambientale internazionale, molto coerente con la politica estera e ambientale”, ha detto a sua volta la ministra dell’Ambiente, Maisa Rojas.

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  • 19:31 - Webuild: rinnova intesa con Carabinieri su legalità e tutela infrastrutture

    Roma, 28 lug.(Adnkronos) - Rinnovato e ampliato per altri tre anni il protocollo d'intesa tra Webuild e l'Arma dei Carabinieri. L'accordo rafforza la collaborazione avviata nel 2023 e amplia le attività congiunte in materia di legalità, prevenzione antimafia, sicurezza delle persone, tutela delle infrastrutture strategiche, cybersecurity e prevenzione lungo la filiera produttiva. L'accordo, firmato da Pietro Salini, amministratore delegato di Webuild, e dal Generale di Corpo d'Armata Andrea Taurelli Salimbeni, Capo di Stato Maggiore dell'Arma dei Carabinieri, consolida la collaborazione già avviata e ne estende l'ambito di applicazione a temi centrali per la realizzazione e la gestione di grandi opere infrastrutturali.

    L'intesa prevede iniziative congiunte in diversi ambiti: dalla formazione specialistica Heat (Hostile environment awareness training) per il personale impegnato in contesti ad alto rischio, alla promozione della legalità e alla prevenzione antimafia nella filiera degli appalti. L'accordo include inoltre attività sulla sicurezza sui luoghi di lavoro e contro il caporalato, con il supporto del Comando Carabinieri per la tutela del lavoro, sulla cybersecurity e sulla protezione delle infrastrutture critiche, oltre al rafforzamento dello scambio informativo per la prevenzione dei rischi.

    Il rinnovo dell'intesa conferma come sicurezza e legalità nella realizzazione di grandi infrastrutture rappresentino un pilastro strategico delle attività del Gruppo. In Italia Webuild è attualmente impegnata nella realizzazione di 34 grandi progetti infrastrutturali, con il coinvolgimento di oltre 22.000 persone e una filiera di più di 15.200 imprese da inizio lavori. In questo contesto, formazione, prevenzione e sviluppo delle competenze assumono un ruolo sempre più rilevante. La collaborazione tra Webuild e Arma dei Carabinieri punta quindi a garantire i massimi standard di sicurezza, legalità, trasparenza e controllo lungo l'intero ciclo di realizzazione delle infrastrutture e della relativa filiera produttiva.

    Comunicato stampa: https://www.webuildgroup.com/it/media/note-stampa/webuild-arma-carabinieri-rinnovano-protocollo-legalita/

  • 19:20 - Leonardo Maria Del Vecchio, un patrimonio che pesa: liti, debiti e tutti i dossier aperti

    (Adnkronos) - Leonardo Maria Del Vecchio possiede sulla carta una delle maggiori fortune italiane. Ma, a quattro anni dalla morte del padre, quella ricchezza è diventata anche una fonte di vincoli, liti e debiti. La quota del 12,5% della cassaforte lussemburghese Delfin gli attribuisce indirettamente partecipazioni miliardarie in EssilorLuxottica, Generali, Mps e UniCredit. Non gli garantisce però né il controllo della holding né la libertà di utilizzare le azioni come garanzia. Nel frattempo, intorno al suo nome si sono accumulati dossier familiari, finanziari, giudiziari e reputazionali che rischiano di condizionare il progetto con cui vuole trasformarsi da erede a protagonista autonomo dell’economia italiana.

    Leonardo Del Vecchio senior lasciò Delfin in parti uguali a otto eredi, ciascuno con il 12,5%. Lo statuto prevede maggioranze rafforzate per le decisioni principali: nessun erede può quindi imporre da solo una strategia e anche una coalizione di due o tre soci può non bastare. Delfin detiene il 32,4% circa di EssilorLuxottica, il 17,5% di Mps, il 10,1% di Generali e poco meno del 3% di UniCredit. La partecipazione posseduta da Leonardo Maria Del Vecchio vale indicativamente tra 5 e 7 miliardi di euro, a seconda che si consideri il prezzo negoziato per le quote dei fratelli o il valore patrimoniale lordo degli asset di Delfin. È una ricchezza enorme, ma non immediatamente liquidabile né liberamente utilizzabile come garanzia.

    Il primo obiettivo di Leonardo Maria è stato intervenire sull’equilibrio tra gli otto eredi. I fratelli Luca e Paola hanno accettato di vendergli il loro 25% complessivo: l’operazione lo porterebbe al 37,5%, rendendolo il primo azionista di Delfin, ma senza il controllo assoluto. Parallelamente, Leonardo Maria ha contestato il trasferimento compiuto dalla madre Nicoletta Zampillo, pochi giorni dopo la morte del fondatore, di parte dei propri diritti su Delfin al figlio Rocco Basilico. Quest’ultimo ha a sua volta impugnato alcune decisioni assembleari favorevoli al trasferimento delle quote di Luca e Paola.

