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Ambiente

17 Gennaio 2024

Ultimo aggiornamento: 10:03 del 17 Gennaio 2024

Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore

di F. Q.
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Il Cile è il primo Paese al mondo a firmare il Trattato Onu sulla protezione dell’Oceano globale: servono 60 Stati per l’entrata in vigore
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Ambientalismo

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Il Cile è ufficialmente il primo Paese al mondo ad aderire al Trattato globale sull’oceano, storico accordo ambientale dell’Onu raggiunto il 4 marzo 2023. Il Trattato è stato approvato all’unanimità dal Senato cileno con 29 voti favorevoli, rendendo così il Paese sudamericano il primo in assoluto a firmare il concordato per la protezione della vita marina in alto mare. Affinché il trattato entri in vigore serve che aderiscano almeno 60 Paesi, un obiettivo che potrebbe essere raggiunto prima della Conferenza sugli oceani delle Nazioni Unite che si terrà in Francia nel giugno 2025.

Conosciuto anche come Trattato sull’alto mare o Trattato sull’oceano globale, i negoziati, iniziati a New York il 20 febbraio 2023 si erano inizialmente incagliati sul tema della condivisione delle risorse genetiche marine, sugli eventuali profitti generati dalla loro commercializzazione e sulla procedura per la creazione di zone marine protette. L’Unione europea aveva però messo sul tavolo 40 milioni di dollari per facilitare la ratifica e l’attuazione iniziale dell’accordo. Accordo raggiunto infine nel marzo 2023 e approvato dall’Onu. “L’oceano è cibo, energia, vita. Ha dato così tanto all’umanità: è tempo di restituire. Accolgo con favore l’accordo sull’alto mare, un trattato che proteggerà gli oceani oltre la giurisdizione nazionale. Ce l’abbiamo fatta”, aveva commentato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

L’Alto Mare è l’ecosistema che rappresenta il 95% della biosfera terrestre e che produce metà dell’ossigeno che respiriamo e corrisponde all’area marittima situata tra la Zona Economica Esclusiva (ZEE) nazionale – oltre le 200 miglia nautiche dalla costa, se dichiarata dagli Stati – e occupa circa due terzi dell’oceano. Questa zona è parte delle acque internazionali e in essa è garantito per tutti gli Stati il diritto di pescare, navigare e fare ricerca. L’intesa di marzo, che è stata raggiunta grazia a un’inedita coalizione fra Ue, Usa, Gb e Cina, prevede la protezione di un terzo dei mari entro il 2030, come previsto dall’impegno, tuttavia non vincolante, preso dalla Conferenza dell’Onu sulla biodiversità.

Il Trattato è considerato un grande passo avanti nella governance globale degli oceani e integra la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982. La firma di questo trattato da parte del Cile “conferma la vocazione oceanica che ha avuto il nostro Paese, che si è espressa in molteplici occasioni nel corso dell’ultimo secolo e in questo”, ha commentato il ministro degli Esteri, Alberto van Klaveren. “Dobbiamo sentirci orgogliosi della rapida approvazione di questo nuovo trattato ambientale internazionale, molto coerente con la politica estera e ambientale”, ha detto a sua volta la ministra dell’Ambiente, Maisa Rojas.

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Adn Kronos
  • 07:49 - Editoria, BolognaFiere nel capitale del Gambero Rosso: un'operazione da 5,7 mln

    Roma, 11 sett. (Adnkronos) - BolognaFiere, società quotata sul segmento Professionale del mercato Euronext Growth Milan, ha perfezionato la partnership industriale con Class Editori riguardante Gambero Rosso. A tal fine è stata costituita Gambero Rosso Holding nella quale Class Editori ha conferito 7.394.050 azioni ordinarie di Gambero Rosso, pari al 51,17% del capitale sociale, continuando a mantenere una partecipazione diretta del 10% in Gambero Rosso. Nell'ambito dell'operazione, BolognaFiere ha acquistato una quota del 49,9% del capitale sociale di Gr Holding da Class Editori a un prezzo complessivo di euro 5,693 milioni, non soggetto a meccanismi di aggiustamento successivo. Il restante 50,1% di Gr Holding è detenuto da Class Editori, che continuerà a esercitare il controllo su Gambero Rosso anche tramite la partecipazione detenuta direttamente. Lo si legge in una nota. L’acquisizione è stata finanziata da BolognaFiere interamente con mezzi propri.

    “L’ingresso di BolognaFiere nel capitale di Gambero Rosso rappresenta un investimento strategico in uno dei marchi editoriali più autorevoli e riconosciuti dal sistema agroalimentare italiano” dichiara Gianpiero Calzolari, presidente di BolognaFiere “Mettiamo insieme competenze, relazioni e capacità di promozione complementari, con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale delle eccellenze italiane del food & wine. È un’operazione coerente con la strategia di crescita e diversificazione del Gruppo BolognaFiere e con la nostra missione di costruire piattaforme capaci di connettere imprese, mercati e territori, contribuendo alla valorizzazione del Made in Italy nel mondo”.

