Va in pensione dopo quarant’anni di servizio Guido Salvini, storico giudice milanese protagonista di indagini e processi che hanno segnato la storia d’Italia. Settant’anni compiuti lunedì, Salvini entrò in magistratura 29enne nel 1982: da giudice istruttore ha condotto varie inchieste sul terrorismo rosso e nero (la colonna milanese delle Br, i Nar, Prima linea, Autonomia operaia) in cui sono stati individuati tra l’altro i responsabili dell’omicidio di Sergio Ramelli, lo studente missino ucciso a sprangate a Milano nel 1975. Alla fine degli anni Ottanta, dopo la scoperta di Gladio e grazie a nuovi documenti e collaborazioni, riaprì l’istruttoria sulla strage di piazza Fontana (di cui proprio in questi giorni si ricorda l’anniversario) arrivando a dimostrare la responsabilità del movimento eversivo neofascista Ordine Nuovo, confermata anche dalla sentenza di Cassazione che confermò l’assoluzione dei tre imputati (Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi e Giancarlo Rognoni).

Da gip, negli anni Duemila, si è occupato di casi di criminalità economico-finanziaria (Parmalat ed EniPower), del sequestro e dell’omicidio del finanziere Gianmario Roveraro e del terrorismo di matrice islamica. Nel 2010 si è trasferito a Cremona come coordinatore dell’ufficio gip, dove ha gestito l’indagine sul calcioscommesse; rientrato a Milano, ha presieduto da giudice del dibattimento il collegio di uno dei processi a Fabrizio Corona e nel 2021 – tornato nel ruolo di gip – ha condannato in rito abbreviato i due ex revisori contabili della Lega in Parlamento, Andrea Manzoni e Alberto Di Rubba, per il caso Lombardia Film Commission. È stato consulente delle commissioni parlamentari sulle stragi e sul sequestro Moro, e attualmente lo è della Commissione Antimafia. Appena la settimana scorsa l’ultima decisione importante: rinviando a giudizio Piero Amara per le presunte calunnie contenute nei verbali sulla cosiddetta “Loggia Ungheria”, Salvini ha chiesto ulteriori indagini per approfondire alcune dichiarazioni dell’ex consulente dell’Eni.

Per ragioni di “indipendenza personale” non è mai stato iscritto ad alcuna corrente della magistratura, che considera una “stortura” e una “presenza oppressiva”. Così come non ha mai fatto domande per incarichi direttivi: “Sono ruoli quasi sempre burocratici e quasi inutili. Mi è sempre interessato, invece, capire e intervenire sulla realtà della nostra città, fare qualcosa di utile, tentare di trasformare qualcosa di male in bene” dice mentre svuota la sua stanza al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano. Gli anni più intensi della sua carriera, dice, sono stati “certamente quelli del terrorismo, durante i quali con altri colleghi siamo riusciti a convincere centinaia di giovani ad abbandonare la lotta armata e a reinserirsi nella società. Così come sono state coinvolgenti, per me che ero studente all’epoca dei fatti, le indagini che hanno consentito di dare una paternità storico-giudiziaria alla strage di piazza Fontana”.

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