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Ambiente

17 Gennaio 2024

Ultimo aggiornamento: 10:03 del 17 Gennaio 2024

Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore

di F. Q.
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Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore
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Il Cile è ufficialmente il primo Paese al mondo ad aderire al Trattato globale sull’oceano, storico accordo ambientale dell’Onu raggiunto il 4 marzo 2023. Il Trattato è stato approvato all’unanimità dal Senato cileno con 29 voti favorevoli, rendendo così il Paese sudamericano il primo in assoluto a firmare il concordato per la protezione della vita marina in alto mare. Affinché il trattato entri in vigore serve che aderiscano almeno 60 Paesi, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto prima della Conferenza sugli oceani delle Nazioni Unite che si terrà in Francia nel giugno 2025.

Conosciuto anche come Trattato sull’alto mare o Trattato sull’oceano globale, i negoziati, iniziati a New York il 20 febbraio 2023 si erano inizialmente incagliati sul tema della condivisione delle risorse genetiche marine, sugli eventuali profitti generati dalla loro commercializzazione e sulla procedura per la creazione di zone marine protette. L’Unione europea aveva però messo sul tavolo 40 milioni di dollari per facilitare la ratifica e l’attuazione iniziale dell’accordo. Accordo raggiunto infine nel marzo 2023 e approvato dall’Onu. “L’oceano è cibo, energia, vita. Ha dato così tanto all’umanità: è tempo di restituire. Accolgo con favore l’accordo sull’alto mare, un trattato che proteggerà gli oceani oltre la giurisdizione nazionale. Ce l’abbiamo fatta”, aveva commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’Alto Mare è l’ecosistema che rappresenta il 95% della biosfera terrestre e che produce metà dell’ossigeno che respiriamo e corrisponde all’area marittima situata tra la Zona Economica Esclusiva (ZEE) nazionale – oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, se dichiarata dagli Stati – e occupa circa due terzi dell’oceano. Questa zona è parte delle acque internazionali e in essa è garantito per tutti gli Stati il diritto di pescare, navigare e fare ricerca. L’intesa di marzo, che è stata raggiunta grazia a un’inedita coalizione fra Ue, Usa, Gb e Cina, prevede la protezione di un terzo dei mari entro il 2030, come previsto dall’impegno, tuttavia non vincolante, preso dalla Conferenza dell’Onu sulla biodiversità.

Il Trattato è considerato un grande passo avanti nella governance globale degli oceani e integra la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. La firma di questo trattato da parte del Cile “conferma la vocazione oceanica che ha avuto il nostro Paese, che si è espressa in molteplici occasioni nel corso dell’ultimo secolo e in questo”, ha commentato il ministro degli Esteri, Alberto van Klaveren. “Dobbiamo sentirci orgogliosi della rapida approvazione di questo nuovo trattato ambientale internazionale, molto coerente con la politica estera e ambientale”, ha detto a sua volta la ministra dell’Ambiente, Maisa Rojas.

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  • 10:02 - Premio Malaparte, Pontecorvo Ricciardi: "Proteggiamo l'identità di Capri con la cultura"

    Roma, 4 ott. (Adnkronos) - “Samantha Schweblin è una voce molto amata e molto apprezzata della letteratura contemporanea. Siamo molto grati e orgogliosi che abbia accettato il premio e il nostro invito a Capri”. Così Michele Pontecorvo Ricciardi, presidente della Fondazione Ferrarelle Ets e presidente regionale del Fai Campania, commenta l’assegnazione del Premio Malaparte alla scrittrice argentina e il valore della manifestazione per l’isola.

    “Capri ci dice che è quantomai indispensabile che il Premio Malaparte continui ad esserci”, sottolinea Pontecorvo Ricciardi, spiegando il senso dell’impegno per la cultura in un’isola sempre più frequentata. “La stagione, sia sul piano del meteo che della folla, non è ancora conclusa e quest’isola è sempre più presa d’assalto e ha sempre più bisogno che una fiammella di cultura pensi a proteggerla”.