     

    "Questa operazione rappresenta un passo importante nella valorizzazione di Gambero Rosso” ha dichiarato Paolo Panerai, vicepresidente e Ad di Class Editori, “perché potrà contare sulla grande esperienza italiana ed internazionale di BolognaFiere per rafforzare ulteriormente il proprio posizionamento nel settore Wine-Travel-Food. Class Editori continuerà a garantire la continuità editoriale del Gambero Rosso per la valutazione e certificazione dell’eccellenza del wine and food italiano". Essendo Panerai produttore di vino, ha richiesto e ottenuto da anni che la valutazione della sua produzione riceva dal Gambero Rosso punteggi pari alla media dei rating assegnati dai maggiori valutatori internazionali, come specificato nelle Guide, sì da evitare qualsiasi conflitto di interesse.

    L’accordo prevede il rilascio di un pacchetto di dichiarazioni e garanzie in linea con la prassi di operazioni similari, oltre alla concessione di opzioni incrociate di acquisto e di vendita sulle partecipazioni detenute in Gr Holding, esercitabili a partire dall'approvazione del bilancio dell'esercizio 2028. È inoltre previsto che tre componenti su 12 del Consiglio di Amministrazione di Gambero Rosso siano scelti tra soggetti designati da BolognaFiere, uno dei quali ricoprirà la carica di vicepresidente.

  • 07:01 - Elezioni Svezia, il Pse spera in Andersson: il ruolo della Russia sotto i riflettori

    Bruxelles, 12 set. (Adnkronos) - Domani, domenica 13 settembre, la Svezia va al voto, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario elettorale dell'Ue di qui a fine anno. Il Paese, che è entrato nella Nato nel 2024 abbandonando la sua storica neutralità, pesa per oltre il 3% del Pil dell'Unione, ha un Pil pro capite di gran lunga superiore alla media Ue e, con i suoi 10,7 milioni di abitanti (poco più della Lombardia), è il peso massimo tra i nordici, un gruppo di Stati molto influente sulle politiche comunitarie.

    Oggi a Stoccolma governa Ulf Kristersson, dei Moderaterna (Moderati), che guida una coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Cristiani e ai Liberali, con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, un partito della destra radicale.

    A contendere il primato a Kristersson è la socialdemocratica Magdalena Andersson, già a lungo ministra delle Finanze. Pur essendo del Pse, come altre socialdemocratiche nordiche Andersson è tutt'altro che tenera con i Paesi del Sud: durante le trattative su Next Generation Eu, disse al Financial Times che non si può "fondare l'Unione Europea sul presupposto che alcuni Paesi non devono seguire sempre le regole e ottenere sempre delle eccezioni". Un messaggio che era diretto anzitutto all'Italia e alla Spagna.

    Andersson, alla testa di una coalizione che riunisce, oltre ai Socialdemocratici, il Partito di Centro, i Verdi e la Sinistra, è comunque la grande speranza dei Socialisti Europei, che ormai possono contare solo su tre leader nel Consiglio europeo: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. I Popolari ne hanno 12, quattro volte tanti. Una vittoria in Svezia aiuterebbe il partito che esprime il secondo gruppo del Parlamento Europeo dopo il Ppe a riguadagnare terreno a Bruxelles.

    Il centrodestra, tuttavia, è un avversario assai tenace. L'ultimo sondaggio Novus/TV4, riferisce l'Atlantic Council in un report dedicato, assegna ai quattro partiti di opposizione (Socialdemocratici, Partito di Centro, Verdi e Partito della Sinistra) una quota complessiva del 50,3% dei voti. I tre partiti di governo (Moderati, Democratici Cristiani e Liberali), insieme ai Democratici Svedesi, si attestano al 47,7%. Il divario si è notevolmente assottigliato rispetto a due settimane prima, cosa che indica una competizione più serrata e un esito più incerto.

    Kristersson ha aperto all'ingresso dei Democratici svedesi nella compagine di governo, in caso di vittoria: finora il partito della destra radicale si è limitato all'appoggio esterno. Come in altri Paesi nordici e dell'est, il ruolo della Russia, accertato o presunto, è sotto i riflettori: Andersson ha usato l'argomento in campagna elettorale. In una intervista a Politico.eu, ha detto che Kristersson "deve fare chiarezza sulla crisi della sicurezza. Si tratta di accuse estremamente gravi... la Russia rappresenta la maggiore minaccia per la Svezia".

    Secondo l'organizzazione non governativa Expo, una funzionaria dei Democratici Svedesi avrebbe promosso narrazioni filo-Cremlino per un decennio, coltivato legami con un gruppo attivo in Svezia e sostenuto dallo Stato russo, e introdotto russi all'interno del Parlamento svedese. La funzionaria, Polina Malaberg, lavora tuttora per i Democratici Svedesi.

    Il fatto che la Russia tenti di influenzare l'esito elettorale dei Paesi che le sono vicini rientra nell'ambito del prevedibile: il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha invitato ieri i servizi di sicurezza dei Paesi dell'Europa Centro-Orientale a stare all'erta, con un particolare riferimento alla Lettonia, che il 3 ottobre voterà per rinnovare la Saeima, il Parlamento monocamerale del Paese baltico.

