Il piano urbanistico comunale prevede “troppoverde? La scelta va motivata in modo adeguato, altrimenti non è valida. È il principio contenuto in una recente sentenza del Consiglio di Stato che ha messo (forse) la parola fine al lungo contenzioso tra il Comune brianzolo di Villasanta e la curatrice fallimentare dell’ex area Lombarda Petroli, raffineria in disuso dagli anni Ottanta ma tristemente celebre per il disastro ambientale del 23 febbraio 2010, quando 2.400 tonnellate di gasolio e oli combustibili finirono nel fiume Lambro. Al centro della vicenda il progetto di riqualificazione inserito nel Piano di governo del territorio (Pgt) del 2019, che riguarda i 150mila metri quadrati di proprietà del fallimento della società (un’altra porzione è stata acquistata da un’immobiliare). Sulla sorte dell’area litigano da anni la giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Luca Ornago, che vorrebbe destinare a verde pubblico il 55% della superficie (circa novantamila metri quadrati) e il fallimento, gestito dalla curatrice Elisabetta Brugnoni, che invece ritiene la scelta incongrua e poco attraente per il potenziale compratore.

Lo stabilimento, premette la sentenza della Quarta Sezione di palazzo Spada, insiste sulla “porzione sud del territorio comunale, occupata da insediamenti produttivi dismessi o sottoutilizzati (…), per i quali il piano prevede la reindustrializzazione moderna, ampliata a esercizi commerciali di vicinato, esercizi pubblici, artigianato e terziario”. Poi si passa all’analisi della questione giuridica, che riguarda la legittimità di uno standard così alto di verde previsto dal piano urbanistico. In sintesi, il Consiglio di Stato dà ragione alla curatrice, sostenendo che la scelta della giunta “avrebbe dovuto avere una motivazione più incisiva rispetto a quelle ricostruibili dal complessivo testo del Pgt”. Subito dopo, però, il provvedimento (firmato dal presidente Vincenzo Lopilato) precisa che “rimane salvo il potere dell’amministrazione di rideterminarsi con adeguata motivazione”. Insomma, il Comune potrà prevedere di nuovo la destinazione del 55% dell’area a verde pubblico, ma dovrà spiegare meglio il perché. Una motivazione che riprende quella già usata nel 2020, nel decidere sulla stessa causa, dal Tar della Lombardia secondo cui “di per sé la previsione della sovrabbondanza del fabbisogno degli standard non è illegittima, purché sia congruamente motivata”.

La decisione del Consiglio di Stato è stata interpretata in modo opposto dalle due parti in causa. Carlo Alberto Sormani, assessore all’Urbanistica di Villasanta, ha sostenuto alla testata locale ilcittadino.mb che “la sentenza non ha cancellato le previsioni sull’area della Lombarda Petroli”, ma sono solo “state sollevate perplessità riguardo gli standard definiti”. Per l’avvocato del fallimento Umberto Grella, invece, “il Consiglio di Stato ha confermato che il Comune di Villasanta ha violato la legge chiedendo insensatamente standard sette volte superiori al dovuto secondo la legge. E con questo grave errore è stata paralizzata la riqualificazione di un’area strategica, impedendo per anni di creare centinaia di nuovi posti di lavoro”. A prescindere dalle scelte urbanistiche, però, quell’area dovrà essere preventivamente bonificata, operazione resa possibile da uno stanziamento di sette milioni di euro previsto dal Pnrr per la misura “Bonifica del suolo dei siti orfani”. L’operazione, però – spiega al fattoquotidiano.it l’assessore Sormani “va effettuata almeno su una superficie pari al 70% complessivo entro marzo 2026. Necessariamente. Altrimenti si rischia di perdere tutto”.

In ogni caso, aggiunge Sormani, “l’area dell’ex raffineria va ripensata globalmente dal punto di vista urbanistico, per restituire al centro uno spazio che risulta sostanzialmente alienato da troppo tempo”. Nel 2004 il Comune aveva approvato un progetto su tutta l’area, denominato EcoCity, cn volumetrie molto importanti e un mix di destinazioni d’uso che lasciava poco spazio al verde. Quel progetto non è mai stato realizzato. “Dobbiamo avere la capacità di pensare a un centro differente da quello che si è immaginato nel passato. Un centro con meno cemento e più verde”, spiega l’assessore Sormani. In una provincia che secondo il recente report dell’Ispra “si conferma quella con la percentuale di suolo artificiale più alta al 2022, con circa il 41% di suolo consumato”, Villasanta ha la possibilità di invertire la rotta. Anche con una “coscienziosa” riqualificazione dell’ex raffineria.

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