    Un legame, quello tra Capri e la cultura, che affonda le radici nella storia dell’isola. “Il fatto che quest’isola sia stata sempre rifugio per tanti intelletti sensibili e importantissimi dell’Ottocento e del Novecento europeo e internazionale” rappresenta, secondo il presidente della Fondazione Ferrarelle Ets, “una tradizione da custodire. Il Premio Malaparte si sforza di mantenere questo legame tra l’isola e la grande letteratura e il Fai ritiene che questa sia una tradizione che l’isola non debba assolutamente perdere”.

    Pontecorvo Ricciardi richiama quindi il rapporto tra accoglienza, cultura e lettura. “Il premio è aperto a tutti, ovviamente: l’isola accoglie tutti e questo è importantissimo, ma bisogna riavvicinare in qualche modo il mondo alla lettura”. Un obiettivo che, aggiunge, “non solo il Premio Malaparte può gestire”, ma per il quale “nel nostro piccolo cerchiamo di fare il possibile”. Infine l’invito ai visitatori, con una battuta che sintetizza il messaggio: “Venite a Capri e a leggere libri e non a fare le foto per Instagram”.

  • 09:57 - Festival nazionale economia civile, Mario Mantovani: "Democrazia energetica passa anche dall'Amazzonia"

    Roma, 3 ott. (Adnkronos) - “Democrazia energetica” al centro del programma pomeridiano della terza giornata di lavori al Festival Nazionale dell’Economia Civile di Firenze, giunto all’ottava edizione. Durante il panel è stata presentata la ricerca sull'impatto delle Comunità Energetiche Rinnovabili, collegata al think tank sulle CERIS con l'Osservatorio Nazionale sulla Nuova Economia Sociale e Civile (https://onesc.nexteconomia.org). La ricerca ha mappato 351 CER, comprese CER Solidali e a Impatto Sociale: “Si sviluppano soprattutto dove esistono reti associative e istituzionali forti. I modelli più efficaci sono partecipativi e multistakeholder. Producono risparmio energetico, contrasto alla povertà, investimenti locali e capitale sociale. Restano però poco conosciute: l’indice NESC sulla conoscenza è appena 0,32/1, il valore più basso. Si propone di riconoscere le CER come soggetti economici, con accesso alle risorse, trasparenza e accountability”. Mario Mantovani (ambientalista e Presidente della Fundação Florestal do Estado de São Paulo), ha portato il suo contributo sul tema di democrazia energetica portando l’esempio dell’Amazzonia: “Dove vivono circa 20 milioni di persone: tra i 2 e i 4 milioni risiedono nelle città principali, mentre tutte le altre vivono nella foresta. Anche queste comunità devono poter accedere all'energia: è una questione di democrazia. L’obiettivo dell’associazione che rappresento è quello di portare in questi luoghi pannelli solari, connessione internet e altri strumenti indispensabili per favorire l'integrazione delle popolazioni locali. L'obiettivo è anche aiutare le comunità a valorizzare le proprie attività estrattive e di raccolta dei prodotti della foresta, come le noci del Brasile o le materie prime destinate, per esempio, alla produzione di cosmetici. Cerchiamo di sostenere le persone in ogni fase di questo processo, affinché non siano sfruttate da chi acquista i loro prodotti al prezzo più basso. Vogliamo che conoscano il valore di mercato internazionale delle loro merci, che sappiano quanto valgono e che possano ottenere le certificazioni necessarie per valorizzarle. Si tratta di costruire un'intera filiera economica capace di favorire lo sviluppo”. A commentare il lavoro, Nicola Armaroli (dirigente di ricerca CNR e divulgatore): “Il 90% delle tecnologie che servono per la transizione le abbiamo già. Aspettare sempre la tecnologia che ci salverà, la fusione o la CCS, è un modo per continuare a ritardare una transizione che possiamo già fare. In Italia ci sono 300 GW di richieste di allacciamento presso Terna solo per le rinnovabili, a fronte di una potenza di picco tra i 45 e i 50 GW: se ne realizzassimo un decimo sarebbe già un successo. Il problema è principalmente culturale: vogliamo fare la transizione elettrica, ma ci mancano banalmente gli elettricisti”.