    Anche l'Agenzia per la Difesa Psicologica svedese, ricorda l'Atlantic Council, considera la Russia la principale minaccia informativa estera per le elezioni, a causa soprattutto del forte sostegno della Svezia all'Ucraina. Tuttavia, l'agenzia ritiene che la Svezia non sia attualmente un obiettivo prioritario per le operazioni di influenza russe. Diversamente da Alternative für Deutschland in Germania e da Fidesz in Ungheria, nessun partito svedese sta facendo campagna per ridurre il sostegno all'Ucraina. Anche i Democratici, che a Bruxelles siedono nel gruppo Ecr, tendenzialmente filo-ucraino, hanno sostenuto il trasferimento a Kiev di sedici aerei da guerra.

    Questo consenso trasversale, osserva l'Atlantic Council, limita le possibilità della Russia di indebolire il sostegno svedese all'Ucraina attraverso interferenze elettorali. Tutto questo, tuttavia, non rende il Paese immune dalle operazioni ordite dal suo potente vicino: la rete filo-russa Matrjosjka, ricorda il paper firmato da Anna Wieslander, Louise Blomqvist e Carl Ågård, ha recentemente messo in campo operazioni di disinformazione, sostenendo l'esistenza di brogli elettorali e lanciando false accuse contro il primo ministro, anche tramite video contraffatti che avevano i loghi di importanti testate svedesi ed europee.

    Secondo l'Atlantic Council, tuttavia, il rischio principale è un tentativo di minare la fiducia nel processo elettorale o di esacerbare le divisioni interne esistenti, piuttosto che un ribaltamento della posizione del Paese su questioni quali l'adesione alla Nato o la guerra in Ucraina. Quale che sia l'esito del voto, è probabile che per i migranti in Svezia le cose si faranno più complicate: il think tank nota che anche i Socialdemocratici prevedono un irrigidimento delle politiche migratorie, per non lasciare campo libero al centrodestra su un tema che, anche se ultimamente è sceso nelle priorità dei cittadini svedesi, resta politicamente incandescente.

    Il voto di domenica, inoltre, potrebbe anche preludere ad un periodo piuttosto lungo di formazione del nuovo esecutivo. Il sistema svedese è intrinsecamente favorevole alla nascita di governi di minoranza, a causa del sistema del cosiddetto parlamentarismo negativo. In pratica, spiega il think tank estone Rkk-Icds , il primo ministro viene eletto ed entra in carica a meno che la maggioranza assoluta dei membri del Riksdag, il Parlamento monocamerale, non voti contro.

    In teoria, in Svezia è possibile diventare premier con un voto favorevole e 174 astensioni, purché i contrari non raggiungano quota 175 (l'Aula ha 349 seggi). Questo sistema facilita, appunto, la nascita di governi di minoranza ed evita il rischio di paralisi politiche prolungate.

    Malgrado siano in svantaggio nei sondaggi, i partiti attualmente al governo, osserva l'Atlantic Council, si presentano con un percorso chiaro per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo l'accordo che ha portato alla nascita del governo a tre con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, Kristersson ha esplicitamente aperto alla possibilità di far entrare ministri dell'estrema destra nel prossimo esecutivo.

    Per contro, sottolinea il think tank, l'opposizione non ha un programma di governo unitario. Il Partito di Centro esclude la formazione di un governo che includa il Partito della Sinistra. Dal canto suo, il Partito della Sinistra ha dichiarato che voterà contro qualsiasi governo in cui non sia rappresentato. L'opposizione, secondo gli esperti, ha maggiori possibilità di raggiungere una maggioranza parlamentare, ma Andersson "potrebbe comunque faticare a trasformare questo vantaggio in un governo stabile". L'ultima parola ora spetta agli elettori.

  • 06:36 - Elezioni Svezia, il Pse spera in Andersson: il ruolo della Russia sotto i riflettori

    Bruxelles, 12 set. (Adnkronos) - Domani, domenica 13 settembre, la Svezia va al voto, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario elettorale dell'Ue di qui a fine anno. Il Paese, che è entrato nella Nato nel 2024 abbandonando la sua storica neutralità, pesa per oltre il 3% del Pil dell'Unione, ha un Pil pro capite di gran lunga superiore alla media Ue e, con i suoi 10,7 milioni di abitanti (poco più della Lombardia), è il peso massimo tra i nordici, un gruppo di Stati molto influente sulle politiche comunitarie.

    Oggi a Stoccolma governa Ulf Kristersson, dei Moderaterna (Moderati), che guida una coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Cristiani e ai Liberali, con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, un partito della destra radicale.

    A contendere il primato a Kristersson è la socialdemocratica Magdalena Andersson, già a lungo ministra delle Finanze. Pur essendo del Pse, come altre socialdemocratiche nordiche Andersson è tutt'altro che tenera con i Paesi del Sud: durante le trattative su Next Generation Eu, disse al Financial Times che non si può "fondare l'Unione Europea sul presupposto che alcuni Paesi non devono seguire sempre le regole e ottenere sempre delle eccezioni". Un messaggio che era diretto anzitutto all'Italia e alla Spagna.

