Sono scese in piazza anche a Genova, circa 500 persone, aderendo all’appello lanciato a livello internazionale dalla rete di medici e operatori sanitari per chiedere il cessate il fuoco a Gaza. “Siamo operatori sanitari, medici, infermieri, ostetriche, farmacisti, fisoterapisti che hanno a cuore la situazione della popolazione di Gaza – spiega Franco Camandona, ginecologo genovese – inorriditi dalla brutale aggressione a personale sanitario e agli ospedali con conseguenze danno ai pazienti inermi e di tutta la popolazione”. Alla costante testimonianza dal campo di Medici senza frontiere, si uniscono voci contro l’occupazione militare di Gaza portata avanti dall’esercito di Netanyahu: “Le medicine, anche quelle salvavita, sono in costante penuria – denunciano dalla piazza -. La difficoltà di fornire servizi ospedalieri, di cura primaria e specialistici ha pesanti effetti sulla sopravvivenza stessa della popolazione civile, in particolare su fragili e bambini”.

Tra i sanitari in piazza anche gli attivisti di Emergency e medici che sono stati più volte a Gaza per operazioni di cooperazione internazionale con le strutture ospedaliere palestinesi. Fino a pochi mesi fa a Al-Shifa, uno degli ospedali stravolti dall’esercito israeliano, Paola Manduca, dottoressa genetista, dal 2010 ha lavorato, ogni anno per lunghi periodi, negli ospedali di Gaza. Con l’associazione “New Weapons Reaserch Group” è impegnata nel sostegno ai neonati e ai bambini, fornendo strumenti per la diagnostica, rimedi salvavita, monitorando la salute e sostenendo il training di medici neonatologi e pediatri. “Israele ha colpito gli ospedali partendo dalle pediatrie e dalle chirurgie – spiega la dottoressa – sono stati uccisi 374 tra medici e infermieri dall’8 ottobre al 1 gennaio, è una strage fuori da ogni convenzione internazionale, anche quelle che regolano la guerra”.

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