    Nel panel “Chi resta indietro? Abitare insieme in un mondo che cambia”, a confronto i contributi di Alessandro Maggioni (Presidente CCL – Consorzio Cooperative Lavoratori), Anna Meli (Presidente di COSPE), Lorenzo Terzani (Presidente Consorzio Fabrica) e Alessandro Santoni (Coordinatore Nazionale della Consulta dei Piccoli Comuni dell’ANCI e Sindaco Comune di San Benedetto Val di Sambro). “Fabrica - ha detto Terzani - si occupa del tema dell'abitare a favore delle popolazioni delle fasce più deboli. Molti ci guardavano un po' di traverso perché si era convinti che le cooperative sociali si debbano occupare di infanzia e di anziani, ma non di politiche abitative. Invece già 15 anni fa ci era chiaro che questo tema era centrale perché riguarda le fasce più deboli della popolazione”. Quindi Meli: “La crisi abitativa non colpisce tutti allo stesso modo: colpisce precari, giovani, studenti, redditi bassi e medio-bassi, ma quando alla fragilità economica si somma anche un cognome straniero, un colore della pelle diverso, un permesso di soggiorno, le difficoltà aumentano in maniera significativa: c’è un intreccio incredibile fra disuguaglianza e discriminazione”. Infine Santoni: “Chi resta indietro non è necessariamente chi è lontano, ma chi non può scegliere: i piccoli comuni, che rappresentano circa il 70% dei comuni italiani, e il resto del Paese sono due facce della stessa medaglia, e su questo si gioca molto del nostro futuro”.

    E' arrivato poi il momento del “Premio Nazionale Prepararsi al Futuro 2026”, dedicato a tutti gli aspiranti startupper o alle startup costituite da meno di 36 mesi che hanno fatto dello sviluppo sostenibile la loro chiave di business. Silvia Rossi (Direttrice Fondosviluppo) spiega così il senso del premio: “Tra radicamento territoriale e competitività non c'è contraddizione: anzi, il legame con il territorio può diventare un forte fattore distintivo. Da solo però quel legame non basta più: per competere servono innovazione, capacità manageriale, investimenti, competenze digitali, sostenibilità economica e soprattutto la capacità di attrarre le nuove generazioni. La sfida è trasformare l'identità cooperativa in un modo nuovo di fare impresa, forte e radicato nei territori: il fondo mutualistico è uno strumento attivo in questa direzione”. Proprio a questo proposito, Franco Ferrarini (Vicepresidente Fondazione del Credito Cooperativo Tertio Millennio ETS) ha aggiunto: “I dati sulla mutualità ci indicano la rotta: il Credito Cooperativo non si limita a rispondere a un bisogno specifico, ma offre da tempo a cooperative e startup una gamma completa di sostegno e accompagnamento. Secondo l'Istituto Tagliacarne, i clienti del Credito Cooperativo crescono il 12% in più degli altri e fanno più rete: è il segno della qualità di questo accompagnamento. Con la Fondazione Tertio Millennio seguiamo da anni le cooperative di giovani e da cinque anni anche le startup, offrendo alle selezionate un corso di formazione imprenditoriale”.

    La startup premiata è risultata quindi “Atipiche” di Collalto Sabino (Rieti). Si tratta una cooperativa che fa della fermentazione un gesto culturale prima ancora che produttivo. Attorno alla filiera corta e alla valorizzazione delle produzioni locali costruisce un ecosistema di attività agroalimentari, laboratori, percorsi di educazione alimentare, catering ed esperienze territoriali. È un modello economico partecipativo e radicato nella comunità, che trasforma il saper fare contadino in una leva concreta di rigenerazione rurale e di presidio dei luoghi.