    Andersson, alla testa di una coalizione che riunisce, oltre ai Socialdemocratici, il Partito di Centro, i Verdi e la Sinistra, è comunque la grande speranza dei Socialisti Europei, che ormai possono contare solo su tre leader nel Consiglio europeo: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. I Popolari ne hanno 12, quattro volte tanti. Una vittoria in Svezia aiuterebbe il partito che esprime il secondo gruppo del Parlamento Europeo dopo il Ppe a riguadagnare terreno a Bruxelles.

    Il centrodestra, tuttavia, è un avversario assai tenace. L'ultimo sondaggio Novus/TV4, riferisce l'Atlantic Council in un report dedicato, assegna ai quattro partiti di opposizione (Socialdemocratici, Partito di Centro, Verdi e Partito della Sinistra) una quota complessiva del 50,3% dei voti. I tre partiti di governo (Moderati, Democratici Cristiani e Liberali), insieme ai Democratici Svedesi, si attestano al 47,7%. Il divario si è notevolmente assottigliato rispetto a due settimane prima, cosa che indica una competizione più serrata e un esito più incerto.

    Kristersson ha aperto all'ingresso dei Democratici svedesi nella compagine di governo, in caso di vittoria: finora il partito della destra radicale si è limitato all'appoggio esterno. Come in altri Paesi nordici e dell'est, il ruolo della Russia, accertato o presunto, è sotto i riflettori: Andersson ha usato l'argomento in campagna elettorale. In una intervista a Politico.eu, ha detto che Kristersson "deve fare chiarezza sulla crisi della sicurezza. Si tratta di accuse estremamente gravi... la Russia rappresenta la maggiore minaccia per la Svezia".

    Secondo l'organizzazione non governativa Expo, una funzionaria dei Democratici Svedesi avrebbe promosso narrazioni filo-Cremlino per un decennio, coltivato legami con un gruppo attivo in Svezia e sostenuto dallo Stato russo, e introdotto russi all'interno del Parlamento svedese. La funzionaria, Polina Malaberg, lavora tuttora per i Democratici Svedesi.

    Il fatto che la Russia tenti di influenzare l'esito elettorale dei Paesi che le sono vicini rientra nell'ambito del prevedibile: il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha invitato ieri i servizi di sicurezza dei Paesi dell'Europa Centro-Orientale a stare all'erta, con un particolare riferimento alla Lettonia, che il 3 ottobre voterà per rinnovare la Saeima, il Parlamento monocamerale del Paese baltico.

    Anche l'Agenzia per la Difesa Psicologica svedese, ricorda l'Atlantic Council, considera la Russia la principale minaccia informativa estera per le elezioni, a causa soprattutto del forte sostegno della Svezia all'Ucraina. Tuttavia, l'agenzia ritiene che la Svezia non sia attualmente un obiettivo prioritario per le operazioni di influenza russe. Diversamente da Alternative für Deutschland in Germania e da Fidesz in Ungheria, nessun partito svedese sta facendo campagna per ridurre il sostegno all'Ucraina. Anche i Democratici, che a Bruxelles siedono nel gruppo Ecr, tendenzialmente filo-ucraino, hanno sostenuto il trasferimento a Kiev di sedici aerei da guerra.

    Questo consenso trasversale, osserva l'Atlantic Council, limita le possibilità della Russia di indebolire il sostegno svedese all'Ucraina attraverso interferenze elettorali. Tutto questo, tuttavia, non rende il Paese immune dalle operazioni ordite dal suo potente vicino: la rete filo-russa Matrjosjka, ricorda il paper firmato da Anna Wieslander, Louise Blomqvist e Carl Ågård, ha recentemente messo in campo operazioni di disinformazione, sostenendo l'esistenza di brogli elettorali e lanciando false accuse contro il primo ministro, anche tramite video contraffatti che avevano i loghi di importanti testate svedesi ed europee.

    Secondo l'Atlantic Council, tuttavia, il rischio principale è un tentativo di minare la fiducia nel processo elettorale o di esacerbare le divisioni interne esistenti, piuttosto che un ribaltamento della posizione del Paese su questioni quali l'adesione alla Nato o la guerra in Ucraina. Quale che sia l'esito del voto, è probabile che per i migranti in Svezia le cose si faranno più complicate: il think tank nota che anche i Socialdemocratici prevedono un irrigidimento delle politiche migratorie, per non lasciare campo libero al centrodestra su un tema che, anche se ultimamente è sceso nelle priorità dei cittadini svedesi, resta politicamente incandescente.

    Il voto di domenica, inoltre, potrebbe anche preludere ad un periodo piuttosto lungo di formazione del nuovo esecutivo. Il sistema svedese è intrinsecamente favorevole alla nascita di governi di minoranza, a causa del sistema del cosiddetto parlamentarismo negativo. In pratica, spiega il think tank estone Rkk-Icds , il primo ministro viene eletto ed entra in carica a meno che la maggioranza assoluta dei membri del Riksdag, il Parlamento monocamerale, non voti contro.