    A giugno Leonardo Maria e Basilico avevano raggiunto un’intesa per ritirare le rispettive azioni legali. La tregua però non è stata formalizzata in maniera definitiva e l’assemblea di Delfin di fine giugno non ha sbloccato il passaggio del 25%. Leonardo Maria non ha partecipato alla riunione e il veto sul trasferimento è rimasto. Anche la possibile acquisizione dello 0,4% attribuito a Basilico è diventata un altro nodo: la partecipazione è stata valutata 149 milioni di euro, somma che Leonardo Maria dovrebbe reperire senza poter utilizzare come garanzia la sua quota originaria di Delfin.

    La contrapposizione tra i fratellastri va oltre la lite tra gli eredi: è lo scontro tra due figure che Leonardo Del Vecchio aveva fatto crescere all’interno del gruppo e collocato, con modalità diverse, nel futuro della propria eredità. Il primo rivendica il ruolo di continuatore del nome e punta a diventare l’azionista più forte di Delfin; il secondo, protagonista della scommessa tecnologica sugli smart glasses, difende una quota che gli era stata attribuita dal fondatore e propone una strada opposta per sciogliere il nodo della successione.

    Per liquidare Luca e Paola servono circa 10 miliardi di euro. Il primo progetto finanziario prevedeva un pacchetto complessivo vicino agli 11 miliardi: 10 miliardi per acquistare il 25% di Delfin detenuto dai due fratelli e circa un miliardo per rifinanziare esposizioni già esistenti. Tra gli istituti coinvolti nelle trattative erano stati indicati UniCredit, Bnp Paribas e Crédit Agricole.

    A complicare l’operazione, secondo la ricostruzione dello stesso Leonardo Maria Del Vecchio, è stato anche il risiko bancario italiano. In una lettera pubblicata a giugno, l’imprenditore ha scritto che “il finanziamento è finito nel pieno del risiko bancario italiano”, in una fase in cui gli stessi soggetti potevano trovarsi, a seconda dell’operazione, nella posizione di finanziatori, società partecipate, controparti o potenziali acquirenti. Una sovrapposizione che avrebbe fatto emergere, nelle sue parole, “questioni di sostenibilità e allocazione del rischio”. Del Vecchio ha comunque escluso che vi fossero rapporti impropri tra il finanziamento richiesto e le partite del consolidamento bancario.

    Il prestito si è però arenato soprattutto sulle garanzie. Lo statuto non consente a Leonardo Maria di impegnare liberamente il 12,5% di Delfin già in suo possesso, mentre avrebbero potuto essere date in pegno le quote acquistate da Luca e Paola. Le banche avevano quindi chiesto il sostegno della holding attraverso una lettera di patronage: in caso di insolvenza, Delfin si sarebbe impegnata a riacquistare le partecipazioni di Leonardo Maria per circa 10 miliardi, evitando l’ingresso degli istituti nel capitale. Il consiglio di amministrazione della holding ha però respinto la richiesta.

    Il primo progetto bancario è così incagliato. Dire che avrebbe consegnato Delfin alle banche sarebbe eccessivo, perché il meccanismo di riacquisto era pensato proprio per impedirne l’ingresso nella holding. Ma, in caso di mancato pagamento, Leonardo Maria avrebbe rischiato di perdere l’intera partecipazione del 37,5% e i creditori avrebbero avuto una forte capacità di condizionare tempi e modalità della ristrutturazione.

    Secondo quanto ricostruito dal “Messaggero”, Leonardo Maria Del Vecchio ha firmato con Apollo Global Management un finanziamento da 1,1 miliardi di euro, della durata di 18 mesi e con un tasso d’interesse dell’8%.

    Il prestito è destinato a rifinanziare circa 760 milioni di esposizioni dirette e personali nei confronti di UniCredit e Alba Leasing e a mettere a disposizione altra liquidità. Apollo avrebbe ottenuto in cambio garanzie sui veicoli societari attraverso i quali Del Vecchio controlla i propri investimenti.

    Il finanziamento non cancella quindi l’indebitamento: ne modifica i creditori e le condizioni. Con le risorse di Apollo vengono rifinanziati, e dunque rimborsati, i precedenti prestiti di UniCredit e Alba Leasing, mentre Leonardo Maria assume un nuovo debito verso il fondo statunitense, con una scadenza breve e un costo superiore a quello normalmente applicato dal sistema bancario alle grandi operazioni societarie.

    Il dato dei 760 milioni coincide con i circa 650 milioni di esposizione personale verso UniCredit e con i 110 milioni riconducibili ad Alba Leasing, utilizzati anche per lo yacht "No Rush" e altri beni. Non è chiaro, sulla base delle informazioni finora disponibili, se il finanziamento Apollo abbia estinto anche i circa 350 milioni di esposizione societaria attribuiti a Lmdv Capital e alle sue controllate nei confronti di Crédit Agricole e Mps.

    L’operazione Apollo va tenuta distinta anche dal finanziamento necessario per acquistare le quote di Luca e Paola. Il fondo americano avrebbe manifestato la disponibilità a estendere il proprio impegno fino a circa 10 miliardi di euro, ma questo secondo e ben più grande prestito non risulta ancora sottoscritto né erogato. La sua eventuale concessione dipenderebbe dalla conclusione dell’accordo con i fratelli e dalla possibilità di predisporre garanzie considerate sufficienti da Apollo.