    Stefano Zamagni (Professore Emerito di Economia Politica, Università di Bologna e già Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali 2019-2023) è intervenuto all’interno del panel “Economia Sociale ed Economia Civile: due traiettorie per un futuro comune”, spiegando: “L'economia civile è un paradigma, cioè uno sguardo sulla realtà, ed è la derivazione nella modernità del pensiero francescano. È come un grande ombrello sotto il quale possono trovare spazio modelli diversi, come l'economia sociale, che ne applicano i principi in un determinato contesto storico e geografico”. Parole alle quali Gabriele Sepio (avvocato tributarista e Segretario Generale della Fondazione Terzjus) ha aggiunto: “I modelli che oggi chiamiamo economia sociale sono il portato storico dell'economia civile: organismi senza scopo di lucro che prendono in carico i bisogni della collettività e si

    governano in modo democratico e partecipativo. Un modello economico e giuridico non si costruisce sulla sabbia: se lo vogliamo fondato su reciprocità, gratuità e mutualità, dobbiamo raccogliere gli insegnamenti che arrivano dal Settecento e che oggi trovano attuazione nel Piano nazionale per l'economia sociale”.

    All’interno di un Festival al quale è stato dato ampio risalto alla cultura e al suo valore all’interno di tematiche economiche, è Matteo Spanò (Presidente Fondazione MUS.E Firenze) a spiegarne il significato: “Il festival è stato contaminato dalla cultura, ma è normale se si parla di un evento di economia civile come questo. Io credo che la cultura, analizzata da un lato sotto l'aspetto della quantità, dei numeri, degli aspetti dell'incidenza sul PIL, diventa fondamentale nell’osservare i processi e i metodi. Quindi è bene che anche qui si parli di cultura come settore importante e trainante del PIL, ma anche come metodo di partecipazione”.

    Il Festival nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen), promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Federazione Toscana delle BCC, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto.com e la Fondazione MUS.E e il patrocinio del Comune di Firenze.

  • 09:54 - Festival nazionale economia civile, il rumore della cultura: quanto impatta l’arte nel contesto economico e sociale?

    Roma, 3 ott. (Adnkronos) - In occasione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, ritorna il confronto sul ruolo e sulla forza delle espressioni artistiche nel produrre consapevolezza, empatia e impatto concreto: grazie all’impegno di Fondazione MUS.E nel provare a misurare quello che per sua natura è intangibile, abbiamo una stima di quanto valga davvero un’attività culturale, al di là della sola circolazione di denaro che produce.

    Andare a una mostra, a teatro o a un concerto non si limita a far “girare l'economia”, ma arricchisce il tessuto sociale e culturale della comunità. A testimoniarlo sono i dati misurati attraverso l’algoritmo del Civil Impact®, che per la Fondazione MUS.E registra un valore pari a 3,57: ciò significa che, per ogni euro investito, si realizza un beneficio sociale pari a 3,57 euro. A fronte di un input complessivo pari a € 7.946.702,00, il valore sociale generato sul territorio da MUS.E sfiora i 28,4 milioni di euro (€ 28.383.133,54).

    Accanto alla traduzione economica, si è cercato di misurare anche il profilo di generatività dell’organizzazione stessa, ovvero come i diversi livelli di azione interna ed esterna creano nuove possibilità di relazioni e benessere per le persone e le organizzazioni coinvolte. Questa rilevazione, unica nel suo genere tra le Fondazioni culturali italiane, riporta un profilo di generatività complessivamente medio-alto, attestato da un indice sintetico pari a 6,89 su 10. Il risultato descrive un'organizzazione dotata di una solida consapevolezza del proprio ruolo, di prassi consolidate di sostenibilità e di una spiccata capacità di riflettere sul senso della propria azione istituzionale.

    Nel corso del 2025, inoltre, Fondazione MUS.E ha avviato un percorso formativo e partecipativo promosso dal Presidente e dal Consiglio di Amministrazione per definire la propria Carta dei Valori. L'iniziativa ha coinvolto sia gli organi di governance sia l'intera comunità professionale (68 persone per un totale di 6 incontri, 18 ore di formazione e 36 ore di laboratorio) per costruire una cultura organizzativa condivisa e trasparente.