    In teoria, in Svezia è possibile diventare premier con un voto favorevole e 174 astensioni, purché i contrari non raggiungano quota 175 (l'Aula ha 349 seggi). Questo sistema facilita, appunto, la nascita di governi di minoranza ed evita il rischio di paralisi politiche prolungate.

    Malgrado siano in svantaggio nei sondaggi, i partiti attualmente al governo, osserva l'Atlantic Council, si presentano con un percorso chiaro per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo l'accordo che ha portato alla nascita del governo a tre con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, Kristersson ha esplicitamente aperto alla possibilità di far entrare ministri dell'estrema destra nel prossimo esecutivo.

    Per contro, sottolinea il think tank, l'opposizione non ha un programma di governo unitario. Il Partito di Centro esclude la formazione di un governo che includa il Partito della Sinistra. Dal canto suo, il Partito della Sinistra ha dichiarato che voterà contro qualsiasi governo in cui non sia rappresentato. L'opposizione, secondo gli esperti, ha maggiori possibilità di raggiungere una maggioranza parlamentare, ma Andersson "potrebbe comunque faticare a trasformare questo vantaggio in un governo stabile". L'ultima parola ora spetta agli elettori.

  • 00:03 - Caro carburante, bonus o aiuti a pensionati: le possibili misure del governo

    Roma, 11 set. (Adnkronos) - Il governo accelera il lavoro sul decreto Energia con le misure selettive da approvare la settimana prossima, quando decadrà quella che dovrebbe essere l'ultima proroga della riduzione generalizzata delle accise sui carburanti in scadenza a mezzanotte di giovedì 17 settembre.

    La maggioranza concorda sulla necessità di fare presto e mandare in soffitta gli sconti sul gasolio (che peraltro avvantaggiano i ceti più abbienti) ma, a quanto apprende l'Adnkronos, ancora manca la sintesi sia sulla platea che sullo strumento da usare. E questo perché resta da sciogliere il nodo delle risorse, dal quale dipenderà la portata dell'intervento.

    Resta sul tavolo l'ipotesi di un bonus carburante sotto forma di fringe benefit per i lavoratori dipendenti ma questo comporta un anticipo da parte del datore di lavoro che otterrebbe il 'rimborso' l'anno successivo. E già questo primo aspetto solleverebbe qualche perplessità dal mondo dell'impresa. Dalla Lega continua il pressing per estendere il beneficio alle partite Iva più esposte alle fiammate dei prezzi, come gli agenti di commercio e simili; da Forza Italia invece si pone l'accento su un'altra categoria penalizzata dal caro-carburante e cioè quella dei pensionati, e quindi i nonni italiani che sono de facto pilastro per il welfare delle giovani famiglie dedicandosi ad accompagnare i nipoti da settembre più che mai con l'apertura delle scuole e la ripresa delle attività. Inderogabili, per la maggioranza, anche gli aiuti all'autotrasporto per evitare i rincari sugli scaffali.

    Sul tavolo anche le ipotesi di interventi che coinvolgano il Tpl, come sconti sui biglietti, come incentivo a usare meno l'auto e come sostegno alle fasce più bisognose. Ne consegue che se le misure interessassero altre categorie bisognerebbe pensare a strumenti diversi rispetto ai fringe. A ogni modo la maggioranza è compatta nel trovare la sintesi in tempi brevi.

    Resta tuttavia il nodo risorse. Premesso che i bonus-carburante non possono essere finanziati con la flessibilità Ue perché esclude le spese legate ai combustibili fossili e che per usare eventualmente lo scostamento per possibili spese di efficientamento energetico serve il via libera di Bruxelles e dunque tempi più lunghi, si ragiona ad altri tipi di coperture. A oggi i tagli delle accise sono costati circa 2,6 miliardi di euro, solo parzialmente autofinanziati con l’extra-gettito Iva dei rincari stessi. Il resto delle coperture sono arrivati da tagli di spesa e dagli anticipi di parte delle imposte sui dividendi dei grandi gruppi energetici. La Lega insiste per reperire le risorse per il nuovo decreto in questi extra-profitti, chiamando in causa sia le società energetiche che le banche. Forza Italia respinge in toto l'ipotesi a meno che non si giunga ad una soluzione condivisa nel dialogo con i soggetti in questione. (di Luana Cimino)

  • 18:40 - Tatuaggi vietati e gonna obbligatoria nelle cerimonie per poliziotte, Silp Cgil: "E' discriminatorio''

