Importavano la droga grazie a chat criptate e poi la spostavano e distribuivano utilizzando un’ambulanza. I trasporti all’estero, rivelano le intercettazioni, venivano effettuati anche grazie ai sommergibili. È quanto emerso dalle indagini dei carabinieri e della direzione distrettuale antimafia di Napoli, che hanno portato a 29 misure cautelari nei confronti di due gruppi criminali. Per i presunti leader delle organizzazioni la gip Maria Laura Ciollaro ha disposto il carcere.

Secondo l’accusa, il primo gruppo era capeggiato dai fratelli Vincenzo e Salvatore Della Monica e da Michele Nacca. Quest’ultimo, in segno di fedeltà, si era fatto tatuare su una spalla le iniziali dei narcos Imperiale, Carbone e Mauriello, elemento che ha agevolato la sua identificazione. A capo dell’altro gruppo finito al centro dell’indagine, gli investigatori ritengono che ci fosse Simone Bartiromo (al quale sono stati sequestrati dei pizzini su cui era stata annotata la contabilità), Roberto Merolla e Giovanni Cortese, il quale avrebbe tenuto in piedi anche canali di approvvigionamento con la Calabria.

Determinante per le indagini e l’individuazione dei due gruppi è stato il monitoraggio del narcotrafficante Bruno Carbone, socio in affari del narcos Raffaele Imperiale, e come lui oggi collaboratore di giustizia, arrestato nel 2021 e all’epoca dei fatti residente a Dubai da dove si teneva in contatto con i soci utilizzando chat criptate. A violare la sicurezza dei dispositivi (il cui uso è venuto alla luce nel corso di una maxi operazione coordinata da Europol e condotta dalle forze dell’ordine di Francia, Olanda e Gran Bretagna) sono state le polizie di Francia e Olanda. Ad utilizzare il sistema era il gruppo riconducibile ai fratelli Della Monica e a Nacca, come emerge da un’intercettazione agli atti.

L’ambulanza utilizzata per gli spostamenti era in apparenza insospettabile: alla guida c’era un autista con tipico abbigliamento da soccorso e mascherina, ma a bordo nessun equipaggio del 118, nonostante fosse nei pressi del parcheggio di una ditta che si occupa di ambulanze. La maggior parte dei carichi arrivava in provincia di Napoli a bordo di camion oppure tramite corrieri che utilizzavano auto “con il sistema“, un doppiofondo sotto i sedili anteriori che permetteva di nascondere perfettamente 10 chili di cocaina.

Determinante per le indagini si è rivelata un’intercettazione risalente a giugno del 2021, in cui un uomo, di origini albanesi, arrestato oggi 16 gennaio, si confrontava con un connazionale appena sbarcato a Napoli sulle modalità di trasporto della droga e dei rischi di trasportare la droga in una borsa, a causa dei cani antidroga. In quest’intercettazione i due uomini affermavano che i container fossero più sicuri e specificavano che solo “sotto acqua è 100%, ma ci sta solo da Panama”. La frase viene interpretata dagli investigatori come la dimostrazione che ormai ai mezzi tradizionali si sta affiancando, come anche scoperto dai militari statunitensi nel corso di una importante operazione, la modalità di trasferimento via sommergibile. E la partenza dei sommergibili indicata, Panama, d’altronde, è ritenuta una delle capitali mondiali della cocaina.

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