    Il ricorso al fondo riapre dunque la possibilità di arrivare al 37,5% di Delfin, dopo il fallimento del progetto bancario. Ma sposta il baricentro dell’operazione dalle banche tradizionali a uno dei maggiori operatori mondiali del credito privato, disposto ad accettare rischi più elevati in cambio di interessi più onerosi e garanzie più incisive.

    Il dossier giudiziario più complesso è quello di Equalize, la società investigativa milanese al centro dell’inchiesta sugli accessi abusivi alle banche dati. Il 21 luglio la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di 74 persone nel cosiddetto filone dei clienti, che avrebbe coinvolto 832 presunte vittime. Tra le persone per cui è stato chiesto il processo figura anche Leonardo Maria Del Vecchio, indicato dagli investigatori come cliente.

    Secondo l’ipotesi della Procura, Leonardo Maria, insieme a Marco Talarico (che guida il suo family office Lmdv Capital) e all’uomo della sicurezza Mario Cella, avrebbe utilizzato consapevolmente informazioni ottenute attraverso accessi illeciti, anche su persone a lui vicine e su componenti della famiglia nel pieno delle controversie ereditarie. La difesa sostiene invece che non abbia mai commissionato attività illegali e che i pagamenti effettuati fossero serviti a impedire la diffusione di un dossier contro il fratello Claudio (il primogenito di Leonardo Del Vecchio, che oggi ha 70 anni), in una situazione percepita come estorsiva.

    La vicenda ha un secondo versante, in cui Leonardo Maria è considerato persona offesa. In un procedimento parallelo, alcuni indagati sono accusati di aver sottratto immagini dalla videosorveglianza della sua abitazione, costruito un archivio privato e predisposto falsi dossier per ottenere denaro. Del Vecchio ha annunciato la propria collaborazione con i magistrati e l’intenzione di costituirsi parte civile.

    Un’altra indagine riguarda l’incidente avvenuto il 16 novembre 2025 sulla Tangenziale Est di Milano, tra una Ferrari Purosangue e una Bmw. L’ipotesi investigativa è che, dopo l’urto, un componente della sicurezza di Leonardo Maria abbia dichiarato di trovarsi alla guida al posto suo. Nel gennaio 2026 Del Vecchio è stato iscritto nel registro degli indagati per omissione di soccorso e sostituzione di persona in concorso.

    La partecipazione a “Otto e mezzo” del 29 gennaio 2026 ha segnato il passaggio da una comunicazione prevalentemente finanziaria a un’esposizione politica e personale molto più diretta. Del Vecchio ha raccontato di aver votato in passato Matteo Renzi e successivamente Giorgia Meloni, ha espresso apprezzamento per la stabilità garantita dal governo e ha sostenuto che senza quella stabilità non avrebbe investito in Italia quasi 500 milioni di euro. Ha parlato anche della successione, del proprio percorso imprenditoriale e degli investimenti nell’informazione. La partecipazione televisiva, considerata da molti non efficace se non dannosa, ha avuto un impatto sulla sua immagine di imprenditore e, proprio in quelle settimane, di novello editore.

    L’erede Del Vecchio, dopo aver ricevuto un “no” da John Elkann alla sua offerta di acquistare “la Repubblica”, poi ceduta al gruppo greco Antenna, ha infatti costruito un portafoglio editoriale che comprende il 30% del “Giornale” e il controllo di Editoriale Nazionale, editrice di “Qn”, “Il Giorno”, “La Nazione” e “Il Resto del Carlino”.

    Negli ultimi giorni si è aggiunto il conflitto con l’ex compagna per la gestione della figlia minorenne. La donna, difesa dall’avvocato Annamaria Bernardini de Pace, ha presentato denunce per sottrazione di minore e violenza privata, sostenendo di non aver potuto vedere regolarmente la bambina durante una vacanza in Sardegna. Leonardo Maria è indagato a Milano per sottrazione di minore; i suoi legali respingono le accuse, affermano che gli accordi tra i genitori siano stati rispettati e definiscono false e diffamatorie alcune ricostruzioni.

    Il Tribunale civile di Milano ha ordinato la riconsegna della bambina alla madre entro le ore 18 di oggi, 28 luglio, in attesa dell’udienza fissata per il 10 agosto. In questo caso occorre distinguere il piano civile, relativo all’affidamento e alle modalità di consegna, dalle denunce penali, sulle quali dovranno pronunciarsi magistrati diversi.

    Tra gli investimenti operativi, Boem è il caso con i numeri più difficili. La società delle bevande lanciata con Fedez e Lazza ha chiuso il 2024 con appena 369.715 euro di ricavi e una perdita di 3,13 milioni. Nel settembre 2025 il family office Lmdv Capital ha acquistato anche il 21,75% di Fedez e il 3% di Lazza, assumendo il controllo totale del marchio. I due artisti sono rimasti come ambasciatori.