    I sei valori identitari individuati ed entrati a far parte della vita organizzativa sono:

    ● Persona: riconoscimento dell’unicità, valorizzazione delle potenzialità e rispetto delle diversità.

    ● Trasparenza: comunicazione chiara di scelte e obiettivi per costruire relazioni autentiche.

    ● Passione: l'energia che nutre l’entusiasmo e unisce verso obiettivi comuni.

    ● Responsabilità: consapevolezza delle proprie azioni e impegno nel portarle a termine.

    ● Collaborazione: condivisione di competenze per migliorare il lavoro di squadra e i risultati.

    ● Ascolto: apertura e attenzione per favorire il confronto e l’innovazione.

    Infine, nell'ottica di un continuo miglioramento delle condizioni di benessere e partecipazione dei lavoratori, la Fondazione ha misurato il proprio clima interno tramite l'indagine BESt Work Life® (promossa da NeXt Economia e coerente con il framework BES dell'Istat), registrando un punteggio pari a 5,8 su 10. Un punto di partenza fondamentale per guidare le future strategie di gestione interna e rafforzare l'adesione ai valori aziendali.

  • 00:21 - "Nei post due calici per fingere di non essere soli", sui social la coppia che non c'è

    Roma, 3 ott. (Adnkronos Salute) - Non ci sono solo piatti 'instagrammabili', tavole apparecchiate con cura e mise en place pensate per creare un'atmosfera. E nemmeno soltanto tutorial di skincare, make-up e consigli sull'outfit. Sui social, da Instagram a TikTok fino a Telegram, "anche le immagini della vita privata possono diventare strumenti per costruire e comunicare una precisa identità". Dietro una fotografia apparentemente spontanea, infatti, può esserci una vera e propria scenografia: l'ambiente, la posizione del corpo, la musica, ciò che viene mostrato e, soprattutto, ciò che viene volutamente lasciato fuori dall'inquadratura.

    Tra i fenomeni più curiosi c'è quello della "coppia invisibile": fotografie "costruite ad arte per far pensare che accanto a chi pubblica ci sia un partner, anche quando non c'è nessuno. Ci sono corsi, non solo rivolti agli influencer o agli aspiranti tali, che spiegano come fotografarsi al meglio e come costruire una scenografia. I contenuti non sono mai del tutto casuali: si studiano l'ambientazione, il contenuto, la musica e anche il modo di porsi". Lo evidenzia all'Adnkronos Salute Anna Maria Giannini, docente di Psicologia all'Università degli studi di Roma La Sapienza.

    Un esempio? "Un uomo che non vuole mostrare di essere solo può fotografare un paesaggio, una parte del proprio corpo o un momento della serata - spiega - Può pubblicare la foto di un aperitivo o di una cena, magari con due calici di vino, senza però mostrare la persona che dovrebbe essere seduta accanto a lui. Che cosa comunica questa immagine? Può essere costruita proprio per far pensare che si abbia una relazione o per trasmettere un messaggio di 'non solitudine' - osserva Giannini - Si fa vedere che si è in compagnia, creando interesse e curiosità, ma in realtà non c'è nessuno accanto".

    È una differenza sottile, ma importante: "Non viene mostrato esplicitamente un partner, viene piuttosto lasciato un indizio affinché sia chi guarda la fotografia a completare la storia", aggiunge Giannini. "Al contrario, chi non ha problemi a mostrare la propria solitudine può scegliere immagini molto diverse: un calice di vino accanto a un libro o un tramonto osservato da soli. Chi non vuole mostrarsi in una situazione di solitudine può invece mostrare due bicchieri di vino a tavola, riprendere sé stesso e l'ambiente, ma mai l'altra persona", sottolinea.

    "Anche sui social, dunque, ciò che non viene mostrato può diventare parte del messaggio. Una fotografia non racconta necessariamente quello che sta accadendo davanti all'obiettivo: può raccontare, soprattutto, l'immagine di sé che si vuole trasmettere agli altri", conclude.