    Roma, 11 set. (Adnkronos) - Il divieto di avere tatuaggi sulle parti visibili del corpo combinato con l'obbligo di indossare la gonna per le poliziotte "è discriminatorio". E' la posizione espressa dal sindacato Italiano Lavoratori di Polizia Cgil che ha già inviato al Dipartimento di Ps una richiesta di revisione del regolamento, firmata dal segretario generale nazionale Pietro Colapietro, che l'Adnkronos ha potuto visionare, in cui si chiede di "riaprire con urgenza il confronto sull’utilizzo della gonna per il personale femminile" alla luce "dell’evoluzione normativa, sociale e culturale intervenuta negli ultimi decenni e, soprattutto, dei principi di parità e non discriminazione che devono necessariamente orientare anche l’organizzazione della Polizia di Stato". Una mossa fatta dal sindacato a una settimana dalle conclusioni dell’avvocata generale della Corte di giustizia dell’Unione europea, Tamara Ćapeta, che si è espressa sul caso di una candidata alla Polizia italiana esclusa "perché aveva un piccolo tatuaggio raffigurante un fiore sul polpaccio sinistro". Secondo l'avvocata, la combinazione tra il divieto di tatuaggi visibili e l’obbligo, per le donne, di indossare una divisa di rappresentanza caratterizzata dalla gonna determina, appunto, una discriminazione fondata sul sesso. Sul caso si dovrà ora pronunciare la Corte Ue. "Sarebbe importante però - dice all'Adnkronos Michela Pascali, segretaria nazionale Silp Cgil, che ha seguito diversi casi del genere - che non si attendesse la pronuncia della Corte per fare una riforma che è ormai necessaria".

    Intanto nel documento il sindacato di polizia sottolinea come "l’articolo 5 del dm 4 ottobre 2005 richiama il dovere dell’operatore di indossare la divisa con proprietà, dignità e decoro, mantenendola pulita e in perfetto stato. L’imposizione di un determinato capo di vestiario sulla base del genere nulla ha a che vedere con il decoro, la dignità e l’autorevolezza dell’uniforme. Le disposizioni sul vestiario hanno già riconosciuto, per il personale femminile, la sostanziale equivalenza tra gonna e pantalone, consentendo l’utilizzo dei pantaloni nei servizi ordinari e nelle attività operative. Nell’ambito del vestiario formale e di rappresentanza, ancora oggi, specifiche disposizioni e ordini di servizio possono disciplinarne l’utilizzo. Un evento tra tutti quello del giuramento al termine dei corsi formativi per l’immissione in ruolo. È proprio questa distinzione che oggi deve essere definitivamente aggiornata. Una regola che non può diventare un ostacolo all’accesso alla professione". La Direttiva 2006/54/Ce - ci tiene a ricordare il Silp Cgil - vieta infatti le discriminazioni fondate sul sesso nell’accesso all’occupazione e ammette differenze di trattamento soltanto quando una determinata caratteristica costituisca un requisito essenziale e determinante per l’attività lavorativa e il requisito sia proporzionato rispetto a un obiettivo legittimo.

    "L’avvocata generale, nel sottolineare che le cerimonie rappresentano soltanto una parte limitata dell’attività di polizia, che le operatrici già utilizzano i pantaloni nell’uniforme operativa e che può essere consentito loro di indossarli anche durante una cerimonia", conferma il sostegno che il Silp Cgil ha dato "in questi anni alle colleghe che, per il giuramento, hanno richiesto di indossare i pantaloni. Istanze non sempre accolte favorevolmente, proprio a causa dell’anacronismo delle regole. Da anni il nostro sindacato rivendica il superamento di regolamenti, prassi e modelli organizzativi che non rispondono più alla realtà della Polizia di Stato contemporanea".

    "Da questo punto di vista stiamo tornando indietro - sottolinea ancora Michela Pascali del Silp Cgil - Circa sei anni fa, avevamo ottenuto che ogni volta ci fosse stato un giuramento le donne, che avessero voluto fare richiesta per motivi personali di fare il giuramento in pantaloni, sarebbero state accontentate. E in effetti così è stato. L'estate scorsa però le ispettore si sono organizzate in gruppo, erano circa un centinaio, hanno raccolto le firme e con una domanda congiunta hanno chiesto di poter fare il giuramento in pantaloni. La risposta è stata negativa. Io mi sono mossa per chiedere spiegazioni e mi è stato detto che il problema era la domanda cumulativa. Per questo ho suggerito alle ragazze di fare una domanda personale. Quasi tutte lo hanno fatto. Mentre alle allieve agenti che nel frattempo giuravano è stato detto di sì perché in ogni scuola ce n'erano due o tre, alle ispettore, che erano tante, è stato detto di no, e in particolare ricordo il caso di Nettuno, dove c'era il flusso maggiore. Si tratta di una cosa grave, un'ostinazione anacronistica, mentre bisogna distinguere ciò che è decoro e ciò che invece è una questione meramente estetica, cioè che non ha a che vedere col decoro, non ha a che vedere con l'uniformità, perché l'uniformità avrebbe voluto, visto che gli uomini sono tantissimi e le donne erano ovviamente in un numero infinitesimamente minore, che ci fosse più uniformità se avessero giurato tutti in pantaloni".