    La società ha sostenuto che le perdite erano coerenti con la fase di lancio e che nei primi quattro mesi del 2025 i ricavi erano già superiori del 69% all’intero fatturato del 2024. Resta però un rapporto tra entrate e uscite piuttosto sbilanciato.

    Anche Vesta, il ristorante milanese di fascia alta, ha mostrato conti problematici. Il bilancio 2024 riportava ricavi in crescita da 5,56 a 7,76 milioni, ma una perdita di circa 607 mila euro, un patrimonio netto negativo per 1,14 milioni e finanziamenti per oltre 7 milioni. L’aumento del fatturato è stato assorbito dalla crescita dei costi, in particolare del personale. Sono numeri tipici di un’attività ancora in fase di espansione, ma che rendono necessarie nuove risorse dell’azionista.

    Ancora non ci sono numeri recenti sull’acquisizione del Twiga. Il marchio è stato integrato nel più ampio progetto Lmdv Hospitality

    Il bilancio 2024 di Lmdv Capital si è chiuso con ricavi per 66,9 milioni e un utile simbolico di 31.917 euro, dopo la perdita di 1,85 milioni dell’anno precedente. Parte rilevante dei ricavi derivava però dalla vendita di titoli e da rivalutazioni contabili delle partecipazioni. Alla fine dell’esercizio i debiti erano pari a circa 358 milioni: 178 milioni verso le banche e oltre 177 milioni verso lo stesso fondatore della holding. Alcuni finanziamenti erano assistiti da pegni e garanzie personali.

    Leonardo Maria Del Vecchio sta cercando nello stesso momento di riaprire l’acquisto delle quote di Delfin per 10 miliardi, gestire il nuovo finanziamento da 1,1 miliardi con Apollo, integrare attività nell’editoria, nella ristorazione, nel turismo e nelle bevande, difendersi nei procedimenti penali, affrontare il conflitto familiare sull’affidamento della figlia e costruire un’immagine pubblica da grande imprenditore nazionale.

    La sua forza è evidente: una partecipazione da diversi miliardi nella maggiore cassaforte privata italiana. Ma quella stessa partecipazione è bloccata da uno statuto che tutela gli equilibri tra gli eredi. Per liberarsi dal vincolo della famiglia, Leonardo Maria ha bisogno dei finanziatori; per ripagare i finanziatori ha bisogno di dividendi e di asset da offrire in garanzia. Dopo che il prestito bancario è rimasto impigliato nel risiko italiano e nelle richieste di tutela degli istituti, Apollo gli ha offerto una strada alternativa. Una strada percorribile, ma molto più costosa e potenzialmente più vincolante.

  • 18:38 - Sport, Greta De Salvia premiata al Giffoni Award

    Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Importante riconoscimento per Greta De Salvia, giovane atleta di salto ostacoli e ambassador di BeGreat, che ha ricevuto il Giffoni Sport Award nell'ambito del Giffoni Film Festival. Il premio celebra il percorso di una giovane protagonista dello sport italiano che incarna i valori dell'impegno, della disciplina e della crescita personale, distinguendosi per la capacità di coniugare eccellenza sportiva e formazione accademica. Come studentessa e atleta, Greta De Salvia rappresenta infatti il modello della dual career, promuovendo una visione del talento fondata non solo sulla performance, ma anche sulla responsabilità, sulla cultura e sulla costruzione del proprio futuro. "Ricevere questo premio è per me un grande onore - ha detto De Salvia - Lo considero un riconoscimento non soltanto al mio percorso sportivo, ma a tutti i giovani che ogni giorno scelgono di investire sui propri sogni con impegno, sacrificio e passione. Credo profondamente che il talento abbia bisogno di opportunità, di persone che sappiano crederci e di un ecosistema capace di sostenerlo nel tempo".

    "Greta De Salvia rappresenta una generazione di giovani che affronta con serietà, passione e consapevolezza il proprio percorso di crescita - ha aggiunto Jacopo Gubitosi, general manager Giffoni Film Festival - Attraverso lo sport, lo studio e il suo impegno come ambassador di BeGreat, ha dimostrato come il talento, la determinazione, la disciplina dentro e fuori dal campo, possano diventare uno strumento di ispirazione e di impatto positivo per la comunità. Con questo premio intendiamo valorizzare una giovane donna che interpreta al meglio i valori che Giffoni promuove da oltre cinquant'anni: cultura, educazione, merito, inclusione e fiducia nel potenziale delle nuove generazioni".

    L'assegnazione del premio si inserisce nel percorso promosso da Giffoni Sport, piattaforma dedicata alla valorizzazione dello sport come leva di crescita, educazione e sviluppo del talento. Attraverso iniziative che mettono al centro i giovani e le loro aspirazioni, Giffoni Sport favorisce l'incontro tra cultura, sport, innovazione e formazione, contribuendo alla costruzione di modelli positivi e percorsi di eccellenza per le nuove generazioni. In questo scenario, Greta De Salvia rappresenta una testimonianza concreta dei valori di impegno, responsabilità e visione che il progetto intende promuovere.