  • 00:19 - Israele, i due volti del 7 ottobre: sopravvissuti e familiari si riuniscono il giorno del massacro, il governo il 5

    Tel Aviv, 3 ott. (Adnkronos) - I sopravvissuti e i familiari delle vittime si riuniranno il 7 ottobre, a Tel Aviv e nel luogo in cui era stato organizzato il Festival Nova, per commemorare chi ha perso la vita per mano di Hamas e chi è stato preso in ostaggio. Due giorni prima, il 5 ottobre, si terranno invece gli eventi organizzati dal governo israeliano. Una scelta che, come già nei due precedenti anniversari, marca una distanza tra ex ostaggi e familiari delle vittime da un lato e governo dall'altro, criticato per la gestione delle trattative condotte per il rilascio di chi Hamas e altre fazioni palestinesi avevano portato nella Striscia di Gaza. Ma si tratterebbe anche di una questione di calendario. Il governo Netanyahu, infatti, organizza una cerimonia ufficiale il 5 ottobre in base al calendario ebraico e non a quello gregoriano.

    L'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 è avvenuto nel giorno della festività ebraica di Simchat Torah, che corrisponde al 22-24 del mese di Tishri. Per evitare che un giorno di festa religiosa si trasformasse permanentemente in un giorno di lutto nazionale, lo Stato ha deliberatamente posticipato la ricorrenza ufficiale di due giorni, fissandola al 24 Tishrei. Di conseguenza, la data della ricorrenza fluttua di anno in anno sul calendario civile, cadendo in questo caso il 5 ottobre, mentre lo scorso anno si è tenuta il 16. Un portavoce del governo israeliano ha dichiarato che la cerimonia istituzionale di Stato si terrà presso il cimitero militare del Monte Herzl a Gerusalemme e sarà guidata dal premier Benjamin Netanyahu. Previste due cerimonie ufficiali, una militare e una civile. Ingenti saranno le misure di sicurezza, anche dopo le contestazioni degli scorsi anni.

    A Tel Aviv, invece, si terrà la Cerimonia commemorativa Nazionale Indipendente delle Famiglie del 7 Ottobre organizzata da Kumu ("Alzati"), un movimento fondato da sopravvissuti e familiari delle vittime, tra cui soldati caduti, persone uccise nei kibbutz e ostaggi morti mentre si trovavano nella Striscia di Gaza. Da due anni questo evento, che si tiene nel parco Yarkon, il più grande di Tel Aviv, 'sostituisce' la cerimonia ufficiale di Stato e viene trasmessa in diretta dalla maggior parte dei principali canali televisivi israeliani. Quest'anno l'evento inizierà alle 21:15.

    Gli organizzatori del Festival Nova, attaccato da Hamas nel deserto del Negev, terranno invece un raduno a partire dalle 18:29 ora locale a Re'im, nel sud di Israele. L'orario è stato scelto replicando quello in cui i terroristi di Hamas hanno attaccato, alle 6:29 del mattino, uccidendo 378 persone che partecipavano al rave e prendendo 44 ostaggi. E' la prima volta che le due cerimonie si tengono nella stessa sera, ma gli orari degli eventi sono stati decisi in modo da permettere la partecipazione a entrambi.

    ''Torneremo nel luogo in cui tutto si è fermato", ha dichiarato Reef Peretz, amministratore delegato della Nova Tribe Community Association. "Ci saranno i sopravvissuti, i familiari delle vittime e tutti gli ostaggi che sono tornati. E' la prima volta che ci ritroviamo tutti insieme dal 7 ottobre" 2023, ha spiegato. Secondo Peretz, le reti di sopravvissuti e familiari delle vittime dell'attentato di Nova ora contano circa 15mila persone, un numero cresciuto a partire dal ritorno degli ultimi 20 ostaggi ancora in vita nell'ottobre di un anno fa, tra cui 11 che erano stati rapiti al rave. Questo è il terzo anno che le famiglie in lutto si riuniscono a Re'im per ricordare i loro cari uccisi al Festival Nova, ma è la prima volta che l'intera comunità rave, inclusa la Nova Tribe Community Association, sarà presente. La cerimonia è ''un motore per guarire dal trauma'', ha detto Peretz.