    "Abbiamo sempre sostenuto che l’autorevolezza della divisa deriva da chi la indossa, dalla professionalità, dalla competenza, dalla correttezza e dalla qualità del servizio reso alla cittadinanza, non dalla riproposizione automatica di consuetudini prive di una concreta necessità operativa - si sottolinea poi nel documento del Silp Cigl firmato da Colapietro - Una Polizia moderna non può continuare a utilizzare la tradizione come giustificazione per mantenere differenze di trattamento che non trovano una reale necessità funzionale. La divisa deve garantire uniformità, riconoscibilità e decoro, ma deve contemporaneamente rispettare professionalità, dignità, parità di genere e libertà di scelta compatibili con le esigenze del servizio".

    "Rispetto al tema dei tatuaggi, peraltro, l’attuale impostazione determina una evidente asimmetria - si sottolinea ancora nel documento - da un lato, la presenza di tatuaggi in determinate parti visibili del corpo può essere causa di esclusione o di inidoneità nelle procedure concorsuali; dall’altro, una volta instaurato il rapporto di lavoro, tatuaggi precedentemente considerati incompatibili con l’appartenenza alla Polizia di Stato risultano, nella prassi, ampiamente tollerati. Non può un elemento estetico, laddove non contenga riferimenti offensivi, discriminatori, criminali o comunque incompatibili con i valori e il decoro dell’Istituzione, determinare l’esclusione di una candidata o di un candidato senza che lo stesso elemento costituisca poi un concreto impedimento allo svolgimento del servizio".

    "Per queste ragioni", il Silp Cgil chiede "la revisione delle disposizioni relative all’utilizzo della gonna da parte del personale femminile, riconoscendo pienamente la possibilità di utilizzare il pantalone d’ordinanza anche nei servizi formali e di rappresentanza; che nessuna lavoratrice possa essere esclusa da un concorso, da un percorso professionale o da un impiego per il solo effetto combinato di una disposizione sull’uniforme e di una norma relativa ai tatuaggi, quando il tatuaggio possa essere coperto mediante l’utilizzo del pantalone d’ordinanza; l’emanazione di disposizioni uniformi a livello nazionale, evitando che l’applicazione delle regole sull’abbigliamento possa variare arbitrariamente tra uffici e territori; una verifica complessiva delle disposizioni sul vestiario, affinché siano coerenti con i principi di parità di trattamento, proporzionalità, non discriminazione e adeguatezza dell’organizzazione del servizio; l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per una revisione organica della materia; avviare un confronto finalizzato alla revisione delle disposizioni sui tatuaggi distinguendo tra decoro istituzionale e conformità estetica. La questione della gonna rappresenta, in realtà, soltanto la manifestazione più evidente di un problema molto più ampio. La legge n. 121/1981 prevede che il regolamento di servizio venga emanato sentiti i sindacati di polizia maggiormente rappresentativi".

    Il Silp Cgil chiede pertanto al Dipartimento "di aprire finalmente una trattativa organica per la revisione e l’aggiornamento dei Dpr 737/1981 e 782/1985, superando definitivamente disposizioni e impostazioni ormai anacronistiche e costruendo un quadro regolamentare coerente con l’attuale contesto storico. Il rispetto della dignità professionale del personale non può essere relegata a enunciati di principio o a lavori di commissioni di cui il personale e le rappresentanze sindacali non conoscono gli sviluppi. Serve un percorso trasparente, partecipato e verificabile, capace di tradurre finalmente le dichiarazioni di principio in regole nuove. Chiediamo dignità, professionalità, parità e autorevolezza per tutte le donne e tutti gli uomini che quella divisa la indossano ogni giorno".

  • 18:26 - Bpco, AstraZeneca: "Con Tozorakimab evidenziati risultati senza precedenti"

    Roma, 11 set. (Adnkronos Salute) - La Bpco (Broncopneumopatia cronica ostruttiva) in Italia colpisce circa 2,2 milioni di persone e rappresenta la terza causa di morte a livello globale. "Per i pazienti, però, c’è un’importante novità, rappresentata da tozorakimab, molecola arrivata agli studi di fase III Oberon e Titania con risultati senza precedenti", presentati in occasione del congresso 2026 della European Respiratory Society, appena svolto a Barcellona. Lo afferma all'Adnkronos Caterina Brindicci, Svp & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca che fa il punto "sull'innovativa azione del farmaco" e sul futuro delle patologie respiratorie.

    "Con gli studi di fase III Oberon e Titania - spiega Brindicci - abbiamo valutato l’efficacia di tozorakimab in un’ampia popolazione di pazienti con Bpco, inclusi ex fumatori e fumatori attuali, pazienti con qualsiasi valore di conta degli eosinofili nel sangue e in tutti gli stadi di gravità della funzionalità polmonare, già sottoposti a terapia inalatoria standard. I risultati di questi due studi, presentati al Congresso della European Respiratory Society, hanno dimostrato che tozorakimab è il primo farmaco biologico a ridurre in maniera statisticamente significativa e clinicamente rilevante di circa il 30% le riacutizzazioni moderate e gravi nella popolazione complessiva dello studio rispetto al placebo. Inoltre, per la prima volta, viene dimostrata un'efficacia che si estende ai pazienti indipendentemente dal loro livello di eosinofili nel sangue. Se stratifichiamo infatti la popolazione di pazienti per i livelli di eosinofili del sangue, riscontriamo una riduzione delle riacutizzazioni superiore al 40% nei pazienti con eosinofilia pari o superiore a 300 e una riduzione delle riacutizzazioni rispettivamente superiore al 20% e al 30% nei pazienti con eosinofilia inferiore e superiore a 150. È un risultato unico, mai dimostrato prima d’ora in Bpco".