  • 16:43 - Cosmoprof Worldwide Bologna torna dal 18 al 21 marzo 2027

    Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Cosmoprof Worldwide Bologna, la manifestazione di riferimento a livello globale per tutti i comparti dell’industria cosmetica, tornerà dal 18 al 21 marzo 2027. L’edizione celebrerà i 60 anni dalla nascita dell’evento e introdurrà una significativa evoluzione del layout espositivo, progettata per rendere l’offerta più leggibile, favorire flussi di visita più mirati e migliorare ulteriormente le opportunità di incontro e di business tra gli operatori. Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo dal forte valore simbolico, che racconta non soltanto la storia e l’evoluzione della manifestazione, ma anche il percorso di crescita di un’intera industria. In sei decenni il settore cosmetico ha saputo trasformarsi, anticipare le dinamiche di consumo e affermarsi come uno dei comparti più dinamici e resilienti a livello internazionale. Cosmoprof Worldwide Bologna ha accompagnato le principali trasformazioni del beauty, contribuendo a definirne linguaggi, modelli di business e relazioni globali. Da manifestazione espositiva si è progressivamente evoluta in una piattaforma strategica per il business, il networking e l’aggiornamento professionale: un ecosistema internazionale in cui ricerca, innovazione e mercato si incontrano lungo l’intera filiera, dalla supply chain al prodotto finito.

    In questo percorso si inserisce il nuovo layout previsto per il 2027. La riorganizzazione degli spazi risponde all’evoluzione dei mercati, alla crescita della partecipazione internazionale e alla necessità di offrire a espositori e visitatori un’esperienza sempre più efficace, specializzata e coerente con i diversi canali distributivi e professionali. L’internazionalità di Cosmoprof Worldwide Bologna è il frutto di un impegno strutturale e continuativo, dimostrato dagli ottimi risultati dell’edizione 2026: 3.104 espositori da 68 Paesi, l’80% dei quali internazionali, e oltre 255.000 addetti ai lavori da 155 Paesi, con il 53% di operatori provenienti dall’estero. La crescita dell’offerta internazionale e la presenza sempre più articolata di aziende, collettive e delegazioni professionali rendono necessario un modello espositivo capace di orientare i visitatori con maggiore immediatezza e di valorizzare le specificità dei diversi comparti.

    “Il sessantesimo anniversario rappresenta un traguardo importante, ma soprattutto un’occasione per continuare a evolvere il ruolo di Cosmoprof come piattaforma globale al servizio dell’industria”, dichiara Enrico Zannini, direttore generale di BolognaFiere Cosmoprof. “Il nuovo layout è parte di un percorso di sviluppo che punta a rendere la manifestazione sempre più efficace, accessibile e capace di rispondere alle esigenze di un mercato internazionale in costante trasformazione. Continueremo a investire nell’innovazione del format, nei servizi e nei contenuti, per creare valore concreto per aziende e operatori".

    La riorganizzazione prevista per il 2027 non rappresenta quindi una semplice ridistribuzione degli spazi, ma uno degli strumenti attraverso cui Cosmoprof intende consolidare ulteriormente la propria natura B2B. L’obiettivo è rendere più riconoscibili le diverse aree merceologiche, indirizzare i flussi verso i settori di maggiore interesse e creare condizioni ancora più favorevoli per incontri qualificati tra espositori, buyer, distributori, retailer, produttori e professionisti. Un layout più leggibile e specializzato permetterà agli operatori di ottimizzare il tempo trascorso in fiera, facilitando l’individuazione di aziende, prodotti, tecnologie e soluzioni pertinenti alle proprie esigenze e contribuendo a massimizzare il valore della partecipazione. Il layout di Cosmoprof Worldwide Bologna 2027 sarà caratterizzato da una significativa riorganizzazione degli spazi dedicati al prodotto finito. Il nuovo assetto consentirà di distinguere con maggiore chiarezza le aree rivolte al retail da quelle dedicate alla distribuzione destinata ai canali professionali oltre che ai professionisti dei saloni, dei centri estetici, delle spa e del mondo nail, rendendo più intuitivi i percorsi di visita e rafforzando l’identità dei diversi comparti.

    Nel comparto Professional Hair, i Padiglioni 31, 32 e 33 manterranno l’attuale destinazione, mentre le aziende precedentemente collocate nel Padiglione 25 saranno trasferite nel Padiglione 37, che diventerà il principale polo dedicato al settore. On Hair Show si sposterà invece all’interno di Unipol Hall, il nuovo padiglione polifunzionale che sorgerà nell’area precedentemente occupata dal padiglione 35, e che ospiterà anche parte delle aziende di Nailworld. Il comparto Beauty & Spa sarà invece consolidato nei Padiglioni 25 e 26, spazi caratterizzati da una conformazione più funzionale e da un accesso diretto dal Centro Servizi, con l’obiettivo di rafforzare il settore sia in termini di superficie sia di qualità dei flussi. Nell’ammezzato tra i due padiglioni troverà inoltre spazio il Mall Stage, palco destinato a World Massage Meeting e Cosmo OnStage. NailWorld sarà maggiormente concentrato e integrato: le aziende saranno distribuite principalmente tra Unipol Hall (nell’area dell’ex padiglione 35), l’Area esterna 38 e una parte del Padiglione 27N, che ospiterà anche Cosmoshop (Padiglione 27).