    L'evento organizzato da Kumu a Tel Aviv sarà coordinato, tra gli altri, dall'ex ostaggio Eli Sharabi, la cui moglie e le cui due figlie sono state uccise nella loro casa nel kibbutz Be'eri, e dall'attrice Shani Cohen. Si stima che l'edizione di quest'anno sarà la più grande di sempre per numero di partecipanti. Per questo gli organizzatori hanno predisposto un formato a parco aperto, senza tribune fisse. I fondi per l'evento sono stati raccolti interamente tramite campagne di crowdfunding. Come per le edizioni precedenti, la cerimonia di Kumu verrà trasmessa in diretta streaming mondiale (con traduzioni e sottotitoli) e sui principali canali televisivi nazionali ed esteri per consentire la partecipazione a distanza delle comunità ebraiche nel mondo.

  • 20:38 - Campiello, Marcello Fois vince l'edizione 2026 con 'L'immensa distrazione'. La dedica a Murgia: "Una donna bellissima" - Video

    Venezia, 3 ott. - (Adnkronos) - Marcello Fois con "L'immensa distrazione" (Einaudi) ha vinto la 64/a edizione del Premio Campiello, il concorso di narrativa italiana contemporanea promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. La proclamazione è avvenuta questa sera, per la prima volta nella storia del Premio, al Palazzo della Mostra del Cinema al Lido di Venezia (VIDEO). A decretare il vincitore della "vera da pozzo", simbolo del Premio, è stata la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, i cui nomi sono segreti a tutela dell'indipendenza e della trasparenza di giudizio

    Su 282 votanti effettivi, Fois ha ottenuto 83 preferenze, vincendo per un soffio su Alcide Pierantozzi, con "Lo sbilico" ( Einaudi), che ha ottenuto 80 voti. Terzo posto per Elena Varvello con "La vita sempre" (Guanda) con 54 voti, quarto per Valeria Parrella con "La ragazzina" (Feltrinelli) con 33 voti e Ermanno Cavazzoni con "Storia di un'amicizia" (Quodlibet) 32 voti.

    Ne "L’immensa distrazione", Marcello Fois racconta la saga della famiglia Manfredini, una dinastia emiliana che, partendo da un modesto mattatoio, costruisce nel corso del Novecento un vero e proprio impero industriale. Al centro del romanzo c’è Ettore Manfredini che, la mattina del 21 febbraio 2017, appena morto, ripercorre in un lungo viaggio nella memoria la propria vita e quella dei suoi familiari: dalla miseria dell’infanzia all’ascesa economica, dalle conseguenze delle leggi razziali alle ferite della guerra e dell’Olocausto, fino ai conflitti, ai segreti e alle ambizioni che attraversano le generazioni successive. Attraverso la storia di Ettore, della madre Elda, della moglie Marida, dei figli e dei nipoti, Fois costruisce il ritratto di una famiglia insieme spietata e profondamente umana, mostrando come successo, potere, amore e senso di colpa siano indissolubilmente legati a un grande inganno. La memoria individuale si intreccia così con la Storia del Novecento, in un romanzo familiare che riflette sul tempo, sulle eredità del passato e sul rapporto inevitabile tra la vita e la morte.

    "Sono nato a duecento metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l'unica donna italiana che abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926. Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919, quando alle donne era impossibile candidarsi e lei, 'grattando' una legge che non impediva la candidatura ma il voto, si candidò. Deledda è stata una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno oggi e che forse a scuola bisognerebbe ricordarsi, perlomeno nelle tracce dell'esame di maturità, cosa di cui invece quest'anno nel centenario non è avvenuto".