    "Tozorakimab è un anticorpo monoclonale umano da immunoglobulina first in class altamente efficace, che agisce inibendo l’interleuchina 33. Sappiamo che questa allarmina, che funziona a monte della cascata infiammatoria, è coinvolta nella fisiopatologia della Bpco - sottolinea Brindicci -. Quello che è importante comunicare, però, è che in AstraZeneca abbiamo scoperto che esistono due forme di IL-33: ridotta e ossidata. Inibendo in modo unico la segnalazione di entrambe le forme di IL-33 attraverso due vie distinte, tozorakimab ha il potenziale sia di ridurre l'infiammazione sia di interrompere il ciclo della disfunzione del muco".

    Al Congresso della European Respiratory Society "abbiamo presentato più di 80 abstract perché la nostra ricerca non si ferma soltanto all’ambito della Bpco - fa notare l'SVP & Global Head Research and Development, Respiratory di AstraZeneca - ma si rivolge a un numero importante di patologie, tra le quali asma, asma grave, rinosinusite cronica con poliposi nasale, fibrosi polmonare idiopatica e infezioni virali. Abbiamo un portfolio di trattamenti che spazia dai farmaci inalatori ai farmaci pre-biologici, fino ai farmaci biologici sistemici".

    In merito all'impegno di AstraZeneca a livello globale nell'area respiratoria immunologica e su come si delinea, oggi e in prospettiva futura, la pipeline dell'azienda in quest'area, Brandicci non ha dubbi: "AstraZeneca è un’azienda leader in ambito respiratorio e con la nostra pipeline e il nostro portfolio di farmaci inalatori, che hanno rappresentato per anni l’opzione terapeutica più importante per i pazienti con malattie respiratorie, farmaci biologici per rispondere ad alcune tra le più complicate patologie immuno-mediate da trattare e trattamenti di nuova generazione, ambiamo a offrire opzioni terapeutiche innovative che anticipino il bisogno dei pazienti. La nostra ambizione è quella di trasformare il paradigma di cura delle malattie respiratorie, non fermandoci al solo controllo dei sintomi ma avendo l’ambizione di modificare l’andamento della patologia, raggiungere la remissione e in futuro, la cura con farmaci di nuova generazione".

    "Tozorakimab - prosegue - rappresenta il primo di questi farmaci e una molecola che, come abbiamo visto dai risultati presentati all’Ers, ha una magnitudine di efficacia che va aldilà di quanto osservato finora nella Bpco e che può potenzialmente cambiare la prospettiva terapeutica per i pazienti". Per il "trattamento delle malattie respiratorie abbiamo a disposizione anche farmaci biologici come tezepelumab, benralizumab e la triplice terapia inalatoria a combinazione fissa, con i quali abbiamo dimostrato che l’asma e la BPCO sono patologie che possono essere ben trattate. Il nostro obiettivo è promuovere l’innovazione nel campo respiratorio attraverso la ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche" conclude.

  • 17:38 - Mostra Venezia, De Salvia (BeGreat): "Sostenere i giovani nello sport e nella vita"

    Venezia, 11 set. - (Adnkronos) - “Sicuramente, come dice il claim dell'evento ‘The future is Human’, le persone sono il centro del nostro mondo e questo è confermato tutti i giorni anche dallo sport. Nello sport, come nella vita di tutti i giorni, è importante ricordare sempre che le persone sono al centro, lavorare per mantenere ecosistemi sostenibili a livello personale e soprattutto sostenere i giovani e le nuove generazioni”. Così Greta De Salvia, atleta di salto a ostacolo in equitazione e ambassador BeGreat, intervenendo all’evento ‘The future is human - Every great story starts before success’, organizzato da Be Great - Growing our sports talent e tenutosi durante l'83esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, in svolgimento al Lido fino al 12 settembre 2026.

    “Sicuramente BeGreat ha cambiato la mia carriera e la mia vita e ha permesso a quello che era solo un talento di avere l'opportunità di realizzarsi. Ovviamente la strada non è mai finita, non si è mai arrivati al traguardo, ma BeGreat è un ecosistema fondamentale nello sviluppo di giovani talenti come me, e mi ha dato l'opportunità di poter raggiungere tanti risultati, ad esempio seguendo una scuola come la Luiss, che permette di sostenere un percorso di dual career e come tante altre opportunità - aggiunge - Spesso c'è un gap tra il talento e la sua realizzazione, BeGreat si occupa proprio di questo: mettere a disposizione dei giovani talenti i mezzi necessari per realizzare i propri obiettivi”.

    “In ecosistemi come quello che si occupa di creare BeGreat - conclude - le imprese hanno una responsabilità sociale importante e sono chiamate a unirsi nel sostegno dei giovani talenti”.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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