    Una delle principali novità sarà l’ampliamento dell’area dedicata alle collettive internazionali, che occuperanno anche la parte superiore del Mall, a conferma della crescente internazionalità della manifestazione e dell’aumento delle partecipazioni sostenute da enti e istituzioni locali. La distribuzione dei principali Country Pavilion resterà sostanzialmente invariata nei Padiglioni 16, 16A, 22, 22B e 34, mentre il Taiwan Pavilion si trasferirà al Padiglione 28. La sezione Green & Organic, dedicata a brand e prodotti biologici, vegani, eco-sostenibili, certificati e cruelty-free, rimarrà invece al Padiglione 21.

    Per quanto riguarda il settore Cosmetics & Fragrances, il Padiglione 30 diventerà il nuovo hub dedicato a skincare e make-up, con circa 1.000 metri quadrati aggiuntivi rispetto alla configurazione precedente, mentre il Padiglione 36 accoglierà l’intera offerta di fragranze e personal care. Il nuovo assetto consentirà un maggiore consolidamento merceologico del comparto, insieme alla conferma delle aree speciali presenti nel padiglione: Cosmetics Stage, Buyer Lounge e servizi di catering e guardaroba. Anche Cosmoprime sarà interessata da un importante riposizionamento: storicamente collocato nel Padiglione 14, Cosmoprime sarà riposizionato nel Padiglione 29, più visibile e accessibile, continuando ad ospitare marchi premium con distribuzione selettiva per il retail e i segmenti high-end di cosmesi, profumeria, fragranze e beauty lifestyle. Ricollocate nel padiglione 29 anche le aree speciali Extraordinary Gallery, Beauty Tech Area e Italian Start Up, oltre alla Buyer Lounge. La nuova configurazione rafforzerà così il ruolo di Cosmoprime come laboratorio di innovazione, ricerca ed eccellenza, valorizzando ulteriormente un’area dalla quale, nell’edizione 2026, sono emersi quattro vincitori dei Cosmoprof & Cosmopack Awards.

    Cosmopack rafforzerà ulteriormente il proprio ruolo di hub internazionale dedicato a tutti i settori della supply chain cosmetica, dalle materie prime e dagli ingredienti alla formulazione, dal contract manufacturing al packaging, fino ai macchinari, alle tecnologie di processo e alle soluzioni full service. La manifestazione manterrà la propria presenza nei padiglioni storicamente dedicati alla filiera produttiva — 15, 15A, 18, 19 e 20 — proseguendo il percorso di organizzazione e valorizzazione dell’offerta avviato nelle ultime edizioni.

    In questo contesto, le imprese cinesi attive nei settori del contract manufacturing, del packaging e degli accessori, attualmente distribuite tra i Padiglioni 18, 19 e 20, saranno concentrate nel Padiglione 14. La nuova collocazione darà vita a un polo specializzato, rendendo l’offerta più facilmente identificabile e accessibile da parte dei visitatori interessati a questi segmenti. Il Padiglione 19 si confermerà il principale punto di riferimento per i macchinari e le tecnologie applicate alla produzione cosmetica, ospitando aziende produttrici di macchinari di processo, confezionamento e fine linea - robotica, tecnologie di controllo e ispezione, soluzioni per etichettatura, smart labelling e tracciabilità, intralogistica. Nel 2027 l’offerta del padiglione sarà inoltre arricchita da un’area dedicata ai fornitori delle collettive coreane, riuniti in uno spazio unitario per facilitarne l’individuazione da parte dei visitatori e valorizzare le competenze della K-supply chain. Nel complesso, il nuovo assetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso di evoluzione di Cosmopack, volto a migliorare la fruibilità della manifestazione, valorizzare la varietà delle competenze presenti e favorire connessioni sempre più efficaci tra domanda e offerta lungo l’intera filiera produttiva. Dal 18 al 21 marzo, Bologna tornerà quindi a riunire i protagonisti dell’industria cosmetica mondiale, offrendo loro una piattaforma privilegiata per individuare nuovi partner, sviluppare progetti, condividere competenze e intercettare le trasformazioni che stanno ridefinendo il futuro del settore.

  • 16:06 - 22simba annuncia '2 passi dal cielo non uno in più', il nuovo singolo fuori venerdì

    Milano, 28 lug. (Adnkronos) - 22simba annuncia oggi '2 passi dal cielo non uno in più', il nuovo singolo fuori venerdì 31 luglio su tutte le piattaforme digitali. La traccia è stata anticipata dall’apertura del pre-order di 'Atto 2: Miria', il nuovo capitolo che compone l’omonimo album 'MIRIA' - in uscita nel 2026 - nei formati fisici lp autografato numerato e cd autografato numerato con artwork esclusivo dedicato.