    "Scrivere questo romanzo è stato come fare un bilancio di tutto, capire da che parte si sta, come si è messi, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo, che c'è una differenza tra scrittori e gente che pubblica e che c'è tanto da dire, tanta gratitudine per questo mondo", ha poi aggiunto

    "Io voglio intanto ringraziare una persona che non c'è, ma per me c'è, che era una donna bellissima, tutt'altro che livorosa, molto resiliente: si chiama Michela Murgia", ha aggiunto Fois dedicando il premio all'amica scrittrice Michela Murgia, sarda come lui, scomparsa tre anni fa. (di Paolo Martini)

  • 20:26 - Campiello, Marcello Fois vince l'edizione 2026 con 'L'immensa distrazione'. La dedica a Murgia: "Una donna bellissima" - Video

    Venezia, 3 ott. - (Adnkronos) - Marcello Fois con "L'immensa distrazione" (Einaudi) ha vinto la 64/a edizione del Premio Campiello, il concorso di narrativa italiana contemporanea promosso e gestito dalla Fondazione Il Campiello – Confindustria Veneto. La proclamazione è avvenuta questa sera, per la prima volta nella storia del Premio, al Palazzo della Mostra del Cinema al Lido di Venezia (VIDEO). A decretare il vincitore della "vera da pozzo", simbolo del Premio, è stata la Giuria dei Trecento Lettori Anonimi, composta da persone di diversa età, professione e provenienza geografica, i cui nomi sono segreti a tutela dell'indipendenza e della trasparenza di giudizio

    Su 282 votanti effettivi, Fois ha ottenuto 83 preferenze, vincendo per un soffio su Alcide Pierantozzi, con "Lo sbilico" ( Einaudi), che ha ottenuto 80 voti. Terzo posto per Elena Varvello con "La vita sempre" (Guanda) con 54 voti, quarto per Valeria Parrella con "La ragazzina" (Feltrinelli) con 33 voti e Ermanno Cavazzoni con "Storia di un'amicizia" (Quodlibet) 32 voti.

    Ne "L’immensa distrazione", Marcello Fois racconta la saga della famiglia Manfredini, una dinastia emiliana che, partendo da un modesto mattatoio, costruisce nel corso del Novecento un vero e proprio impero industriale. Al centro del romanzo c’è Ettore Manfredini che, la mattina del 21 febbraio 2017, appena morto, ripercorre in un lungo viaggio nella memoria la propria vita e quella dei suoi familiari: dalla miseria dell’infanzia all’ascesa economica, dalle conseguenze delle leggi razziali alle ferite della guerra e dell’Olocausto, fino ai conflitti, ai segreti e alle ambizioni che attraversano le generazioni successive. Attraverso la storia di Ettore, della madre Elda, della moglie Marida, dei figli e dei nipoti, Fois costruisce il ritratto di una famiglia insieme spietata e profondamente umana, mostrando come successo, potere, amore e senso di colpa siano indissolubilmente legati a un grande inganno. La memoria individuale si intreccia così con la Storia del Novecento, in un romanzo familiare che riflette sul tempo, sulle eredità del passato e sul rapporto inevitabile tra la vita e la morte.

    "Sono nato a duecento metri dalla casa di Grazia Deledda, che è ancora l'unica donna italiana che abbia vinto il Premio Nobel per la letteratura, cento anni fa, nel 1926. Deledda è stata la prima donna che abbia accettato di candidarsi alle elezioni nel 1919, quando alle donne era impossibile candidarsi e lei, 'grattando' una legge che non impediva la candidatura ma il voto, si candidò. Deledda è stata una donna meravigliosa e di cui noi avremmo bisogno oggi e che forse a scuola bisognerebbe ricordarsi, perlomeno nelle tracce dell'esame di maturità, cosa di cui invece quest'anno nel centenario non è avvenuto".

    "Scrivere questo romanzo è stato come fare un bilancio di tutto, capire da che parte si sta, come si è messi, capire che scrivere è un mestiere difficilissimo, che c'è una differenza tra scrittori e gente che pubblica e che c'è tanto da dire, tanta gratitudine per questo mondo", ha poi aggiunto

    "Io voglio intanto ringraziare una persona che non c'è, ma per me c'è, che era una donna bellissima, tutt'altro che livorosa, molto resiliente: si chiama Michela Murgia", ha aggiunto Fois dedicando il premio all'amica scrittrice Michela Murgia, sarda come lui, scomparsa tre anni fa. (di Paolo Martini)

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