    In '2 passi dal cielo non uno in più' 22simba riflette sul proprio percorso di crescita e sulle responsabilità che lo accompagnano, tra la difficoltà di convivere con il peso delle aspettative, il rumore dei pensieri e la costante ricerca di un equilibrio.

    Il brano prosegue le riflessioni avviate in 'Arricchiti', mettendo al centro il valore della vulnerabilità come punto di partenza per costruire la propria identità con maggiore consapevolezza, senza inseguire un’idea irrealistica di perfezione.

    Il singolo anticipa 'Atto 2: Miria', il secondo dei tre atti che compongono 'Miria', l’album di 22simba di prossima uscita. Questo capitolo prende il nome dalla nonna dell’artista e riflette sul valore autentico della felicità: un atto che si ispira alla vita di Miria e alla sua capacità di apprezzare le piccole cose, e che si confronta con una generazione che fatica a sentirsi davvero soddisfatta. Questo capitolo arriva dopo 'Arricchiti', il singolo in collaborazione con Guè che ha dato il nome al primo atto dell’album e racconta il conflitto di chi ha inseguito i beni materiali e che, una volta guadagnati, si interroga sul significato di ciò che ha ottenuto.

  • 15:52 - Infettivologa Lichtner: "Screening intraospedaliero per epatiti C, B e Delta"

    Roma, 28 lug. (Adnkronos Salute) - Le epatiti virali “sono patologie molto frequenti a livello globale. Comprendono varie infezioni, soprattutto croniche, che colpiscono il fegato. Ne esistono di diversi tipi: l’epatite A, B, C e Delta, che però presentano caratteristiche completamente differenti. Quelle che più ci interessano”, dal punto di vista clinico “sono sicuramente le epatiti che causano una patologia cronica, come l’epatite C, l’epatite B e l’epatite Delta, che però può svilupparsi solamente se è già presente l’epatite B”. Così Miriam Lichtner, professoressa di Malattie infettive all’università Sapienza e direttore all'ospedale Sant'Andrea di Roma, in occasione della Giornata mondiale delle epatiti, che si celebra oggi, 28 luglio, spiega come “l’epatite Delta sia oggi particolarmente sotto i riflettori perché, fino a pochi anni fa, era una patologia praticamente incurabile e fortemente associata al tumore del fegato. Oggi, invece, disponiamo di farmaci innovativi. Il problema è che si tratta di un’infezione molto insidiosa: alcune persone possono esserne affette senza saperlo. Per questo sono fondamentali programmi di programmi di testing che consentano una diagnosi precoce” e da offrire, per esempio come “screening durante un ricovero”.

    Per quanto riguarda l’epatite B e Delta, “la popolazione più colpita è quella che non ha beneficiato della vaccinazione contro l’epatite B - chiarisce Lichtner - In Italia tutte le persone nate dopo il 1991 sono vaccinate e la vaccinazione è oggi ampiamente diffusa anche nel resto del mondo. Di conseguenza, chi non è stato vaccinato è maggiormente a rischio, in particolare le persone con più di 55 anni”.

    Cosa possiamo fare per individuarle? “Sicuramente lo screening, che è molto semplice - illustra l’esperta - Basta un normale prelievo di sangue con la richiesta della sierologia per l’epatite B. Se questa risulta positiva, è necessario eseguire anche lo screening per l’epatite Delta. Questo passaggio è molto importante perché oggi disponiamo di farmaci in grado di bloccare sia l’epatite B sia, quando presente, l’epatite Delta. In questo modo possiamo prevenire la cirrosi epatica e il tumore del fegato”.

    In questo contesto, “è importante ricordare che il tumore del fegato può svilupparsi anche senza passare attraverso la cirrosi - avverte Lichtner - soprattutto quando è legato a un’infezione da epatite B e, ancora di più, dalla Delta. Per questo - aggiunge - è fondamentale promuovere programmi di screening, che possano essere realizzati con diverse modalità: attraverso offerte rivolte alla popolazione, ad esempio con open day associati a eventi sociali, ma anche sfruttando un’altra importante opportunità, rappresentata dallo screening intraospedaliero”.

    In questo caso, anche alla persona che entra in ospedale “per un motivo completamente diverso, ad esempio per una frattura del femore - chiarisce l’esperta - durante il ricovero le viene offerta la possibilità di effettuare lo screening per l’epatite B e, se necessario, anche per l’epatite Delta. In questo modo il paziente esce dall’ospedale con un patrimonio di salute in più: non solo avrà risolto il problema che lo ha portato al ricovero, ma saprà anche se deve eseguire ulteriori accertamenti o intraprendere una terapia per l’epatite B o per l’epatite Delta”.

    A tale proposito, “nel nostro ospedale - precisa Lichtner - abbiamo avviato negli ultimi mesi un progetto pilota che prevede uno screening globale comprendente le epatiti B, Delta e C, l’Hiv, oltre a uno screening cardio-metabolico e per la depressione. Si tratta di un progetto che ha come obiettivo quello di aumentare il patrimonio di salute della persona che entra in ospedale, cogliendo ogni occasione di contatto con il Sistema sanitario - conclude - per individuare precocemente patologie spesso silenziose e migliorare la prevenzione”.

  • 15:45 - Casa, SoloAffitti: si incrina il mito della rendita facile con affitti brevi, 1 proprietario su 4 passa al residenziale

    Roma, 28 lug. (Adnkronos) - I canoni continuano a salire, ma sempre più proprietari scelgono di lasciare il mercato degli affitti brevi. È uno dei segnali che emergono dalla nuova rilevazione di SoloAffitti, secondo cui il settore sta entrando in una fase di maggiore maturità: mentre il 61% degli operatori registra prezzi in aumento rispetto all'estate dello scorso anno, una parte dei locatori ritiene oggi più conveniente tornare al mercato residenziale, privilegiando formule che garantiscono maggiore stabilità e una gestione meno impegnativa. Il fenomeno non interessa ancora in modo uniforme tutto il territorio nazionale, ma nelle città assume dimensioni significative. A Roma, Catania e Como, secondo le stime della rete SoloAffitti, circa un quarto delle nuove locazioni residenziali proviene da immobili che fino a poco tempo fa erano destinati agli affitti turistici. Nei piccoli centri costieri, invece, il passaggio rimane più contenuto, a conferma di un mercato che continua a presentare dinamiche molto differenti tra località urbane e destinazioni a forte vocazione turistica.

     

    Il dato appare ancora più significativo se letto insieme all'andamento dei prezzi. Rispetto all'estate 2025, il 12% degli operatori rileva un forte aumento dei canoni e il 49% un incremento più contenuto; il 31% parla di valori sostanzialmente stabili e appena l'8% registra una lieve flessione. Nessuno segnala un calo marcato. Il ritorno al mercato residenziale, dunque, non è il risultato di una domanda turistica in difficoltà. Al contrario, avviene in una fase nella quale gli affitti brevi continuano a mantenere quotazioni elevate. A cambiare è piuttosto la valutazione complessiva della redditività dell'investimento.

     

    La principale ragione che spinge i proprietari ad abbandonare gli affitti brevi è la crescente complessità della gestione, indicata dal 24% degli intervistati. Seguono i rendimenti inferiori alle aspettative (22%), l'aumento degli adempimenti normativi e dei controlli (19%), le difficoltà operative legate a pulizie, manutenzioni e check-in (16%) e il peso di costi e tassazione (13%). Solo il 6% indica come motivo principale la stagionalità dei ricavi e la preferenza per un'entrata più stabile.

     

    Secondo SoloAffitti, l'aumento della concorrenza ha reso il mercato più selettivo. Per mantenere tariffe elevate è sempre più necessario investire sull'immobile, garantire standard di servizio elevati e dedicare tempo alla gestione quotidiana, elementi che riducono il vantaggio economico atteso soprattutto per chi possiede una o poche abitazioni. "Il mercato sta entrando in una fase più matura. Dopo anni nei quali l'affitto breve è stato spesso percepito come la soluzione automaticamente più redditizia, oggi i proprietari valutano con maggiore attenzione quanto costa realmente produrre quel reddito. Gestione, investimenti, tempo e adempimenti incidono sul risultato finale. Per una parte dei locatori il residenziale torna quindi a essere competitivo, soprattutto quando consente di ridurre la complessità e rendere più prevedibile il rapporto tra rendimento e impegno", commenta Silvia Spronelli, Ceo di SoloAffitti.

     

    Il ritorno al residenziale non coincide però con un ritorno ai contratti tradizionali di lunga durata. Tra i proprietari che hanno lasciato gli affitti brevi, il 54% sceglie infatti il contratto transitorio, mentre il 38% opta per il contratto agevolato 3+2 e solo l'8% preferisce il contratto libero 4+4. Il dato conferma come il mercato stia cercando un nuovo equilibrio: da una parte la riduzione dei costi e dell'impegno richiesto dalla locazione turistica, dall'altra l'esigenza di mantenere una certa flessibilità nella disponibilità dell'immobile.

     

    Tra gli elementi emersi dall'indagine c'è anche un cambiamento nella percezione della sicurezza della locazione. Se in passato molti proprietari ritenevano che la breve permanenza degli ospiti riducesse il rischio di conflitti, oggi una parte dei locatori evidenzia come l'elevata rotazione possa invece aumentare la probabilità di comportamenti poco rispettosi e di problematiche nella gestione quotidiana. Al contrario, una selezione accurata dell'inquilino e adeguate garanzie possono contribuire a costruire rapporti locativi più stabili. "l punto non è decretare la fine degli affitti brevi, che continuano ad avere un mercato importante, ma riconoscere che non esiste una formula migliore in assoluto. Ogni immobile, ogni territorio e ogni proprietario hanno caratteristiche diverse. La vera evoluzione del mercato sta nella capacità di scegliere il modello di locazione più adatto, superando l'idea che una singola formula possa garantire sempre e comunque il rendimento più elevato", conclude Spronelli.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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